19 agosto 2014

The Double

Al Cinema (prossimamente)

Non uno ma ben due Jesse Eisenberg?
Due, e dico, due, Jesse facciadasberle Eisenberg?
Un doppio Jesse monoespressionesupponente Eisenberg?
Cos'è, il peggiore degli incubi?
Quasi, o per lo meno lo è per Simon, ragazzo imbranato forte, che non riesce ad approcciare Hannah, che non riesce a farsi riconoscere (nel vero senso della parola) a lavoro, e che non riesce nemmeno a farsi valere in un bar con una cameriera acida.
Il suo doppio, invece, sbucato dal nulla e di cui nessuno sembra notare troppo la somiglianza, è il suo esatto opposto: sicuro di sé, anche fin troppo, egoista ed egocentrico, sciupafemmine, e soprattutto supponente come solo Jesse Eisenberg sa essere.
In poco tempo gli ruberà così le idee geniali al lavoro -facendo carriera-, la donna -tradendola nel mentre con una miriade di altre-, la vita.
Ma da tradizione, è davvero un suo doppio quello? E' davvero un suo sosia perfetto, o è quel lato della sua personalità mai uscito, sempre represso, che trova finalmente una valvola di sfogo?


Difficile rispondere, difficile comprendere fino in fondo il film, a dirla tutta.
Perchè il Richard Ayoade, conosciuto con il frizzante e stralunato Submarine, abbandona il mondo pop e colorato per un futuro (o presente) imprecisato, per un mondo grigio e asfittico dove i suicidi sono all'ordine del giorno, dove il lavoro è sotterraneo e la casa un buco di appartamento altrettanto asfittico e grigio.
Rimane fortunatamente un ritmo veloce e scoppiettante, alimentato dalla parlantina compulsiva di Eisenberg e illuminato dalla presenza rincuorante di Mia Wasikowska, la sola a portare un po' di calore e di colore alla pellicola (e anche alla vita di Eisenberg, visto che i due si sono messi assieme durante la lavorazione del film -momento gossip).


Liberamente ispirato al romanzo di Dostoevskij Il sosia, il film riesce ad essere originale pur trattando il tema da sempre discusso nel cinema, come nella letteratura e pure nella TV, del doppio.
Eisenberg ci mette parecchio del suo, tratteggiando a dovere sia Simon che James, senza dimenticare per ognuno quella supponenza e quell'espressione un po' così che lo caratterizzano.
Ma a funzionare davvero è l'universo che Ayoade crea attorno al suo protagonista, un mondo privo di colori e di umanità, difficile da incasellare. L'ironia spesso smaccata del racconto nasconde poi una malinconia di fondo che anche la musica, quando non è di contrappunto e geniale nel suo inserirsi nella trama e nei movimenti, sottolinea.
Il doppio Jesse Eisenberg non è così quell'incubo che ci si aspetta, è un film complicato e semplice (per non dire banale e già visto) nella sua risoluzione, che si fatica un po' a seguire e, a dirla tutta, anche a capire.


1 commento:

  1. visto, e mi è piaciuto anche parecchio, prossimamente ne parlerò pure io :)

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