24 dicembre 2013

American Horror Story: Coven [MidSeason Finale]

Quando i film si fanno ad episodi

Siamo alla vigilia di Natale, cosa c'è di meglio di parlare di streghe e voodoo?
La serie più horror della TV ci sorprende ancora una volta incentrando proprio su una congrega di streghe la sua attesissima terza stagione, portando il suo cast fisso ad indossare lugubri e sexy panni ricchi di magia.
In bilico tra genio e trash, questi primi 9 episodi, onestamente un po' discontinui, si reggono fondamentalmente sull'interpretazione ammaliante delle protagoniste, con il cast che vira ancora una volta al femminile e che si fa portatore sano di glamour.


L'ormai venerata Jessica Lange (icona della serie in toto) regala un'altra villain non ancora ai fasti dell'Asylum ma pronta a scatenare la sua forza, mentre la sua vecchia antagonista Sarah Paulson si trasforma in una figlia frustrata e nell'ombra e la satanica Lily Rabe cambia in uno spirito libero/hippie a cui manca il mordente di suor . Con la rientry di una frastornata Taissa Farmiga -il cui personaggio si spera evolva ancora- ampio spazio è dedicato alle vere rivelazioni di questa stagione: prima fra tutti Emma Roberts (già apprezzata in Palo Alto) perfetta witch/bitch che calamita su di sé parecchie attenzioni e il ritorno in gran spolvero di una quasi dimenticata Angela Bassett.
In questa carrellata al femminile, meriterebbe più spazio la vera sorpresa Kathy Bates, che prometteva scintille con il suo innesto nell'impianto di Ryan Murphy, ma che a parte flashback in cui razzismo e violenza gratuita la fanno da padrone, è relegata fin troppo a un ruolo marginale che offre spunti comici per la sua ambientazione al nuovo secolo.
Navigano invece in acque pericolose i maschietti, con un Evan Peters più inutile che fondamentale per la narrazione, un Alexander Dreymon protagonista di una storia collaterale abbastanza superflua e un Josh Hamilton, villain quanto mai fuori parte.


Con una regia che si sforza sempre più di essere o di apparire unica e irripetibile, con angoli fotografici, movimenti freak e montaggi volutamente e quasi forzatamente diversi e artistici, manca ancora quell'appeal e quell'unità che la seconda stagione, con la sua ambientazione orrorifica, ci aveva regalato.
Ci si disperde un po' troppo con i vari personaggi, tralasciando invece uno sviluppo orizzontale che incespica in curve e sbandate tra zombie, flashback e spiriti vari. Ovviamente è fin troppo presto per parlare di flop, e la seconda parte potrebbe rivelare sorprese a non finire -e da queste parti lo si spera- ma per il momento, la lancetta che cerca di capire da che parte pendere, sta più sul trash -per quanto di classe- che sul genio.


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