11 aprile 2012

Alcatraz

Quando i film si fanno ad episodi.

"Il 21 marzo 1963, a causa dei crescenti costi e del degrado delle sue strutture, Alcatraz chiuse i battenti e tutti i detenuti vennero trasferiti in altri istituti di pena. Questo secondo la versione ufficiale, non fu così in realtà."

Con una premessa simile unita al fatto che dietro un tale progetto televisivo c'è la firma che ha già ideato serie cult come Lost o Alias ci sarebbe molto da aspettarsi, soprattutto se già dall'episodio pilota si evince un complotto che unisce segreti di stato coperti dall'FBI ad enigmi che abbracciano la fisica quantistica e l'ignoto.
I detenuti di Alcatraz sono infatti improvvisamente scomparsi in quella fatidica data del '63 e sono ora ricomparsi nel presente, con le stesse pulsioni omicide e lo stesso identico aspetto di un tempo, ma a muoverli sembra essere anche un piano più grande dietro il quale si nasconde forse il direttore del carcere stesso.
A dar loro la caccia la volitiva poliziotta Rebecca, nipote di uno dei prigionieri, assistita da un professore un po' Nerd un po' genio, proprietario di un negozio di fumetti e appassionato della storia di Alcatraz su cui ha scritto due libri e la squadra dell'FBI composta dal freddo e silenzioso Emerson Hauser e dalla bella dottoressa Lucy Banerjee.

Nonostante queste presupposti, Alcatraz si presenta però come un prodotto che avrebbe tutto le carte in regola per sfondare e per catturare il pubblico ma manca di certe scelte stilistiche che lo renderebbero più avvincente. I nessi logici che portano alla risoluzione dei casi sono spesso circostanziali e poco credibili, lo stesso progettare la struttura della serie con casi singoli che si aprono e si concludono in un episodio non sembra essere la più efficace anche se comunque esiste la causa comune, il grande mistero, da perseguire e risolvere.
Conclusa lunedì la prima stagione e in attesa degli sviluppi già promessi da una seconda, Alcatraz è comunque una godibile serie da vedere anche solo per ritrovare finalmente sul piccolo schermo Jorge Garcia, l'indimenticabile e indimenticato Hugo/Hurley di Lost e per addentrarsi ancora di più nella testa di J.J. Abrams, che dopo Lost e Fringe porta avanti una sua personale visione del mondo.




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