7 settembre 2015

Venezia 72 - Rabin, the Last Day


E' la cronaca di una morte annunciata quella che ci racconta Amos Gitai: è la morte del primo ministro Yitzhak Rabin avvenuta il 4 novembre 1995 durante il lungo processo per stipulare la pace tra Israele e Palestina.
E' un documento che rimane, che fa riflettere, che fa capire la mentalità di un popolo in cui tutti sapevano, lo stesso Rabin poteva supporre, ma nessuno fece niente, anzi, nella fermezza, nella non azione, si aiutò quel singolo omicida a sparare i tre fatali colpi di pistola.
Gitai ne fa un discorso di denuncia, utilizzando immagini d'archivio, intervistando i diretti protagonisti e ricostruendo le indagini interne, ci porta a conoscere i fatti, le mancanze della polizia e della sicurezza, il clima di un Paese in cui estremisti inveivano da tempo contro il capo del governo, lanciando maledizioni su di lui, manifestando apertamente, augurandogli la morte.
In un clima teso, innegabilmente, dove lo scontento per un processo che visto dai nostri occhi occidentali era giusto e intelligente, fa capire dove siamo arrivati a 20 anni di distanza.
Siamo però davanti a una lunghezza fiume, 153 minuti serrati, tante parole, tanti dialoghi tecnici e, lo ammetto, la palpebra qui è là è caduta.
Colpa però di un tema difficile e spinoso, che solo se ben predisposti si segue con passione, di certo Gitai ci mette il suo, privilegiando lunghi piani sequenza, utilizzando una musica che rende più tesa la messa in scena.
L'ultimo giorno del primo ministro Rabin più che semplice film si fa documento storico di grande importanza, e come tale se da una parte informa, dall'altra appesantisce.

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