4 settembre 2015

Venezia 72 - Lolo


Julie Delpy non si smentisce: è sempre lei, con le sue nevrosi, con le sue tante parole, come una Woody al femminile. E francese.
La Celine di Linklater la ricalcava tanto, e così è stato anche nei suoi film da regista, con il duo dei 2 giorni a... (Parigi e New York) a presentarcela ancora così: fresca e genuina.

La si ritrova a Venezia con qualche anno di più, con qualche chilo di più, ma portati entrambi in modo splendido prima di tutto perchè lei per prima ci ironizza, la ritroviamo con un film frizzante, che mescola elementi da comedy americana a un umorismo tipicamente snob e francese.
Lei è Violette, della Parigi alta, che si occupa di sfilate e che si occupa di un figlio cresciuto che la ama, un po' troppo. Quel figlio, Lolo, nasconde infatti un'anima possessiva che lo porta a cercare di sabotare la prima relazione seria della madre dopo anni, dopo l'abbandono del padre e qualche uomo di passaggio durato gran poco.
Peccato che il prescelto pur avendo tutte le carte in regola per essere una semplice avventura vacanziera, a Parigi si trasferisce e l'idillio sembra continuare, alla faccia dei suoi modi un po' rozzi, del suo aspetto fisico non certo aitante, della mancanza di stile.
Gli opposti che si attraggono devono quindi superare prove su prove, con Lolo che sempre più perfidamente tenta di mettere i bastoni sulle ruote.
Ci si diverte, e parecchio, grazie a battute fulminanti che nascono soprattutto tra due migliori amiche sboccate e sincere, ci si diverte in escamotage che pur richiamando commedie grossolane made in USA, hanno quello chic parigino che le arricchisce.
Se la sceneggiatura della stessa Delpy riserva tante piccole perle di umorismo, la sua regia è altrettanto frizzante, muovendosi tra interni borghesi, feste snob (con tanto di Karl Lagerfeld) e una città meno da cartolina, anzi, relegata a quei sobborghi della finanza tanto poco estetici.
Spalla che funziona è Dany Boon, il bruttino poco sexy, mentre Lolo ha quella faccia da stronzo di Vicent Lacoste che risulta quindi perfetta.
Una ventata di leggerezza e freschezza la Delpy ce l'ha regalata, e noi le siamo come sempre grati.

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