4 settembre 2013

Venezia 70 - Ottava Giornata

I ritmi del Festival iniziano a farsi sentire, e le levatacce unite a film non proprio eccelsi rischiano di farmi stramazzare sulla poltrona.
Giornata nì, quella di oggi, con nulla di così buono all'orizzonte.

Ana Arabia
Premetto che non conosco il cinema di Amos Gitai, e che nonostante la sua prolificità (almeno una sessantina di opere tra corti e lungometraggi) ancora non mi ero imbattuta in nulla di suo.
Questo Ana Arabia in concorso stupisce per la tecnica usata, usando un unico e sorprendente piano sequenza che segue la giornalista, alla ricerca di una storia di una famiglia in cui arabi e ebrei convivono.
La fotografia risulta costruita alla perfezione ma quello che manca è il ritmo, è il coinvolgimento emotivo, visto che anche i personaggi che raccontano ognuno la loro vita finiscono per essere delle voci solitarie, che si manifestano o incappano nella via della bella reporter.
Il risultato è quindi qualcosa di piatto, che non riesce ad essere veicolo del messaggio di possibile convivenza fra diversi, come sembrerebbe l'intento iniziale.


Under The Skin
Questa volta mi sento meno sola nello scagliarmi contro un film. I fischi e i "buh" che hanno sonoramente accolto Under The Skin in entrambe le sue proiezioni, non salvando quindi la bella Scarlett così venerata sul red carpet.
La pellicola di Jonathan Glazer è infatti vuota, pretenziosa e francamente inutile, che non si può giustificare solo perchè esteticamente ben curata e visivamente ipnotica. Se la Johansson appare come mamma l'ha fatta spesso e volentieri, non per questo si possono chiudere gli occhi di fronte ai tanti limiti di una trama piena di lacune e che ruota attorno a se stessa, mostrandoci in continuazione gli adescamenti di una donna strana e solitaria per poi svelarci la sua natura aliena. Come detto l'unica cosa che davvero colpisce -bellezza femminile a parte- è la fotografia, ma anche in questa il neo c'è e si vede, vista la declinazione a videoclip che la caratterizza (e visto il passato musicale di Glazer si capisce anche perchè).


Ruin
La verità? Durante la visione tutt'altro che appassionante di questo terzo film di fila, mi sono lasciata andare tranquillamente a altri pensieri. Anche in questo caso mi sono trovata di fronte a una trama che -visti soprattutto gli eccessi di violenza già subiti in questo Festival- non sconvolge così tanto, con due anime perse protagoniste di una ricerca di un posto migliore in cui stare, fuggendo dalla costrizione alla prostituzione di lei e i continui furti più un omicidio di lui. Partiranno quindi senza una meta precisa con le loro ferite addosso, iniziando poco a poco una relazione. 
Il problema sta anche qui nella confusione con cui tutto questo ci è mostrato, con stacchi onirici e scene che pretendono di enfatizzare e rendere poetico il paesaggio che li circonda, diventando invece qualcosa di pesante e gravoso sopratutto a causa della musica scelta.
Fortunatamente presentato fuori dal concorso principale e nella sezione orizzonti, dubito riuscirà a raggiungere il circuito nazionale. E non sarà una grossa perdita.


The Unknown Know
Il concorso apre spazio anche ai documentari e lo fa prendendo un fuoriclasse. 
Errol Morris è infatti intelligente e pungente quanto basta, e in questa lunga intervista a Donald Rumsfeld dimostra come mettere in scacco un manipolatore e geniale interlocutore. Gli argomenti trattati nei 105 minuti spaziano dal suo matrimonio solido e felice al Watergate di Nixon, dalla sua mancata candidatura come vicepresidente degli Stati Uniti a, ovviamente, la guerra in Iraq. Proprio su questo argomento ci si sofferma maggiormente, mostrando l'abilità dell'uomo nell'evitare domande scomode e raggirare gli ostacoli, alternando al video dell'intervista, immagini d'archivio e soprattutto i suoi famosi "snowflakes", brevi dettati e promemoria che hanno composto negli anni della sua vita politica un archivio immenso e storico.
Un lavoro minuzioso e ben svolto, il cui unico limite sta nel non svelare nulla di nuovo se non la sempre giustificabile vita politica.
P.s.: Vista la sua faccia tosta e la sua propensione alle frasi fatte, è impossibile non vedere in Rumsfeld un lato del cinico Frank Underwood interpretato magistralmente da Kevin Spacey in House of Cards.


6 commenti:

  1. Forse il documentario finale mi ispira!

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  2. Una mezza cagata la mia Scarlett, che peccato! Ho letto dovunque che il film fa pietà... :( Comunque non passo da blogspot da una vita (finalmente forse sono ritornata) e ho già una richiesta, giusto per fare la rompiscatole. Cara cinefila Lisa, quando poi torni con calma fai una bella classifica dei film che meritano assolutissimamente da essere visti? Penso che sia utile per chi come me magari non ha tantissimo tempo per i film ma vuole puntare subito al meglio :P Abbraccioni, a presto!

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    1. Tranquilla, per la prima parte di sabato è già prevista la consegna dei speciali Leoni di Caffè, i premi del blog ai film di Venezia con tanto di classifica degli imperdibili!
      Il tutto prima della premiazione ufficiale :)

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  3. Ruin sembra molto interessante.
    Anche se parlano malissimo di Under The Skin vorrei vederlo per farmene un idea

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    1. Visivamente è comunque un bel vedere (ancora di più per un maschietto, mi sa), e credo che visto Scarlett arrivi prima o poi al cinema.
      Molto più difficile sarà rintracciare Ruin.

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