24 gennaio 2015

La Teoria del Tutto

Andiamo al Cinema

Se l'arancione è il nuovo nero, gli scienziati sono le nuove rock star.
La nuova ondata del cinema made in Hollywood sembra infatti quella non solo di raccontarci vite vissute in biopic sempre più ricercati, ma anche di fare di matematici, fisici e chimici nuovi idoli da amare: dall'intenso Alan Turing di Benedict passando anche per la Disney che con il suo Big Hero 6 rende esperimenti, laboratori e il mondo solitamente nerd dei secchioni, affascinante e allettante.
Merito forse del piccolo schermo, in cui ormai 7 anni fa esordirono dei certi Walter e Jesse rendendo la chimica improvvisamente attraente?
Forse.
Sta di fatto che questa è la nuova tendenza, e basta anche solo dare uno sguardo alle nominations degli Oscar per rendercene conto.


L'uomo da battere sarà lui, il giovane Eddie Redmayne, che ha annullato il suo fisico, dimagrendo, imbruttendosi, storpiandosi per rendere nel migliore dei modi Stephen Hawkings.
E c'è riuscito, portando la sua interpretazione a livelli naturali, in cui il confine tra realtà e finzione si fa sottile.
Ma tralasciando la prova attoriale, com'è La Teoria del Tutto in questo nuovo filone del cinema mainstream impegnato?
E' una storia d'amore, purtroppo.
Né più né meno che il racconto della nascita, dell'evolversi e della fine di un amore e di un matrimonio difficile, che passa per una malattia degenerativa, per amanti e per successi scientifici. Il vero peccato è che questi successi non li vediamo, se non di striscio, senza seguire quell'evoluzione che è invece riservata all'unione tra Stephen e Jane.
Mente brillante, geniale, quella di lui, che a soli 17 anni all'Università di Cambridge inizia a fare del tempo la sua materia di studi, teorizzando, investendo il suo di tempo nel capirlo.
Caparbia e innamorata lei, che dovrà essere forte per entrambi, chiusa in un matrimonio dove i figli continuano a nascere e il tempo per se stessa non lo trova.
Nel mezzo, la malattia, che prosegue il suo corso lenta e inesorabile, mettendo a tacere la diagnosi di soli due anni di vita, prendendosi poco a poco nuovi pezzi di Stephen, voce compresa.


Se Eddie è incredibile, incredibile è anche la sua spalla Felicity Jones, che trova finalmente il ruolo per far breccia al grande pubblico dopo i ruoli splendidi ma indie in Like Crazy e Breath In.
I due attori reggono da soli una sceneggiatura che lascia fuori troppo, che spiega solo raramente cosa Stephen faccia in ambito scientifico, mostrandoci qua e là i premi da accettare, le onorificenze, i progressi dei suoi studi.
Ed è un peccato, lo ripeto, perchè per una volta forse è più interessante quanto prodotto che l'uomo che lo ha prodotto, e perchè La teoria del tutto resta Una teoria sull'amore, che può finire.
Il lieto fine c'è e non c'è, l'amicizia è rimasta, ma dall'esaltazione e l'innalzamento iniziale, il matrimonio che ci viene raccontato non è certo quello perfetto che rende i romantici felici.
Fortuna allora che ci pensa la musica a far sobbalzare il cuore, composta da Jóhann Jóhannsson, elegante, delicata e meravigliosa, già vincitrice di un Golden Globe e se il doppiamente nominato Alexandre Desplat lascerà il posto, c'è speranza anche per un Oscar.
Meno bene va a livello tecnico, con una regia un po' troppo pretenziosa, un po' troppo rimarcata in certi punti.
A differenza di quanto fatto con Turing -paragone che nasce spontaneo- qui si è puntato troppo sull'uomo Stephen, mostrandoci sì tutta la sua forza, la sua intelligenza e la sua ironia, ma lasciando da parte il suo cervello, preferendogli un cuore che non tocca quello dello spettatore, o almeno non il mio.


PS: Hawkings me lo ha invece rubato con la sua citazione doctorwhoviana "Exterminate!".
Grazie!

23 commenti:

  1. Concordo, però una cosa vorrei dirla. Il film è tratto da Verso l'infinito, la biografia di Jane.
    Ecco perché si dà molto risalto alla loro relazione e poco alle scoperte scientifiche. Dovrebbe essere quello di lei il pov predominante - e qui non sempre è purtroppo così - e, da studentessa di lettere e arte, magari neppure lei stava troppo dietro a tutte le teorie dettagliatissime del marito.

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    1. Capito, però come scrive Sauro più sotto non è quello che ti aspetti da un film su Hawking, e anche se poi è così, la storia non convince, e finisce che avresti voluto vedere di più altri aspetti.
      Per me una delusione, soprattutto se paragonato al più riuscito The imitation game, dove privato e pubblico sapevano coesistere e sorreggersi a vicenda, senza enfatizzare troppo.

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  2. ...io mi sono sentita come se avessi ordinato petto di pollo e mi fosse stata servita una trota...
    buonina eh, per cortesia, ma non esattamente quello che ti aspetti...
    francamente, avrei preferito meno romanticismo e più sostanza... sicuro non da Oscar il film... i protagonisti, invece...

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    1. Esattamente come mi sono sentita io, non potevi descriverlo in modo migliore :)
      Il film in sé, sopratutto per il lato tecnico, non è da Oscar, gli attori in stato di grazie sono sicuramente quelli da battere.

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  3. Il film è tratto dalla biografia di Jane Wilde, non avevano alcun motivo (se avessero trovato il modo di farlo bene ma non era per nulla obbligatorio) di soffermarsi sulla componente scientifica: il punto era spingere sulla straordinarietà del percorso umano di due persone, un percorso che Hawking ha appunto fatto come un qualunque individuo colpito dalla malattia e che la perseveranza di Jane ha contribuito a rendere straordinario. Per me bellissimo così com'è, perchè il suo intento non era e non è mai stato di focalizzarsi sul lavoro di Hawking http://firstimpressions86.blogspot.com/2015/01/the-theory-of-everything.html

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  4. No, va beh, ma sei senza cuore! ;)

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    1. Detto da te, mi fa molta ma molta paura!
      Che ti sta succedendo, dopo Mr Banks, anche questo? Dov'è finito il Cannibale?

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  5. Sarò l'unica, ma a me questo film non è piaciuto un gran che. Non mi sembra che sia stata trattata a dovere la loro storia d'amore e sinceramente avrei preferito maggiore attenzione verso la ricerca scientifica di Hawking. Belle le interpretazioni degli attori (che poi è l'unica cosa che salvo del film) ma secondo me non è da Oscar.

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    1. La penso come te, vero che partivo con molte aspettative, ma l'ho trovato un film romantico, troppo, che lascia troppe zone buie, su tutte proprio quelle che hanno permesso a Hawking di essere conosciuto e rendere così particolare anche il suo primo matrimonio.

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  6. D'accordo che è tratto dalla biografia dell'ex-moglie, però insomma... se uno non sa chi sia Stephen Hawking, dopo aver visto questo film continuerà a non saperne nulla. Va bene privilegiare il lato 'romantico' e privato, però c'è un limite: nel film non viene spiegata nemmeno quale sia la teoria del titolo! Ennesimo biopic filo-hollywoodiano, pieno di manierismo, ruffianeria e lacrime a comando. Per me da evitare assolutamente. La musica è bella, ma anch'essa 'telecomandata' e pronta a 'esplodere' ogniqualvolta vediamo una delle (troppe) scene madri... questo è uno dei pochi casi in cui la colonna sonora funziona meglio ascoltata in cd piuttosto che vedendo il film. Ho detto tutto.

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    1. non vorrei sembrarti sdolcinata, ma per me è abbastanza chiaro che il titolo non abbia a che fare con lo studio di Hawking e che la "teoria del tutto" sia, metaforicamente, legata all'amore fra i protagonisti e ciò che insieme hanno costruito. I film ruffiani e da evitare per me sono ben altri. Che male c'è se la musica sottolinea un momento importante? Che poi, tutte queste scene madri da strappo di capelli isterico non me le ricordo proprio, tutto è estremamente controllato, nel senso migliore del termine.

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    2. Se uno non sa chi sia Stephen Hawking e vuole saperlo si fa una bella ricerchina...il film non aveva nessuna ragione di diventare uno strumento di divulgazione, ma di raccontare una storia umanamente straordinaria. Se avesse calcato più la mano sulla scienza, sono sicura che qualcuno si starebbe lamentando della semplificazione eccessiva delle teorie :D

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    3. No, Alessia. Non sono d'accordo. Se il film raccontasse la vicenda di una persona qualunque allora il tuo discorso poteva anche starmi bene... ma se fai un biopic su un personaggio famoso non puoi lasciare fuori dal film tutto quello che ha contribuito a renderlo famoso. Ti faccio un esempio di un altro pessimo biopic: 'Jimi - All is by my side', ovvero la biografia di Jimi Hendrix senza far sentire nemmeno una delle canzoni di Jimi Hendrix: ti pare possibile?

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    4. ma il film non ignora le scoperte di Hawking, semplicemente le accenna senza approfondirle per privilegiare il punto di vista "domestico". è una cosa molto diversa. Il film voleva raccontare la storia di Stephen e Jane e il modo in cui la loro relazione è stata messa alla prova dalla malattia. Questo era il registro scelto. Può non piacere, ma non è una mancanza del film. Il film ha seguito una linea ben precisa e nella sua linea non ha mancato. A ognuno la sua opinione. ;)

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    5. Rispondo ora e rispondo ad entrambi qui, anche se Sauro ha già espresso tutto quello che già potevo dire.
      La biografia di Hawking proprio perchè lui è Hawking è stata possibile portarla a film, quindi veder passare gli anni senza vedere i suoi progressi scientifici mi ha fatto sentire fregata. Sinceramente poco mi importa di tutte quelle scene madri e commoventi sulle sue difficoltà, vorrei vedere i suoi successi, le sue teorie, cercare di capirle.
      Un po' come con Turing: non mi interessava la sua omosessualità, il suo tragico finale, ma quello che lo ha reso un uomo importante, il suo genio. Qui manca, ed è un peccato. Ok, posso informarmi, ma se mi fai un film su Hawking, mi aspetto Hawking, non una variazione tragica su una storia d'amore anche un po' ruffiana..

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    6. beh considerando che in tantissimi si sono lamentati per the imitation game del fatto che si era trattato troppo del suo lavoro e troppo poco della sua omosessualità, direi che non si è mai contenti, per l'appunto :D c'è un problema di aspettative deluse su qualcosa che non era assolutamente da mettersi in conto (dato, ripeto, che è la biografia di Jane ad essere stata oggetto di trasposizione) che non ha niente a che vedere con una mancanza del film, come ho già detto nei vari commenti ;) poi,(lo ripeto per l'ultima volta e basta :P) qui non c'è nessuna variazione tragica: è stata la loro vita, è stata reale, è stata vissuta e sofferta. Ruffiana? Forse se non lo fosse stata a quest'ora Hawking si sarebbe suicidato e sarebbe finita lì...who knows.

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  7. Concordo con Kelvin.
    Senza contare che, regia e comparto tecnico in pieno stile Oscar a parte, è un film che davvero non comunica quasi nulla.

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    1. non comunica nulla? Oddio, vorrei avere la vostra stessa resistenza :D

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    2. Io sono da sempre una lacrima facile, ma qui mi è sembrato davvero mi si chiedesse di piangere, mi si chiedesse di commuovermi, e quindi, no, non mi ha comunicato granché. Finale precisino e ruffiano compreso.

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  8. Che sia 'solo una storia d'amore' per me è il problema minore. Il problema è che la storia d'amore è trattata davvero in maniera indegna...

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    1. Vedo che alla fin fine siamo in parecchi a pensarla così, non mi sento sola :)

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  9. Uh io la penso proprio in maniera ribaltata. The imitation game mi ha commosso e convinta che gran poco, La teoria del tutto invece mi ha ridotto in lacrime con almeno una dozzina di pacchetti di fazzoletti consumati. Mi aspettavo molto da the imitation e sono stata un po' delusa, non tanto da Benedict sempre ottimo, ma dal contesto generale. Qui non mi aspettavo niente ed è stata una delle più belle sorprese fin ora.

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    1. Io avevo aspettative completamente opposte: gran poco da The imitation game, molto (soprattutto in delicatezza) da La teoria del tutto.
      I pregiudizi sono una brutta cosa, insomma.

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