16 ottobre 2013

Mood Indigo

Andiamo al Cinema

Se due tra i fautori dei tuoi due film preferiti si uniscono, inutile dire quanto alte siano le attese e allo stesso tempo le paure.
Se infatti quel genio visionario di Michel Gondry, che in Eternal Sunshine of the Spotless mind è riuscito a mettere in scena l'altrettanta visionarietà di quel genio di Charlie Kaufman, chiama la favolosa Audrey "Amelie" Tautou come protagonista del suo prossimo film, già puoi iniziare a fremere.
Ma, come detto, la frenesia va' a pari passo con l'ansia, visto che i lavori del suddetto Gondry senza il suddetto Kaufman non hanno mai incantato del tutto, e visto anche che, giusto 2 anni fa, il regista si è lasciato sedurre dalla Hollywood commerciale per il comic movie The Green Hornet.
Ma quale modo migliore per tornare in patria e in sé, che rispolverare un classico moderno della letteratura come La schiuma dei giorni?
Il romanzo di Boris Vian prende vita sotto i nostri occhi, deliziandoci con trovate al limite dell'assurdo, colori tenui e retrò, una messa in scena fantastica -nel vero senso della parola- e accompagnata da musiche altrettanto doc che sembrano scritte apposta per incontrare la mente fervida di Gondry.


Tutto questo, almeno, c'è nella prima parte. Nella Parigi insolita e curiosa in cui vive Colin, in cui il suo aiutante tuttofare Nicolas sperimenta strane ricette e invenzioni, in cui il suo amico Chick segue assiduamente il filosofo Jean-Sol Partre, in cui, soprattutto, Colin incontra Chloé: una ragazza che accetta le sue stranezze, chiamata come la canzone di Duke Ellington quasi fosse destino, che immette il romanticismo e il sogno nella sua vita di ozioso ereditiere.
Dal magico incontro al pazzesco matrimonio, tutto scorre come sotto un incantesimo fatto di nuvole, accompagnato da musiche a volte mielose, che accentuano la bellezza parigina.
Ma durante il viaggio di nozze tutto cambia.
Quei colori, quelle trovate, quelle musiche perdono la loro gioiosità, diventando cupe e opprimenti, rispecchiando in pieno il dramma della malattia di Chloé. La ragazza è infatti affetta da una ninfea che le cresce nei polmoni, e per riuscire a curarla, Colin si manda sul lastrico: tutto attorno a loro prende così un tono più spento, il loro stesso frizzante appartamento si fa più piccolo e ingombro di ragnatele e sporcizia. Allo stesso tempo l'ossessione di Chick per Partre diventa sempre più ingestibile, mettendo a serio rischio la relazione con Alise, che per aiutarlo arriverà a scelte estreme.
Non serviranno i modi gentili di Nicolas -il personaggio meglio gestito e incantevolmente interpretato da Omar Sy- né i svariati lavori, qualcosa si è rotto, non solo tra Colin e Chloé ma nella vita di tutti che, quasi senza accorgersene, passano in un bianco e nero evocativo. Dimenticati troppo in fretta i bei momenti con i loro bei colori, quello che resta è una paura e una tensione sempre più palpabile, con la morte che incombe in macabre situazioni.


Questa distinzione tra prima e seconda parte, visibile non solo dal passaggio al bianco e nero, rende il film disequilibrato. L'inizio spumeggiante e frenetico, come un jazz solare, lascia il posto ad un cupo blues che appesantisce l'aria e lo spettatore. Quella ninfea, simbolo, chissà, di una malattia ben meno poetica, assorbe tutto il buonumore e l'ottimismo che avevano incantato e stregato, divertito e fatto sorridere, facendo incedere Mood Indigo in un territorio minato, dove l'attenzione può calare e la magia affievolirsi.
La scommessa di Gondry si può dire vinta in parte, quindi, riuscendo a realizzare un film non del tutto solido, vero, ma ricco di quelle sue trovate geniali e frizzanti che da sempre caratterizzano la sua regia -fin'ora non menzionato il topolino antropomorfo che vive con Colin e la folle sala piena di sceneggiatori che raccontano passo passo le sue giornate. Altrettanto bene se la cavano gli attori, con la sempre bella e elegante Tautou che surclassa il collega Romain Duris.
Ma, come detto, quella seconda parte, e quel finale disperato e per nulla lieto, lasciano l'amaro in bocca, e non solo agli inguaribili romantici.


8 commenti:

  1. il romanzo è tanto tanto più bello, te lo consiglio

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    1. Il problema è che ormai c'ho visto il film... Aspetto qualche anno, sperando che la memoria smemorata faccia il suo dovere!

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  2. Non mi ha convinto per nulla. Tutto il suo essere visionario le rende di una pesantezza unica, senza contare che molte soluzioni (vedi quando si stringono la mano) viene riproposto fino alla nausea...

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    1. Quelle trovate a me sono parse solo simpatiche gag... il vero problema sta nella seconda e cupissima parte.

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  3. Devo ancora vederlo, e temo tantissimo per una tempesta di bottigliate! ;)

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    1. Eh. Diciamo che una bevuta come si deve non se la merita del tutto...

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  4. Purtroppo è un film che non vedrò mai al cinema, visto che nessun cinema dalle mie parti lo proietta.
    Dovrò rimediare in dvd

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    1. Avere un po' di voce in capitolo nella programmazione di un cinema ha i suoi tornaconti :) Solo per questo è passato dalle mie parti, il resto lo ha snobbato alla grande.

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