30 agosto 2013

Venezia 70 - Terza Giornata

Il Festival prosegue all'insegna del buon cinema, con sorprese e graditi esordi, e finalmente tra le visioni iniziano ad esserci anche film in concorso. Il punto centrale della Mostra sembra essere a questo punto il ruolo della donna, sempre protagonista -nel bene e nel male e in solitudine- della maggior parte di quanto visto. Oggi in particolare.

Via Castellana Bandiera 
Lo ammetto, da una regista italiana al suo esordio e da un film con come protagonista Alba Rohrwacher non mi aspettavo granchè. L'iniziale titubanza non è stata del tutto smentita, ma solo per un dubbio a livello di progetto che continua ad essere presente.
L'idea di partenza -tratta comunque dal romanzo della stessa Emma Dante- è piuttosto intelligente: due donne -una anziana, l'altra sull'orlo di una crisi di nervi- finiscono per incontrarsi in macchina in una via a senso unico. Nessuna delle due vorrà cedere il passo all'altra, facendo nascere un mondo a sé nel colorato mondo del quartiere siculo, tra scommesse, litigi e faccia a faccia. Ben realizzato, certo, ma qualcosa non quadra del tutto e la sensazione di insoddisfacimento prende piede.


Tracks
Il film di John Curran racconta la storia vera di Robyn Davidson che nel 1977 decide di attraversare a piedi e con la compagnia del suo cane e di 4 cammelli il deserto australiano per 2700 chilometri fino ad arrivare all'Oceano. Aiutata finanziariamente da National Geographic, la ragazza diventò un vero e proprio caso, facendo della propria avventura un simbolo. La pellicola ne ripercorre specularmente le tracce -basandosi sulle bellissime foto di Rick Solomon, il fotografo che la aspettava nelle varie tappe- diventando così un incanto a livello visivo. Quello che non funziona del tutto è però la trama, per quanto vera, a tratti scontata e piatta, con incidenti di percorso e perdite che non vanno ad approfondire come si dovrebbe la personalità solitaria di Robyn.
Mia Wasikowska conferma in ogni caso la sua bellezza e la sua bravura di nuova stellina di Hollywood e non solo!


Class Enemy
Il vero motivo di stupore di questa pellicola? Oltre alla nazionalità slovena, il fatto che il suo regista Rok Biček sia un esordiente di 28 anni. Ci si stupisce perchè il film riesce a catturare e non mollare mai lo spettatore, rinchiudendolo nello spazio a tratti angusto della scuola dei protagonisti e in un ambiente carico di tensioni. Tutto parte dal nuovo professore di tedesco che la classe si ritrova, rigido e bacchettone quanto basta, tanto da -forse- spingere al suicidio una ragazza. Da qui nasceranno una serie di reazioni a catena in cui gli alunni si rivolteranno contro un sistema scolastico che non li capisce e li rende numeri, ma soprattutto incapace di ascoltarli. La critica di Rok Biček è però molto più sottile, con i protagonisti che valicano più volte il confine tra bene e male, con sprazzi di ironia involontaria -geniale la scena con i genitori simili ai propri figli- che rendono Enemy Class godibilissimo e veramente un bell'esordio da vedere! Da menzionare poi l'attenzione anche a livello simbolico, con il colore giallo ocra che ricorre nei vari moneti a ricordare e sottolineare la presenza/assenza della suicida.


The Police Officer's Wife
In molti hanno abbandonato la sala dopo pochi minuti e pochi capitoli. E inizialmente anch'io ne ero tentata visto che il minutaggio complessivo dell'opera di Philip Gröning è di ben 175 minuti. Ma superata la decina di capitoli (59 totali) il film ha iniziato non solo a macinare interesse ma anche a sconvolgere ogni aspettativa. 
La trama, ridotta all'osso proprio perchè lo sviluppo è tutt'altro che lineare, racconta di un'apparente famiglia bella e felice, che a momenti di semplice gioia alterna però una violenza cieca, fisica e psicologica.
Il marito poliziotto riesce ad essere un padre e marito premuroso, ma anche un carnefice che si sente vittima e colpevole ad ogni abuso. 
La moglie, devota e madre perfetta -pura poesia e tenerezza nei momenti con la figlia- risulta così fragile e segnata da un destino che non vuole abbandonare e che coinvolgerà la figlia.
Diviso per l'appunto in capitoli, Gröning racconta il tutto in modo inizialmente ostico facendo infine combaciare ogni più piccolo pezzo del puzzle al posto giusto, creando un affresco atrocemente reale e assordante di una quotidianità tanto precaria.
Se non basta il tema e la scelta di narrazione, a rendere imperdibile il film è poi la fotografia, perfetta ad ogni capitolo, anche il più breve, e capace di regalare sempre attimi di magia.
Straordinari gli interpreti, comprese le gemelle Pia e Chiara Kleemann che danno corpo alla tenera Clara.
Fin'ora decisamente il più sconvolgente e intenso.


5 commenti:

  1. Allora Tracks mi interessa, se non altro per Mia <3
    Con Class Enemy mi hai messo la pulce nell'orecchio e The Police Officer's Wife mi ispira parecchio, brava brava che ci racconti le giornate al Lido! :)

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    1. Dovere di cronaca!
      Tutte ottime scelte, sperando riescano ad arrivare nelle sale!

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  2. Gröning è un grandissimo regista, dopo "Il grande silenzio" ho gridato al capolavoro. Peccato mortale se non riesco a vedermelo, quest'ultimo film. Promette gran bene!

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    1. Nonostante le visioni successive per me resta un palmo sopra tutti gli altri! Ostico solo inizialmente, a quanto pare dovrò recuperarmi le tre ore di silenzio..

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  3. Ah, vabbeh, allora certo, se dovvi fare recensioni multiple e quasi "live" era normale fosse così.
    E così doveva essere, restituire in poche parole gran parte di quello che è Class Enemy.
    Sta cosa del colore proprio per niente l'avevo notata...

    Non sai quanto voglia vedere la moglie del poliziotto, lo so a pelle che è uno dei miei film...

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