1 settembre 2015

Hannibal - Stagione 3

Quando i film si fanno ad episodi.

In mezzo a tutto il tam tam di "Hannibal lo cancellano, Hannibal lo salvano, Hannibal forse non lo salvano, forse ci fanno un film, forse invece no, lo cancellano davvero", sembra ci si sia dimenticati che Hannibal stava andando avanti, che Hannibal stava dando vita a un'epopea italiana di rara bellezza, che con i suoi ritmi volutamente lenti, con l'eleganza che lo ha contraddistinto fin dalla prima stagione, stava anche toccando i suoi vertici.
Non più indagini da mandare avanti, serial killer da catturare e un gioco al gatto e al topo chiuso in una casa finemente arredata con tanto di cucina fornita, ora siamo a Firenze, siamo lì dove Hannibal ha collezionato alcune delle sue vittime, e l'unico serial killer da catturare è lui.

Scappato lasciando cicatrici profonde ad ognuno dei suoi compagni, si è ricreato una vita in mezzo al sangue e in mezzo all'eleganza, ricreando un'atmosfera suggestiva di cui fa parte Bedelia.
Agli altri il compito di stanarlo, di fermarlo, che sia attraverso la polizia italiana, che sia attraverso il suo passato che ha radici in Lituania, che sia attraverso una taglia, cospicua.
Jack, Will, Alana ognuno a loro modo arrivano nella tana del lupo, o dell'alce, finiscono per cadere in quella trappola, finiscono per ritornare nei loro passi, per essere rispediti in America, a provarci ancora, a fermarlo.
Questo nella prima parte, almeno, di quest'ultima stagione, sicuramente la più esteticamente perfetta, la più dosata, la più calibrata.
Nella seconda tutto cambia, non solo si fanno passare tre anni, non solo Hannibal è dietro un vetro, in gabbia, ma a versare sangue è un altro, è un drago rosso che cita William Blake e che non ha pietà, che si innamora ma tradisce, che emula e vuole essere adulato.
E qui si sbanda un po', tra donne dimenticate, con Will richiamato ancora in servizio, con un futuro di psicologhe che han dimenticato l'ortodossia, con un'altra caccia che sembra però portare indietro invece che avanzare.


Ma questa caccia serve, per vedere nuovamente insieme Will e Hannibal, per vedere l'uno entrare nella testa dell'altro, subirne il fascino, per dar vita a scene di una bellezza e di una crudezza uniche.
Serve per portare ad un finale che non voleva essere definitivo ma che definitivo è lo stesso, con una canzone strepitosa che nella sua modernità non minaccia l'equilibrio, in cui Will ci toglie le parole di bocca: è (tutto) bellissimo.
Gli ascolti saranno stati anche bassi, ma questo Hannibal aveva senso di esistere ancora, poteva continuare anche sotto forma dell'ennesimo miracolo, perchè interpretazioni così gelidamente sentite che no, non fanno rimpiangere gli originali, dialoghi così finemente confezionati e fotografie così nitide nel rosso del sangue, nel nero della luna piena, saranno difficili da dimenticare, o da sostituire.


1 commento:

  1. Piango la cancellazione da mesi, ormai.
    Hai ragione, meglio parlare della stagione in sé, che forse è la più bella delle tre.
    Sopratutto nella prima parte, in cui - anche a livello stilistico - si dà il meglio.
    L'entrata in scena di Red Dragon, invece, tra un Armitage troppo belloccio e vanitoso e svolte che chi conosce bene il film (o meglio, i film, perché c'è pure Manhunter, volendo) si è goduto poco, non mi ha preso granché. E poi c'è il finale, che è bellissimo, anche mozzato così. Due protagonisti bravissimi - e che tutti shippano spudoratamente, ovvio - in mancanza dei veri True Detective e la regia di un perfezionismo impossibile fa il resto.

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