23 ottobre 2013

Mr. Vendetta

Once Upon a Time -2002-

Il mio recupero della trilogia della vendetta di Park Chan-wook è iniziato dal mezzo, con lo spettacolare secondo capitolo occupato da Oldboy.
Spinta dall'entusiasmo per la suddetta pellicola, la visione è proseguita con quella che ha dato il via al ciclo del regista coreano che, però, non ha avuto lo stesso effetto.
Calma, però, Mr. Vendetta mi è piaciuto eccome, grazie soprattutto all'ottima regia e alla bellissima fotografia -poetica e straziante al tempo stesso-, ma non riesce comunque a scalzare il suo seguito -solo filologico- e quella potenza annichilente che lo riveste.
Il dolore e l'inutilità della vendetta sono percepite qui in modo forse più disumano, ma la differenza sta che è il caso, la sfortuna o le dannate coincidenze a farla da padrone, non un regista onnisciente che tutto vede e prevede.
Non c'è attesa, non c'è costruzione, le vendette qui si compiono spinte dai bisogni.


Vendette, sì, perché sono almeno due quelle messe in campo, più una terza finale e sorprendente.
Da una parte abbiamo Ryu, sordomuto e povero, alla ricerca di un modo per pagare le cure della sorella, bisognosa di un trapianto di rene. Dall'altra abbiamo Park Dong-jin, a cui Ryu rapisce la figlia dopo essere stato raggirato da malviventi contrabbandieri di organi. Con i soldi del riscatto, il ragazzo spera di riuscire a pagare l'operazione per la sorella dopo che, quasi come un miracolo (o una beffa), un donatore è stato trovato.
Il ruolo del protagonista passa così dall'uno all'altro, con la violenza che esplode improvvisa e impensabile nei due uomini apparentemente innocui. Ryu, tartassato dalla sfortuna che lo annienta con i suoi brutti tiri, inizierà a cercare i malviventi che lo hanno ingannato, mentre il padre addolorato, risucchiato in questi stessi abissi, gli dà la caccia con altrettanta spietatezza.
Le loro vendette sono entrambe giuste, difficile decidere per chi patteggiare conoscendo le loro storie, il loro dolore. Con Ryu l'empatia è quasi immediata, entrando nel mondo a sé che si è costruito vista la sua situazione di sordomuto, ma quando l'errore più imperdonabile si compie, il sentimento di repulsione naturale, fa invece spazio alla pietà.
Pietà che si allarga al padre solo e inconsolabile, alla ragazza di Ryu, ingenua e coinvolta, a sua sorella che se ne va nel modo e per il motivo peggiore e alla ragazzina innocente e vittima del destino .


La vendetta si fa così lastricata di buone intenzioni, ma non porta mai a nulla di buono. E con quel finale quasi surreale, Park ce lo racconta in tutta la sua sapiente crudezza.
Il regista sa fare ovviamente di più, rendendo bella in modo accecante ogni morte (si vedano le foto), riuscendo a tirar fuori una lacrima in quella che potrebbe essere una situazione ironicamente pressante, con le mani di Ryu e della sua ragazza che si intrecciano per l'ultima volta.
Con il fiume che si colora del rosso del sangue, Mr. Vendetta si può considerare un'ottima palestra per il suo seguito, che in modo ancora più spietato racconta di storie e di vendette al limite della follia.


10 commenti:

  1. La pecora nera della famiglia. C'era una maggiore ingenuità e di inesperienza registica, però il senso compiuto finale è immenso. Il vero nemico alla fine è lo stato, e la vendetta finale ha un twist davvero raggelante...
    Se gli altri due sono un capolavoro di estetica, questo lo è di realismo

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    1. Aspetto di completare la trilogia per un parere complessivo, comunque, anche se inferiore a Oldboy, anche qui non si scherza!

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  2. Sicuramente il più acerbo stilisticamente della trilogia, ma un vero pugno nello stomaco. Finale immenso.

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    1. Quel finale tra l'ironico e la sorpresa è stata la ciliegina sulla torta!

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  3. Per me questo è il più bello della della trilogia, che tra le trilogie è la più bella in assoluto.

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    1. Eh... di trilogie sarebbe difficile fare una classifica! Prossimamente arriverà anche Lady Vendetta e staremo a vedere.

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  4. Concordo con te e con i commenti precedenti (tranne quello di Frank Romantico :P ), il film è bello ed è un notevole pugno nello stomaco, ma "esteticamente" - prima ancora che contenutisticamente - è inferiore ai due successivi...
    Però c'è Bae Du-na, attrice grandissima e simpaticissima, che rivedremo (fra le altre cose) in gioielli come "Linda Linda Linda" e "Saving my hubby" (oltre che nel sottovalutato "Cloud Atlas").

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    1. Oh, non mi ero proprio accorta fosse la stessa di Cloud Atlas, grazie per la precisazione :)!

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