7 settembre 2015

Venezia 72 - The Endless River


Ci sono un lui e una lei, ma non stiamo per parlare di una rom com.
Anzi.
Stiamo per parlare di un dramma, di perdite difficili da superare, di pianti a dirotto che si sprecano. E proprio per questo non ci sarebbe peggior momento per incontrarsi per lei e per lui.
Lui, francese da un paio d'anni in Sudafrica con la famiglia, si vede massacrare quella famiglia una notte che non c'è, moglie e figli uccisi a sangue freddo, con una violenza estrema.
Lei, la sua famiglia la vede ricomporsi dopo 4 anni passati ad aspettare che il marito esca dal carcere, e quando esce, la ignora, le preferisce serate al bar, a bere e giocare a carte con gli stessi amici che l'hanno coinvolto in quella rapina che l'ha messo dietro le sbarre.
Lui e lei si incontrano la prima volta nel locale dove lei fa la cameriera, si parlano, c'è intesa, ma non sanno ancora che il loro destino è legato a doppio filo: la polizia sospetta del marito di Tiny, e questo sospetto lo condivide con Gilles, pieno di rabbia e di dolore.
A questa prima parte intensa, dove come si diceva i pianti si sprecano, ma si capiscono, segue una seconda parte improvvisa, che non si capisce dove vuole finire, con Tiny e Gilles che prendono la strada, che scappano dai rispettivi dolori, dall'elaborazione di un lutto troppo grande.
Si muovono in auto, si fermano dove capita, vanno in discoteca e mangiano fuori, e noi li seguiamo perdersi, l'uno nelle braccia dell'altra, l'una in un dolore che non finisce.
Li seguiamo ma rimaniamo bloccati, in un finale mozzo che rovina ancor più un film partito bene.
Ed è un peccato, davvero, perchè le potenzialità per una pellicola intimista, dai tempi lenti, dalle musiche d'atmosfera, dai protagonisti anche troppo belli (lui, Nicolas Duvauchelle, in particolare) c'erano. E invece no, tutto si perde, tutto resta sospeso, nel peggiore dei modi.

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