31 marzo 2014

Friends - Ultime Stagioni

Quando i film si fanno ad episodi

Premesso che per una divora serie tv come la sottoscritta, sottostare ai tempi più lenti -causa impegni- del giovine è stata una gran sofferenza, c'è da dire che a vederla da un altro punto di vista, riuscire a diluire e di molto i vari episodi e così le varie stagioni, spalmandole in un anno e più, è stato sicuramente meglio, viste le svariate serate in loro compagnia.
In aggiunta, per un blog che prende il nome proprio dal loro punto di ritrovo, riaffrontare in toto la visione di tutta la serie ha significato qualcosa di più di un passatempo, ma un vero e proprio rito, un balzo indietro nel tempo quando l'appuntamento era dapprima quotidiano poi settimanale, in attesa di vedere quanto ancora c'avrebbero messo Ross e Rachel a capire di essere due aragoste fatte l'una per l'altra.


E così di questa seconda parte di serie -le ultime 5 stagioni- parlo tutto d'un fiato perchè lo spazio è stato dedicato anche agli altri telefilm, e perchè dividere e sezionare il tutto non è cosa facile.
Non sono mancati i colpi di scena, soprattutto sul lato sentimentale e sul finale di ogni anno, che hanno visto la storica coppia sposarsi ubriachi fradici in quel di Las Vegas, divorziare subito dopo, rincorrersi e ingelosirsi, fare un bambino, perdersi nuovamente e poi...
Nel mezzo un altro amore all'interno della compagnia, con Joey ferito e turbato da questo sentimento che renderà l'ottava e la nona stagione sofferente e problematica, tante, tantissime gag entrate nella memoria collettiva (Joey e il francese, Joey e la sacralità del cibo, Phoebe piccione), l'appuntamento fisso con il giorno del Ringraziamento e i momenti lacrimuccia indimenticabili (il 30esimo compleanno di Rachel, la nascita di Emma, i vari matrimoni celebrati).
Se il personaggio di Joey diventa poco a poco sempre più esilarante, concentrando su di sé la maggior parte dei momenti comici più riusciti, Phoebe non è di certo da meno, trovando un amore tutto particolare finalmente ad aspettarla.
Meno bene crescono solo Monica e Chandler, con il secondo spesso stropicciato dai problemi di dipendenza di Matthew Perry, e la prima incasellata nel ruolo dell'ossessiva e ossessionante boss che la rende sempre meno sopportabile e sempre più incapace di evolvere.


Con questi difetti che si notano ancor più ora che il tempo è passato e con la visione che si è fatta più critica, si arriva alla stagione finale con il cuore già pronto a piangere. La frettolosità di alcune soluzioni pesa poco però, perchè  passati tutti i 30 anni, questi amici sono cresciuti e sono cambiati, sono pronti tutti -o quasi- ai grandi passi. E così le lacrime iniziano a scendere tra qualche risata già nel penultimo episodio, per poi esplodere in quel finale magari non perfetto, magari un po' abbozzato, ma che tanto ha di significativo.
E ora?
Nella speranza mai vana che prima o poi un episodio celebrativo riporti la compagnia nuovamente assieme, concedo al mio giovine la possibilità di iniziarmi al mondo degli anime, giusto per un po' di par condicio.
Rimanete sintonizzati per questi sviluppi.


Biglietti, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

La domenica primaverile non ha certo aiutato, ma c'è da dire che le nuove uscite non era di certo così imperdibili. Ecco quindi che gli incassi del fine settimana sono nettamente in calo, e a parte la prima posizione occupata dal blockbuster di turno, il resto si assesta sotto la soglia del milione. Trovano comunque posto i film di qualità, come il biopic francese sullo stilista YSL, il documentario (ebbene sì) di Veltroni su Berlinguer e ancora lo Spike Jonze romantico.
Per tutti i dettagli:

1 Captain America - The Winter Soldier
week-end € 2.620.942 (totale: 2.951.633)

2 Storia di una ladra di libri
week-end € 949.481 (totale: 949.481)

3 Amici come noi
week-end € 643.222 (totale: 2.275.847)

4 Mr. Peabody e Sherman
week-end € 432.446 (totale: 2.605.015)

5 Non buttiamoci giù
week-end € 265.836 (totale: 946.388)

6 Yves Saint Laurent
week-end € 260.092 (totale: 260.092)

7 Lei
week-end € 248.415 (totale: 1.626.119)

8 300 - L'alba di un impero
week-end € 235.925 (totale: 5.782.529)

9 Quando c'era Berlinguer
week-end € 213.195 (totale: 213.195)

10 Allacciate le cinture
week-end € 205.999 (totale: 4.382.414)

29 marzo 2014

FernGully

Once Upon a Time -1992-

Nella mia infanzia filmica -come in quella di tanti bambini cresciuti negli anni '90- sono quasi scontate le lacrime per la morte di Mufasa, il trauma per l'uccisione della madre di Bambi, l'inquietudine crescente per la storia delle vongole in Alice nel Paese delle Meraviglie, l'amore incondizionato per Merlino e.... il terrore puro per Hexxus.
Chi è Hexxus?
Non ditemi che sono l'unica ad aver visionato più e più volte, anche se sempre con un po' di stizza, Ferngully, un piccolo film targato Twentieth Century Fox che cercava -riuscendoci- di insegnare un po' di ecologia e di etica nei confronti del nostro mondo ai più piccoli.


Lo faceva attraverso i classici temi dei film di animazione: una protagonista giovane ribelle e curiosa, un lui diverso e in parte colpevole, una spalla comica -nella fattispecie un buffo Pipistrello fuggito da un laboratorio di esperimenti- e una vecchia saggia che custodisce i segreti della foresta.
Così, grazie all'intrepida Crysta, conosciamo lo splendido mondo di Ferngully, una foresta incantevole che proprio grazie alle fate cresce e si sviluppa, regolandone la vita. Una vita che anni fa aveva rischiato di finire per sempre, minacciata dal perfido Hexxus, lo spirito di distruzione pronto ad inquinare e e avvelenare la natura che si era riuscito ad esiliare e confinare in un albero.
Cosa succede ovviamente?
Che l'uomo e la sua sete di conquista arriva, facendo piazza pulita di moltissimi alberi, tra cui ovviamente quello incaricato a racchiudere il cattivo, che si risveglia e inizia ad alimentarsi del petrolio e della benzina della macchina demolitrice, ricominciando la sua opera devastante e minacciando Ferngully.


Passando sopra difetti grandi, come dei disegni piuttosto abbozzati che rivelano però una grande fantasia nel ricostruire la foresta australe e una sceneggiatura breve e incisiva fino ad un certo punto, Ferngully risulta ancora attuale grazie al messaggio che vuole trasmettere: quell'amore per la natura, quel difenderla sempre e comunque che ogni bambino dovrebbe conoscere.
In più, la colonna sonora non è così da disdegnare visto il trascinante Batty Rap molto '90's (nell'originale interpretata da Robin Williams) che diverte oggi come allora.
E se volete saperla tutta, rivisto quasi 15 anni dopo, il terrore che Hexxus, viscido e orrorifico mostro nero, ha saputo darmi, non è cambiato.
E chissà se il fatto che a prestargli voce sia un certo Tim Curry, interprete dell'altro incubo di ogni bambino It, possa incidere o meno...


28 marzo 2014

La Promessa dell'Assassino

E' già Ieri -2007-

L'excursus nella carriera di Cronenberg si conclude con un altro film che mette da parte l'ossessione e la mutazione della carne proprie dei primi lavori del regista, concentrandosi invece nella graniticità e nella fisicità del protagonista, mescolando temi sull'identità e un'inquietudine di fondo che ha questa volta la forma del pericolo.
Nella sua prima uscita dal Canada, Cronenberg approda nell'uggiosa Londra, in quartieri dominati dalla mafia russa e dai suoi traffici illeciti.
Si inizia così con una gola squartata ad entrare nella cupola di Semyon, in cui ci porterà la bella e fragile infermiera Anna, alla ricerca dei parenti perduti di una ragazza madre, morta dando alla luce la figlia.
Grazie, o a causa, di un diario da tradurre, Anna finirà per invischiarsi fin troppo negli affari della famiglia, che vedono faide parallele e giri di prostituzione a cui il misterioso autista Nikolai presta attenzione.


Da A history of Violence, La promessa dell'assassino non eredità solo una tematica maschia e quasi ancestrale (lo scontro padre/figlio, la violenza spietata e innata), ma anche il protagonista, un qui molto più in spolvero e molto più in forma Viggo Mortensen. Il suo corpo, ricoperto tra 43 tatuaggi che come da tradizione russa raccontano la sua storia, viene esibito e esposto alle armi, in una scena di lotta epica che è già un cult, mentre la sua apparente tranquillità, il suo silenzio, nascondono molto più di un carattere riservato.
In questo scontro fra opposti, a fare la parte del folle e immaturo figlio del capo, c'è un sopra le righe Vincent Cassel, mentre Naomi Watts veste i panni semplici e per certi versi marginali dell'infermiera Anna (per quanto nostro biglietto d'ingresso in questo mondo).
I tre si muovono in una Londra niente affatto da cartolina, buia e ingrigita ancor più da una fotografia dalla patina antica, che dona un'aurea maggiormente cupa alla sceneggiatura di Steven Knight. Il tocco dello sceneggiatore -che da queste parti è già stato idolatrato per Locke e per Peaky Blinders- si sente tutto, e si fonde alla perfezione con la firma inquieta di Cronenberg. Il dramma famigliare, la malavita e le sue regole, il passato che bussa e chiede il conto e dialoghi filosofici sono così un mix esplosivo che rendono il film solido e allo stesso tempo intricato.
A suo tempo si era parlato di un possibile sequel, che portasse avanti un finale soddisfacente ma con molte porte ancora aperte. Al momento, però, la sceneggiatura già scritta da Knight non ha passato il vaglio della produzione per via del budget da investire e lo stesso Cronenberg sembra averci messo una pietra sopra.


p.s.: Un piccolo consiglio? Meglio l'originale, nella versione doppiata si perdono infatti molte sfumature date dagli attori visti i continui passaggi dal russo all'inglese, e i nostri doppiatori non sono certo stati all'altezza dell'opera.


27 marzo 2014

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Anche questa settimana nulla di così esaltante o da acclamare al cinema. Con l'inizio della bella stagione, infatti, il posto è lasciato alle piccole minori che faticheranno comunque a trovare il loro posto nella programmazione.
Se proprio avete voglia di rintanarvi al buio, accettate qualche consiglio:

Captain America - The Winter Soldier
Gli amanti Marvel hanno di che gioire negli ultimi anni tra nuove trasposizioni, sequel, reboot e quant'altro. Chi invece mal li sopporta, come la sottoscritta, spera che questa moda già stantia passi in fretta.
Film dedicato quindi agli amanti del genere o della bella Scarlett, in sala già da ieri.
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Storia di una Ladra di Libri
I film sulla seconda guerra mondiale sono un altro genere a sé, spesso scontatini e melensi. Potrebbe, ma forse no, scostarsi questo adattamento letterario che vede una giovane scoprire grazie al potere dei libri e delle parole quanto succede attorno a lei. Nel cast Geoffrey Rush e Emily Watson.
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Yves Saint Laurent
Biopic sui primi complicati ma fastosi anni di carriera dello stilista francese che ha saputo imporre il suo stile, nonostante una vita privata complicata e problematica. A dargli il volto Pierre Niney affiancato da Gauillame Gallienne.
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I Fratelli Karamazov
Trasporre grandi classici è sempre un rischio, soprattutto se sono russi e se alla regia non si sperimenta un po'. Se Joe Wright se l'è cavata con Anna Karenina, il ceco Petr Zelenka ci prova mescolando la rappresentazione teatrale del dramma con le prove e la vita al di fuori del palco di attori e abitanti.
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La Luna su Torino
Davide Ferrario ci mostra ancora una volta la città sfondo di molti suoi film per raccontare con toni da commedia la vita di tre non più giovani e i loro sentimenti
Sulla carta, nulla di nuovo, ma potrebbe rivelarsi una visione gradevole.
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In Grazia di Dio
La rinascita al centro del film di Edoardo Winspeare, vede una famiglia di sarti chiudere bottega a causa della competizione cinese, per trasferirsi all'estero o in campagna. Seguendo le donne di questa famiglia, ci si scontrerà con i problemi della gioventù, le speranze di una carriera artistica e un nuovo amore a tarda età.
Uscita con i contagocce, e ci sarà anche un perchè.
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Quando c'era Berlinguer
Walter Veltroni non solo politico, non solo scrittore ma anche regista di documentari. Firma infatti questa ricostruzione attraverso filmati di repertorio ed interviste su un uomo ancora tanto venerato.
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Fuoristrada
Il documentario di Elisa Amoruso segue la trasformazione di Pino, meccanico, in donna. L'amore a prima vista con la badante della madre porterà ad uno strano matrimonio, e a una convivenza felice in campagna, con sogni da realizzare e la vita da affrontare.
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Politicamente Scorretto
Una sua trasposizione era stata fatta esageratamente in Paura e Delirio a Las Vegas, ora questo documentario di Alex Gibney mostra in modo più approfondito lo stile di vita e di lavoro del giornalista Hunter S. Thompson, in arte Gonzo.
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Cuccioli - Il Paese del Vento
Per finire un cartone giusto appena appena per i più piccoli, che vede i cuccioli televisivi alle prese con una nuova avventura.
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26 marzo 2014

A History of Violence

E' già Ieri -2005-

Dopo le esperienze non certo facilmente digeribili di Crash e Videodrome, per approfondire la filmografia di Cronenberg ho deciso di lasciare perdere -almeno per il momento- la sua ossessione per la mutazione della carne.
Cicatrici, fusioni, distopici futuri... niente di tutto questo è presente in A history of violence, che si compone fondamentalmente di una storia polverosa e granitica, all'apparenza semplice, ma in realtà piena di ferite e tormenti.
Proprio come la vita di Tom Stall.


Tom Stall sembrerebbe il classico e perfetto cittadino americano di provincia, una sua attività -una tavola calda- che lo mette in stretto contatto con i suoi concittadini, una moglie da amare con cui la passione non si è ancora sopita, due figli intelligenti e svegli. Sembrerebbe, dicevo, perchè un giorno due rissosi e inquietanti tipi si presentano alla sua tavola calda, si scaldano, e sono pronti a far fuori qualcuno, se non fosse che Tom prende in mano la situazione, e come niente fosse li uccide per primo.
Le domande sul suo passato iniziano quindi a sorgere, non solo allo sceriffo della città e alla moglie, ma anche a noi spettatori. Quando poi un altro losco personaggio arriva e insinua nuovi dubbi sulla sua presunta vera personalità, le crepe iniziano ad allargarsi.


Adattando il film dall'omonima graphic novel, Cronenberg pesa il tutto, lo equilibra, facendo capire fin dall'inizio che quella del film non è la classica storia americana, è una storia di violenza, gratuita e senza coscienza che non si ferma nemmeno davanti ad una bambina impaurita. La fredda e distaccata personalità di Tom è quindi un mistero che poco a poco si svelerà, portando l'intera famiglia a fare i conti con il suo passato, e a relazionarci, vuoi con un focoso rapporto, vuoi macchiandosi le mani di sangue.
L'inquietudine è così ancora una volta la sensazione che domina durante la visione, sottolineata nuovamente dalle musiche perfette di Howard Shore (compositore aficionados) ma soprattutto dalle interpretazioni dei vari attori. L'irriconoscibile Viggo Mortensen (almeno per chi, come me, lo identifica solo come Aragorn) è stiracchiato, stanco e tormentato, così come Ed Harris e William Hurt appaiono spietati e crudeli.
Lasciate da parte tematiche scomode, Cronenberg si dimostra capace di gestire al meglio anche un film impregnato di mascolinità come questo, donandogli una graniticità e uno spessore che portano il suo marchio di fabbrica.


25 marzo 2014

Girls - Stagione 3

Quando i film si fanno ad episodi

Questa mattina si è parlato della metà blu del cielo HBO, oggi si torna a puntare gli occhi su quella rosa, quella che vede in Lena Dunham la sua creatrice, voce di una generazione che non sa bene cosa dire o cosa fare, ma che non per questo sta zitta.
Nella seconda stagione, molto altalenante, si era scavato ancora più a fondo nelle varie girls, lasciando trasparire tutti i loro difetti e tutta la loro antipatia. Il finale romantico era riuscito però a salvare la situazione, e così questa terza stagione continua a mantenersi in quell'equilibrio sempre precario, grazie ad una storyline orizzontale interessante.


Abbiamo infatti da una parte l'evoluzione del sempre strano rapporto tra Hannah e Adam, finalmente alle prese con un lavoro vero e problemi da affrontare di petto, dall'altra Marnie la cui  vita va' sempre più a catafascio, senza un lavoro, senza un fidanzato e senza amiche, con solo l'apparenza da mantenere e cercare di recuperare. Più in disparte, invece, Shoshanna (al centro però di una epifania dall'illuminante verità) e Jessa.
Nei 12 episodi della stagione (2 in più rispetto al solito) si ha così tutto il tempo di far crescere ancora questi personaggi, di farli scontrare con le paure di molti giovani e anche con la propria famiglia, creando così episodi altamente commoventi (Flo, 3x09 con la splendida June Squibb) e malinconici (Beach House, 3x07).


Pur essendo piene di difetti, pur mostrando senza vergogna questi difetti (innumerevoli le scene di nudo che Lena si/ci concede), queste ragazze sono quanto mai vere e proprio questo è il loro punto di forza.
Patrick e gli altri di Looking appaiono troppo incasellati nei loro ruoli, qui sono invece le sfaccettature, e soprattutto la capacità della Dunhan -e di chi man mano le si affianca in fase di scrittura- di scrivere dialoghi intelligenti e ricchi di ironia e verità contemporanea che rendono la serie attuale e coinvolgente.
Non va' poi dimenticata l'attenzione per l'universo newyorchese che le ospita, tra locali e mostre, e la tanta meravigliosa musica che non a caso è andata di settimana in settimana in testa alla classifica di Itunes.
Le si potranno anche odiare, quindi, le si potranno anche voler veder fallire come nella più tipica gelosia femminile, ma queste girls continueranno ad avere qualcosa da dire, e a dirlo bene!


Looking

Quando i film si fanno ad episodi

Una serie targata HBO con protagonista un gruppo di giovani che si crogiola in problemi lavorativi e amorosi sullo sfondo di una grande città vissuta nei suoi piccoli luoghi.
Parliamo di Girlsper caso?
No, il canale via cavo statunitense decide di vedere anche l'altro lato del cielo, quello maschile e più nello specifico quello omosessuale, alzando il tiro dell'età (non più ventenni post college che non sanno che direzione prendere) verso quei trentenni e più che ancora non hanno trovato la stabilità.


I protagonisti di Looking sono così nella fattispecie Patrick, insicuro e alla sfrenata ricerca di un vero amore ma anche di tante esperienze, Dom 40enne con il sogno di un ristorante da aprire e tante avventure occasionali collezionate e Augustìn, artista in fase di blocco, innamorato ma sperimentale con il suo compagno Frank.
Insieme e in 8 episodi della breve durata di 25 minuti, cercano di dare un affresco della loro vita complicata, a cui vorrebbero dare una svolta vuoi incontrando ben due uomini di cui potersi innamorare, vuoi tentando finalmente la sorte, vuoi rischiando e scadendo nella bassezza con uomini a pagamento.
Il tutto al sole di una San Francisco vista con occhi non turistici, attraverso locali alla moda, una fotografia chiara e granulare e canzoni underground che rendono il tutto molto hipster.


Come per Girls, però, il vero problema della serie sono proprio i suoi protagonisti. I difetti di ognuno non vengono risparmiati, anzi, vengono di volta in volta sottolineati a farne da una parte dei personaggi credibili e soprattutto reali, dall'altra persone difficilmente digeribili e sopportabili. Le insicurezze di Patrick, che finiscono per ferire chi gli sta attorno, le pretenziosità di Augustìn che non lo rendono certo più artista, sono gli spigoli con cui ci si scontra.
Ma se Lena Dunham ha dalla sua una scrittura fresca e giovanile che rende facile, nonostante tutto, empatizzare con le ragazze, qui forse solo in Looking for the future (1x05) questo riesce possibile, e vuoi per la brevità del tutto, o vuoi proprio per un approfondimento più maschile che lascia fuori la componente rosa (qui presente solo nella poco sviluppata Doris), la serie non crea quell'aurea magica e quella leggerezza sperata, finendo troppo in fretta e troppo in fretta dimenticata.


24 marzo 2014

Liebster Award 2014

I lunedì sono ricchi di soddisfazione ultimamente. Dopo la vincita di un Boomstick Award, ecco arrivare anche un Liebster direttamente dalle mani di Antonella e del suo Ho voglia di cinema!
In cosa consiste questo award?

Le regole del premio sono le seguenti:

1 - Rispondere alle domande di chi ci ha nominato;
2 - Nominare altre 3 blogger con meno di 200 follower;
3 - Proporre ai candidati 10 nuove domande;
4 - Andare nei singoli blog e comunicare la nomina.



Bene, non resta che cominciare, e portare avanti questa catena un tantinello più gravosa (e lo si capirà dalle 10 domande che ho dovuto porre).
Ecco le mie risposte:

1) Che libro hai sul comodino?
Ho iniziato giusto ieri Questa notte mi ha aperto gli occhi di Jonathan Coe

2) Qual è il film più vecchio che tu abbia mai visto?
Proprio il primo, il filmato del treno dei fratelli Lumière studiato quasi ad ogni corso universitario.

3) Ti sei mai innamorato/a del personaggio di un romanzo?
Ovviamente sì, da un romantico soldato di Hemingway a un topolino da biblioteca fino a un vecchietto giramondo... ho l'innamoramento facile!

4) Hai mai incontrato dal vivo il tuo attore/attrice/regista preferito?

Purtroppo no, primo perchè ancora non ho deciso chi siano i miei preferiti, secondo perchè di gente famosa ne ho incontrata veramente poca.

5) Quale film horror ti ha spaventato di più in tutta la tua vita?
Se la giocano It e Scream, che hanno traumatizzato la mia infanzia.

6) Quale film avresti voluto dirigere?
Uno Pixar, magari, giusto per andare con il team di disegnatori in gita tra i Tepui argentini di Up o nella Parigi di Ratatouille aggratis.

7) Quale romanzo avresti voluto scrivere?
Difficile, forse Il filosofo e il lupo di Mark Rowlands, perchè così avrei avuto quel lupo fantastico da coccolare e viziare.

8) Qual è il primo film che hai visto al cinema di cui hai memoria?

La memoria potrebbe tradirmi, ma Pocahontas è quello di cui ho un ricordo più vivido.

9) Se potessi usare una macchina del tempo, in quale epoca storica vorresti vivere?
Seguirei Owen Wilson nella magica Parigi degli anni '20!

10) A proposito di catene... Hai mai fatto quelle via posta?
Assolutamente no, credo di avere accumulato malocchi e anni di sfortuna a volontà!

Bene, fatto questo è tempo di nominations, i miei premiati sono... rullo di tamburi...

- 1428 Elm Street
- BradipoFilms
GiocoMagazzino

E queste le semplici domande alle quali dovranno rispondere:

1) Ultimo film visto?
2) Il film per il quale più ti sei commosso?
3) Quello per cui più hai riso?
4) La famiglia filmica/telefilmica/letteraria con la quale vorresti vivere?
5) Il personaggio (come sopra) con cui passare una notte?
6) Il tuo momento giusto per scrivere un post?
7) Il sogno nel cassetto?
8) Si capisce che arrivata alla domanda n°6 ho esaurito le idee?
9) Che tempo fa?
10) E' stato abbastanza divertente e produttivo rispondere a queste domande?

Bene, ora la palla passa a voi, buon divertimento e... complimenti per la vittoria!

Biglietti, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

Le uscite non erano molto promettenti, e infatti la classifica non si rivoluziona poi molto (tra DreamWorks e kolossal nel podio), primo posto a parte, purtroppo, che vede il duo comico de Le Iene vincere ingiustamente sugli altri. Ma per fortuna ci sono anche le buone notizie, come la stabilità di Lei in sesta posizione, e l'entrata in quinta di Hornby.
Ecco i dettagli:

1 Amici come noi
week-end € 1.275.272 (totale: 1.275.272)

2 Mr. Peabody e Sherman
week-end € 1.093.578 (totale: 2.044.549)

3 300 - L'alba di un impero
week-end € 676.975 (totale: 5.403.399)

4 Allacciate le cinture
week-end € 633.000 (totale: 4.036.171)

5 Non buttiamoci giù
week-end € 556.817 (totale: 556.817)

6 Lei
week-end € 553.761 (totale: 1.232.702)

7 Need for Speed
week-end € 475.011 (totale: 1.461.188)

8 47 Ronin
week-end € 314.957 (totale: 1.039.398)

9 La Bella e la Bestia
week-end € 300.592 (totale: 4.624.525)

10 Il ricatto
week-end € 242.055 (totale: 242.055)

23 marzo 2014

Rumors Has It - Le News dal Mondo del Cinema

Le notizie della domenica tornano, cariche cariche dei nuovi progetti che circolano in quel di Hollywood, e che le idee negli studios scarseggino è cosa nota visti i vari sequel e adattamenti che pullulano ormai nelle sale.
Un'altra fonte di ispirazione sono poi i biopic, e c'è pure la possibilità che questi abbiano più versioni.
Dopo quella non troppo fortunata che vedeva protagonista Ashton Kutcher diretto da Joshua Michael Stern, ora la vita di Steve Jobs approda nelle mani più intriganti di David Fincher, che ha scelto il camaleontico Christian Bale per vestire i sobri panni del padron Apple. Le conferme ufficiali non ci sono, ma Bale sarebbe l'elemento fondamentale per far proseguire al regista il progetto.

Meno conosciuto è invece Busby Berkeley, regista e direttore di molte produzioni musical a Broadway (tra cui Girl Crazy e Facciamo il tifo insieme). La sua vita eccessiva, fatta di sei matrimoni, tanto alcool e tanta creatività, potrebbe diventare un film prodotto nientemeno che da Ryan Gosling, che potrebbe, chissà, anche esserne protagonista.

Spaventa molto di più il film attualmente in produzione che racconterà la breve vita dello scrittore culto David Foster Wallace. Nei panni del protagonista c'è Jason Segel (How I Met Your Mother), mentre alla regia James Ponsoldt, che prende spunto dall'incontro e dal viaggio per un tour promozionale tra il romanziere e il giornalista David Lipsky (e da cui poi nacque la biografia Come diventare se stessi) per realizzare il suo The End of the Tour.

Una foto dal set
Uno scrittore che ha sempre interessato il cinema è sicuramente Jo Nesbø. Se Di Caprio produrrà infatti la serie Blood on Snow, un altro attore ha messo gli occhi sull'ancora inedito Sønnen. Channing Tatum ha infatti incontrato l'autore norvegese per discutere del progetto, che racconterebbe la storia di un tossicodipendente che sconta le pene carcerarie di chi lo può pagare, e pronto alla vendetta per chi ha ucciso il padre. Non è ancora chiaro se Tatum sarà anche attore, mentre Nesbø figurerà come produttore esecutivo.

Non si sa bene come reagire alla notizia che vedrebbe Sofia Coppola interessata a una versione live action de... La Sirenetta! Ebbene sì, la regista che non ha certo brillato per critica e incassi con il suo ultimo Bling Ring, è interessata al reboot della celebre fiaba di Andersen ad opera della sceneggiatrice Caroline Thompson, creatrice dei celebri e adorati Edward Mani di Forbice e Nightmare Before Christmas. In un periodo che vede sempre più principi e principesse di vecchia conoscenza al cinema, l'unione di queste due menti potrebbe portare qualcosa di decisamente interessante!

Molto meno interessante, anche per un fan come me, le notizie che arrivano da casa Pixar. Ben due i sequel messi in cantiere e dei due film meno amati anche dalla critica. Si tratta infatti del terzo capitolo di Cars (che tanto porta nelle casse tra merchandising e botteghino) e del secondo de Gli Incredibili, alla cui sceneggiatura sta già lavorando Brad Bird. Se Monsters University è riuscito a mantenere le aspettative, la paura che Lasseter si fossilizzi sempre più su vecchi progetti e non su nuovi, inizia ad essere sempre più alta.

Concludiamo con una notizia dal piccolo schermo.
Dopo la casa infestata, il manicomio e le streghe, la quarta stagione di American Horror Story sarà ambientata in un circo e nel suo attiguo Luna Park. Luogo classico per paure e sangue, sarà così ancora più da incubo. Si attendono, ovviamente, nuovi sviluppi.

22 marzo 2014

Videodrome

Once Upon a Time -1983-

Giusto una settimana fa nella blogosfera si è celebrato il David Cronenberg Day, cosa che mi ha fatto realizzare quanto poco avevo visto di un regista definito dai più cult e imperdibile.
Rimasta inquietata ma allo stesso tempo affascinata dalla sua estetica e dai temi trattati in Crash, ho quindi deciso di recuperare qualche altra sua pellicola, a partire da quello definito sempre dai più il suo capolavoro.


Affrontare un film che ha un'etichetta simile non è mai cosa semplice, soprattutto se hai qualche problema di stanchezza durante la visione.
Ma a conti fatti, e in tutta onesta, posso ben capire quei più che definiscono un film folle e allucinante, che proprio sulla follia e sulle allucinazioni si basa, un capolavoro.
Anche se per me non lo è.
Il trip in cui Cronenberg ci trasporta è quello di un uomo affascinato dalla violenza e dalla pornografia, proprietario di un canale televisivo che proprio questo trasmette e che vorrebbe spingere ancora più in là in suo pubblico e i suoi prodotti. Simbolo di una società malata, Max Renner troverà nei videodrome pirata captati grazie ad un tecnico, una droga e una chimera da svelare, iniziando così la discesa in un pericoloso vortice.


Difficile approfondire di più la trama, perchè quello che si svolge davanti agli occhi dello spettatore è un continuo mescolare realtà e finzione, sogni, incubi, allucinazioni con quella che forse è la vita vera. Il confine labile in cui Max si trova, mette in dubbio la stessa percezione del pubblico, portata a confrontarsi così con se stessa.
Il lavoro di Cronenberg, che ancora una volta riflette sulle dipendenze dell'uomo dalle macchine, mostra mostruose mutazioni e fusioni della carne del suo protagonista, con squarci e spaventose protesi senza mai cadere nel ridicolo e nel trash che una simile storia, e una simile messa in scena, potrebbero portare. Merito anche di un veramente in forma James Woods, che sostiene l'intero film, accompagnato alla musiche ricche di inquietudine e di fascino di Howard Shore.
Arrivata frastornata al finale, esplosivo e che lascia a bocca aperta, il film ha ovviamente continuato ad essere sezionato nella mia mente, senza arrivare a chissà quali conclusioni.
Ammetto quindi la mia incapacità a capirlo davvero, e pur capendo invece chi si è trovato di fronte ad un capolavoro, faccio un passo indietro, trovando i miei gusti giusto un po' distanti da quelli di David e le sue ossessioni.
La speranza, ora, è trovare più soddisfazione e meno insano turbamento con le altre visioni, anche se i dubbi iniziano già ad affiorare.


21 marzo 2014

Fruitvale Station

Andiamo al Cinema

La notte di Capodanno del 2009, Oscar Grant veniva fermato dalla polizia metropolitana assieme a degli amici, veniva messo al muro, veniva messo sotto pressione e infine arrestato. No, infine no, perchè durante questo arresto, ad un agente partiva un colpo dalla sua pistola che avrebbe finito per uccidere Oscar davanti gli occhi attoniti dei passeggeri del treno su cui viaggiava e i loro telefonini.


Fruitvale Station (a cui i titolisti italiani hanno aggiunto per chissà quale motivo "Prossima fermata") inizia proprio con uno dei video che quella notte hanno ripreso l'accaduto.
Da questo Ryan Coogler parte per raccontare chi Oscar Grant davvero fosse, per far arrivare a chi una notizia così la può leggere per poi dimenticarla, la persona, l'uomo, che per un nonnulla ha perso la vita.
Così il film parte dalla notte prima, coprendo le ultime 24 ore di vita di Grant, impegnate a stare con la figlia e la madre della figlia, a recuperare un lavoro, a cercare finalmente di cambiare vita. Perchè Grant non era certo un santo, aveva già scontato una pena per spaccio di erba, e ora che la famiglia andava mantenuta il rischio di caderci era alto. Ma come da tradizione, l'ultimo giorno dell'anno è quello dei propositi, delle speranze, e della possibilità di una rinascita che Grant vedeva davanti a sé.
Non mancano quindi i momenti buonisti, con il compleanno della madre sottolineato da una classica musica struggente, o le preghiere dell'attesa in ospedale, ma quel che ne esce è comunque un ritratto veritiero, di un ragazzo che aveva tutto il tempo di migliorare e farsi perdonare, di cercare un riscatto e un lavoro.


Ed è proprio la certezza che questo tempo Oscar non lo avrà ad accompagnare la visione, rendendola sempre più struggente mano a mano che il suo destino si compone, che alla macchina viene preferita la metropolitana, che allo stare a casa l'andare a festeggiare in centro, allo stare in piedi l'andare a cercare un posto a sedere. Tutte queste decisioni, per quanto banali, porteranno Oscar a incontrare l'agente che scambierà la sua pistola per un taser, che gli sparerà così a tradimento davanti ad un treno di testimoni.
E si finisce inevitabilmente in lacrime, passando sopra i piccoli difetti di un'esordio alla regia comunque promettente (la fotografia calda, così come i movimenti di macchina sono saldi e sicuri), applaudendo la realtà che palpita ad ogni scena, grazie soprattutto alla bravura di Michael B. Jordan.


20 marzo 2014

Walk of Life - I Dischi con cui sono Cresciuta



Il Cannibale è ormai un virus che infetta con giochi e liste, e io ne sono contagiata. 
Dopo tutta la vergogna (cinematografica, musicale e televisiva) che ha fatto esternare, ora ci fa fare un salto nella musica che conta, o che almeno ha contato nella nostra gioventù.
Questi gli album che hanno segnato lui, questi, invece, quelli che sono tuttora nel mio cuore:

10. Dire Straits - Brothers in Arms



Se proprio dobbiamo iniziare, partiamo dall'infanzia segnata inevitabilmente dalla famiglia. I miei sabato erano spesi dai nonni, con gli zii che mi iniziavano alla gran musica con i loro vinili... E appena partono gli accordi di Mark Knopfler, a me sobbalza il cuore.

9. Vasco Rossi - Nessun Pericolo Per Te



Nei lunghi viaggi in auto, invece, direzione montagna o Toscana, c'era solo un Vasco a risuonare, e prima di cadere nel declino e nella ripetitività di questi ultimi anni, me lo godevo felice.

8. Jovanotti - Lorenzo 1992



A fargli da spalla, un Lorenzo jovanissimo e altrettanto distante dalle canzoni cliché con il quale vorrebbe ancora deliziarci. Per me resterà lo scanzonato sognatore che accompagnava le mie dormite sui sedili posteriori.

7. Ska-p - Planeta Eskoria



L'età avanza, e nella mia prima fase della giovinezza il punk e lo ska fanno breccia nel mio cuore. Gli Ska-p direttamente dalla Spagna sono arrivati nella mia città, e io sono corsa a vedermeli: ebbene sì, loro sono il primo concerto della mia vita.
Dovrei vergognarmene un pochino? No no.

6. Afterhours - Quello che non C'è



Dopo la fase punk, arriva quella più indie, con un album che so tuttora a memoria e con un gruppo che per me è poesia.
Anche per questo, a parte i più danzerecci Subsonica, non ascolto altri gruppi italiani.

5. Air - Talkie Walkie



Non ricordo come quest'album arrivò in casa, forse tramite mia sorella, o con il già influente migliore amico. Sta di fatto che -oltre ad essere tuttora la mia sveglia- è tuttora tra i miei preferiti, perfetto per rilassarsi e staccare i pensieri.

4. Pink Floyd - Echoes



Quando l'amore bussa, anche la musica deve cambiare. Per essere più affine al mio obiettivo, e approfittando dell'uscita del best of, il mio amore per i Pink Floyd ebbe inizio solo a 15 anni. E pensare che in casa venivano ascoltati da una vita e io li snobbavo.

3. Blur - Best Of



Stessa storia, diverso ragazzo.
Anche se qui l'album me lo prestò lui, che in casa non si era così avanti.
E così scattò l'amore anche per Damon Albarn.

2. Muse - Absolution



Quando ancora i cd masterizzati venivano venduti e scambiati, per caso capitò questo dei Muse, allora a me sconosciuti, che diventò subito il cd preferito per le passeggiate, per i giri in bici e poi -fino ad oggi- per i viaggi in treno.

1. Radiohead - Ok Computer



Al primo posto, un album che si ricollega alla mia infanzia, con gli zii (anche se qui dovrei parlare al singolare) che mi iniziavano alla buona musica. Le cassette di Thom Yorke e soci erano fissi in auto all'epoca, ma io c'ho messo qualche anno per apprezzarli davvero, e da lì in poi non ho mai smesso!

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Con l'inizio della bella stagione, inevitabilmente i bei film vanno accontati, uscendo con il contagocce, lasciando invece posto a commedie italiane di cui proprio non se ne può più e pellicole che non promettono troppo.
Se quindi andrete a rifugiarvi in sala, ecco qualche consiglio:

Jimmy P.
Presentato all'ultimo festival di Cannes, il film di Arnaud Desplechin vede un Benicio del Toro nuovamente in forma. L'attore interpreta un nativo americano reduce del fronte europeo che tornato in patria è decisamente scosso da quanto provato. Un medico cercherà di capire le cause dei suoi disturbi attraverso la psicanalisi, osteggiato -ovviamente- dai colleghi.
Da vedere.
Trailer

Non Buttiamoci Giù
Aaron Paul nuovamente presente al cinema dopo il risibile Need For Speed. Qui se la cava invece con una commedia tratta dal best seller di Nick Hornby, e che promette quindi ritmo e ironia, almeno sulla carta. Con lui anche Pierce Brosnan, Toni Collette e Imogen Poots nei panni di 4 depressi pronti al suicidio che stringono un'amicizia che forse li salverà.
Trailer



Il Ricatto
Thriller dalle basse pretese ambientato all'interno di un teatro dove il pianista Tom Selznick viene ricattato a suonare senza errori il pezzo che da sempre lo tormenta.
Elijah Wood e John Cusack protagonisti di questa pellicola godibile ma nulla di più.
Trailer



Noi 4
Dopo Scialla, Francesco Bruni torna a parlare di famiglia questa volta allargando il quadro a 4 componenti: madre stakanovista, ex marito artista perdigiorno, figlia aspirante attrice e figlio con in vista l'esame finale delle medie. Li si segue per 24 ore che miglioreranno i loro rapporti.
Una possibilità gliela si dà.
Trailer




Amici come Noi
Se ci sono due Iene insopportabili sono proprio loro: Pio e Amedeo. Per sfruttare l'onda del successo arrivano poi in sala con una commedia decisamente evitabile che già dal Trailer è ricca di cliché e battute di scarsissima qualità.
Distribuisce Medusa, produce Valsecchi (Zalone), e i Modà sono nella colonna sonora, per intenderci.
Evitate, ve ne prego.





Presto Farà Giorno
Altrettanto evitabile quest'altro film italiano declinato al drammatico. La storia è quella di un amore contrastato tra un'adolescente difficile e un ragazzo più grande dedito allo spaccio e all'illegalità.
Vedere il Trailer per credere.





L'Impostore
Per finire due documentari, il primo dei quali inglese racconta della scomparsa e poi del ritrovamento del giovane americano Nicholas Barclay, tenuto in ostaggio da una setta del sesso.
Le indagine di un'investigatore privato svelano però un'altra verità.
Presentato al Sundance, da segnare.
Trailer

Amazzonia
Dalla Francia, invece, un documentario naturalistico che segue la messa in libertà nella foresta amazzonica di Sia, una scimietta cappuccino.
Trailer

19 marzo 2014

Womb

E' già Ieri -2010-

L'amore muove il Sole e le altre stelle, diceva qualcuno, giusto?
Ecco perchè la forza più inestinguibile del nostro pianeta è e sempre sarà il tema dominante dell'arte e delle sue opere, e Womb non fa eccezione, portando questo sentimento a dei limiti moralmente e fisicamente pericolosi.
Limiti che anche nel recente -e amatissimo da queste parti- Her sono stati affrontati, e lì dove l'amore di Theodore per Samantha (una voce, una "cosa" seppur con una sua coscienza) ha aperto dibattiti e partiti scaldando il cuore con le sue tinte pastello, qui con Rebecca e Thomas si fa ancora più complicato, perchè il tutto diventa più fisico e più contro natura, oltre che più freddo e livido come la sua stessa fotografia.


Il film parte dal più classico dei cliché: un'amicizia di quelle pure e fantastiche tra due bambini, lui avventuriero, lei vacanziera. Peccato che la partenza sia imminente, e la distanza li dividerà per 12 anni facendo di quell'estate un ricordo ancora più dolce che condiziona nel bene e nel male la loro vita.
Ovvio quindi che al loro ritrovarsi, quanto lasciato in sospeso dall'età possa ora approfondirsi e finalmente accadere, facendo di loro una coppia felice e in simbiosi.
La tragedia è però dietro l'angolo, e pur di non perdere per sempre l'uomo della sua vita, Rebecca si affida proprio a chi Thomas combatteva con sit-in e proteste, concependo tramite clonazione un Thomas di cui sarà poi madre. I cloni non sono però ben visti, anzi, e così il rapporto madre-figlio si fa sempre più esclusivo in una sperduta casa in riva al mare, con l'equilibrio già precario, tra sguardi di inquietante orgoglio e l'attrazione che si fa inevitabile.


I temi messi qui in moto da Benedek Fliegauf, analizzano non solo l'amore, ma anche la natura dell'uomo. Il quesito fondamentale che cerca ma non trova qui una vera e propria risposta è se a determinare l'essere umano sia l'ambiente o il suo patrimonio genetico, con il nuovo Thomas attratto in modo edipico dalla madre, pur essendo cresciuto in modo diverso da se stesso.
In questo guazzabuglio di padri e legami, Eva Green si muove silenziosa, dando corpo ad una madre che è prima di tutto un'innamorata, incapace di affrontare una perdita e che per questa sacrifica la sua intera vita.
Si fatica non poco, così, a simpatizzare con il suo personaggio, freddo e glaciale, il contrario dello spirito libero Thomas (un molto sopra le righe Matt Smith) costretto a nascere più volte per poter affrontare la sua vita, staccando il suo cordone nel modo più estremo.
Impreziosito da una fotografia che è vera e propria arte, con il mare d'inverno della Germania che simbolizza ancor più questa condizione di confine, Womb non riesce a convincere e catturare del tutto, ricordando così più un episodio allungato (anche troppo) di Black Mirror (Be Right Back aveva in fondo la stessa tematica) che un molto più riuscito Her.


18 marzo 2014

Banshee - Stagione 2

Quando i film si fanno ad episodi

Formula che vince non si cambia.
E Banshee lo sa bene.
Alla sua seconda stagione, la serie frenetica che aveva conquistato lo scorso anno a suon di risse, pugni e infuocate scene hot, ripropone questi stessi ingredienti senza però stancare, anzi.
Lo sceriffo Hood non può fare a meno di immischiarsi in una mischia in ogni puntata, così come di conquistare volta per volta belle figliole; i suoi amici allo stesso modo combinano i loro guai, con Proctor feroce ad un livello di volta in volta superiore, e gli stessi Mohawk pronti ad alzare la cresta e un certo Rabbit che ancora non demorde... In questa miscela esplosiva dove il pulp regna sovrano, c'è posto ovviamente per molta ironia e anche per del sentimento, insomma, non manca niente!


E se il nemico è sempre quello, che costringe in continuazione a guardarsi le spalle, non per questo la serie perde d'interesse, dando più risalto alla vecchia vita dei suoi protagonisti e dando loro ancora più spessore, con i sogni infranti o incendiati e la speranza che si fa sempre più sottile.
La sua forza, che permette alla sua formula di essere vincente, è quindi nell'avere i personaggi giusti al posto giusto: Hood nulla di nuovo è se non l'eroe solitario dal cuore d'oro, la cui forza fa a pugni con la sua fragilità, e proprio per questo -oltre che per l'innegabile bellezza di Antony Starr- si fa amare, allo stesso modo la sua Carrie divisa e forte, spezzata da un passato difficile da dimenticare, non è la classica moglie fedifraga, ma ha in sé una sfaccettatura di elementi che la rendono credibile, e soprattutto, umana, cosa difficile per un character simile. A far loro da contorno, degli antagonisti con i contro fiocchi (a Rabbit e Proctor si uniscono qui degli spietati naziskin), e degli aiutanti portatori sani di ironia (il formidabile duo Sugar/Job più gli agenti Brock e Emmett), in aggiunta al tutto, per la gioia dei maschietti, una quota rosa considerevole pronta a spogliarsi senza inibizioni.


Ma fortunatamente Banshee è molto più di una storia tosta di vendette e scontri con dei bei personaggi, è una serie che nel suo pulp ha qualcosa da dire, soprattutto a livello di regia.
Il montaggio alternato è il suo marchio di fabbrica, così come il taglia e incolla di pochi secondi che ne fa un prodotto qualitativamente interessante, reso ancora più cool da una colonna sonora che sa il fatto suo e sottolinea in modo strepitoso le scene migliori (su tutti This night dei Black Lab che rende ancor più epico il finale).
Tra incendi simbolici, morti inaspettate e assalti di chiesa, anche questa stagione ha mantenuto un alto tasso di momenti dove la violenza e la bellezza sono esplose, lasciando a bocca aperta lo spettatore.
E ora che alcune porte sembrano essersi finalmente chiuse, altre sono rimaste aperte o sono pronte ad essere sfondate nella prossima, già attesissima stagione!


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