26 maggio 2015

The Following - Stagione 3

Quando i film si fanno ad episodi.

Quello di The Following è e rimarrà uno degli inizi più folgoranti di sempre.
Quel pilot andato in onda solo 2 anni fa, prometteva colpi di scena, tensione, e uno sviluppo profondo, che abbracciava riferimenti letterari come indagini dell'FBI.
Peccato però che negli episodi successivi della prima stagione tutto fu annacquato, tutto divenne un ammasso di nonsense in cui la figura dell'eroe solitario faceva a botte (a volte anche letteralmente) con le regole basilari di veridicità nonché di etica dell'FBI stessa, e che quindi Ryan Hardy e la sua missione personale contro il serial killer dall'appeal british Joe Carroll, iniziavano a diventare un appuntamento in cui le risate erano involontariamente garantite.
Questo ha permesso alla serie senza alcun dubbio di proseguire fino alla terza tornata, passando sopra a buchi di sceneggiatura grossi come una delle tante magioni nascoste nei boschi che spuntano come funghi, passando sopra a nuovi cattivi da inserire a random o di quelle missioni personali a cui il buon Ryan non sa rinunciare.
Fino a qui, perlomeno, perchè non è ancora chiaro se sono stati gli sceneggiatori in crisi su chi far morire/su chi inserire/su come far fuggire ancora una volta Joe da una prigione di massimissima sicurezza o semplicemente l'FBI che non voleva più essere ridicolizzata, pardon, rappresentata dalla famiglia Hardy e soci, ma sta di fatto che a The Following è stato dato lo stop.
Basta stagioni, con questo ultimo ciclo di 15 episodi si chiude baracca e burattini.



Viene quindi da pensare che il finale sia di quelli da brividi, che il buon Kevin Williamson che c'ha regalato i primi brividi con Scream e le prime cotte con Dawson's Creek, abbia deciso di tornare agli albori, di fare dopo quel pilot anche una equivalente ending.
Sbagliato.
Ritroviamo Ryan un anno dopo la cattura di Joe beatamente felice, invitato d'onore al matrimonio di Mendez, con una nuova compagna, medico, compiacente.
Ma si sa, il motto nella vita di uno che ha perso entrambi i genitori, che si è innamorato della moglie di un serial killer, il cui fratello era un pompiere in servizio durante l'11 settembre, è e sempre sarà: Mai una Gioia.
E così le prime crepe in questo idillio instabile si hanno con del sangue versato proprio sul suo viso, che portano a nuove indagini, che portano a nuove minacce, che portano a quel Mark Gray tanto ricercato da Mike che ora è tornato a farsi sentire e a chiedere la verità per quanto riguarda la morte della madre.
Va da sé che assieme allo psicolabile Mark c'è una coppia focosa di cattivi, i quali sono legati ad un cattivo più cattivo, il quale è a sua volta legato ad un altro cattivo, temibile, che ha un'altra cattiva al suo fianco, i quali andranno insieme a cercare aiuto da un altro cattivo ancora.
Una catena di cattiveria che con non poche difficoltà Hardy e soci annienteranno, senza per questo evitare di lasciare una lunghissima scia di sangue innocente dietro di loro, inconsapevoli poi che questa catena sembra non poter essere spezzata.


Si può quindi dividere questa terza stagione in 3 parti, in base al cattivo di turno da sconfiggere, e visto che nessuno di questi è il buon Joe, mansueto (ma non troppo) rinchiuso nel suo carcere, il loro appeal è pari a zero.
L'efferatezza e la sagacia di cui si vantano, che ha permesso ad ognuno di vivere in santa pace compiendo i propri delitti per anni, sembra perdersi nel vuoto una volta che vengono inseguiti, e con un intuito degno di un segugio, ma con un tempismo peggio del peggior ritardatario, Hardy sta loro alle costole.
Cosa salvare quindi in una stagione così densa, in cui i colpi di scena non sono certo mancati pur essendo così WTF?
Gran poco, a dirla tutta, perchè il motore di The Following è sempre stato il dualismo tra Hardy e Carroll, e tolto di mezzo uno resta gran poco, se non quell'episodio a lui dedicato.
La presenza di James Purefoy richiamata in scena per abuso di alcool non aiuta, e così spiace dire al sempre bello e sempre in forma Kevin Bacon che sì, la cancellazione di The Following è giusta e doverosa, e che è stato un bene fermare la sua versione vendicatrice e incappucciata da ulteriori scivoloni.
Quello che resta, è una possibilità sprecata nel modo peggiore, quello che mancheranno, saranno quelle risate, quei MaiUnaGioia che facevano di un thriller una delle migliori comedy in circolazione.


7 commenti:

  1. La cancellazione è arrivata ad hoc. Inutilissimo, trascurabile. E non ci divertiva neanche più.

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  2. La puntata pilota era una bomba, è vero.
    Poi tutto è stato sciupato...

    Persino il divertimento (involontario) provocato dalla sua visione dopo un po' mi ha stufato.
    La terza stagione l'ho abbandonata subito all'inizio, e a quanto pare non ho fatto troppo male. :)

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    1. Il fascino di Bacon ha avuto la meglio, e poi avendo saputo della cancellazione c'era di mezzo la curiosità. Niente di ché, ma qualche risata me l'ha strappata lo stesso.

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  3. Ho visto giusto il pilot, ma a quanto pare non mi sono persa niente!

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  4. la prima serie ebbe un buon impatto, ma fu troppo lunga...
    la seconda invece non l'ho nemmeno vista.
    che finisca non mi rende inconsolabile, ma vedrò la fine comunue

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  5. La prima stagione dopo quel meraviglioso pilot, l'ho conclusa nonostante gli sforzi immani. La seconda no...quindi non mi dispiace che lo abbiano chiuso. E Carol, il personaggio più cretino degli ultimi anni, la moglie di Joe..che fine ha fatto?

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    1. Sono magnanima e quindi SPOILER GRANDISSIMO per chi non ha visto il finale:

      Claire se ne va a fine seconda stagione, dicendo addio a Ryan, alla ricerca di una vita normale per lei e il figlio. Joe invece viene condannato a morte, e se ne va dopo qualche altra piccolo omicidio in carcere, fissando per bene il suo amato Ryan durante l'iniezione letale.

      Bello, no?

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