6 settembre 2015

Venezia 72 - L'Attesa


Team antiSorrentino siete avvertiti, questo film non farà per voi.
Il motivo principale è che il regista Piero Messina proprio del premio Oscar è stato assistente, formando così un suo stile chiaramente influenzato dall'estica e dal ritmo dell'amico.

Bastano infatti le scene iniziali, con il corpo di Cristo reso invitante, con Juliette Binoche glaciale ad osservarci, che prosegue, dopo i titoli di testa, con l'arrivo di Jeanne all'aeroporto che ha come sfondo musicale la musica giusta, quella degli XX.
Fin da qui Messina non lascia scelta: o conquista o irrita.
E così se la trama può a molti sembrare troppo semplice, troppo povera, è ovviamente il modo in cui ci viene raccontata a fare la differenza.
Jeanne arriva in Sicilia dalla Francia per ritrovarsi con il suo ragazzo, Giuseppe, e festeggiare nella tenuta della madre la Pasqua. Giuseppe però non c'è, c'è solo lei, Anna, che con distacco e freddezza la accoglie, tenendola all'oscuro della verità, tenendola a distanza.
Sole in quella grande casa immersa nella natura, con un solo aiutante che le osserva indignato, nuora e suocera stringono un legame difficile da classificare che passa dall'amicizia in cui ci si confidano anche i segreti più intimi, a un più tipico senso di rispetto verso l'età e la situazione.
Nel tutto, aleggia il silenzio di Giuseppe, la sua assenza e quell'attesa, prolungata all'infinito, di una confessione, di una notizia da dare.
L'azione è messa al bando, i giorni scorrono nella loro semplicità, incorniciando una natura e semplici gesti con una fotografia che fa invidia.
Messina fa il suo esordio prendendo chiaramente spunto dal suo maestro, ma mostrando più linearità e facendo un ottimo uso di un'attrice come Juliette Binoche come sempre impressionante, e della giovane promessa francese Lou de Laâge. Il racconto non divaga, non ci si perde, e ogni estetizzazione del caso trova il suo posto senza urtare, con una musica che ha il suo apice in Leonard Cohen ed è tutta da amare.
I fischi in sala ci sono stati, ovvio, ma entrare in questo film, entrare nell'elaborazione di un lutto indescrivibile, entrare in uno stile alto, a volte richiede semplicemente il silenzio.

1 commento:

  1. Mi incuriosisce, nonostante l'odio - be', odio è una parola grossa - verso Sorrentino.
    Colpa della Binoche, soprattutto, che è troppo brava per ignorarla, quando prende parte a qualcosa; figuriamoci se è qualcosa di nostro.

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