4 maggio 2016

Lo Chiamavano Jeeg Robot

Andiamo al Cinema

E alla fine, ce l'ho fatta.
Ci sono voluti quasi due mesi, ci sono volute le vittorie (7, sì, sette) ai David di Donatello e una distribuzione finalmente complice, ma a vedere Lo chiamavano Jeeg Robot in sala ce l'ho fatta anch'io.
Ed ovvio che, davanti agli entusiasmi, ai plausi di critica, giornalisti, pubblico e blogger il timore di vedere infrangere il mio entusiasmo, le mie speranze, era alto.
Fortunatamente, Jeeg Robot si è dimostrato essere all'altezza delle aspettative, riuscendo addirittura a superarle.


La frase "non sembra nemmeno un film italiano" è un complimento a doppio taglio.
Come a dire che i film italiani sono tutti commediole tutte uguali, dalla comicità bassa bassa, con i soliti nomi che girano.
Facile fare gli snob, lo faccio pure io spesso e volentieri di fronte ai soliti titoli e alle solite tematiche che le produzioni nostrane portano su grande schermo.
Ma silenziosamente, qualcosa si muove.
Qualcosa in mezzo al filone nord vs sud o donne vs uomini, si distacca.
E si distacca anche dal filone "autoriale" che comprende uno come Sorrentino, o come Garrone o come Moretti.
Quel qualcosa è una speranza: Suburra, Non essere cattivo, Veloce come il vento, Perfetti Sconosciuti.
Tutti film che parlano dell'Italia, dei suoi mali, tra malavita, droga, scommesse e telefonini, ma che parlano in modo nuovo, in modo bello.
A questi, come un gioiellino che si distanzia ancor più dagli altri, si inserisce Jeeg Robot.
Un film italiano, che parla di un supereroe, che parla della nemesi di questo supereroe.
Sì, è possibile.
Ed è possibile che sia tutto bellissimo.
Gli americani ne avrebbero tranquillamente fatto tre capitoli, dalla presa dei poteri da parte del taciturno, solitario e asociale Enzo, ladruncolo di borgata (di Tor Bella Monaca per la precisione), immischiato suo malgrado in un giro più grande, il crescere di questi poteri e di un amore strano, per una strana donna-bambina, che lo paragona  a Hiroshi Shiba, che lo aiuta ad aprirsi, ad amare, ad affrontare il male, incarnato dal meraviglioso Zingaro, invidioso e spietato, e infine il grande scontro finale tra i due, tra vendetta e presa di coscienza del vero significato di quei superpoteri.


Tre capitoli qui riuniti in quella che è una trama epica, dove, non ce ne voglia lo stropicciato Claudio Santamaria, a spiccare è quel cattivo, quell'antagonista da sempre affascinante come il solo male sa essere.
E non sarebbe lo stesso se ad incarnarlo non ci fosse uno come Luca Marinelli, esploso assieme a Alessandro Borghi in questa nuova generazione del cinema italiano. Il suo Zingaro, il suo Fabio, è fan-ta-sti-co, con il suo alone cult, il suo passato tra le fila di Buona Domenica e quella passione per le vecchie hit italiche che rendono ancora più cult non solo lui, ma Jeeg Robot di per sé.
Un'emozione da poco, Non sono una signora, risuonano come musica nuova.
E poi c'è lei, quella che arriva dal Grande Fratello, con gli occhi grandi e la bocca sgraziata, quella Ilenia Pastorelli che dovrà ringraziare a vita Gabriele Mainetti per l'opportunità che ha avuto, di dare voce e corpo ad Alessia, principessa triste, aiutante d'eccezione.
Mainetti confeziona così un film di quelli solidi, con la fotografia giusta (la scena -con quei colori- al luna park, per dire), le luci giuste (le performance dello Zingaro, per dire), gli effetti speciali giusti (il termosifone piegato, per dire, o le lunghe scazzottate) in cui la lezione americana viene assimilata tramite oggetti feticcio quali gli yogurt, il lettore DVD, i porno.
Un film, quindi, che si staglia nel panorama nazionale come un'anomalia impensabile e viene da dire quasi giustamente vista di malocchio da quei produttori che sei anni or sono rifiutarono il progetto.
Forse i tempi allora non erano maturi, forse il risultato sarebbe stato diverso, quel che è certo, è che Jeeg Robot pur con qualche difetto di lungaggine e di romanaggine, pur con il suo essere di genere -cliché compresi, è un'aria nuova che soffia dal grande schermo, è un'aria fresca e piena di speranza.


Regia Gabriele Mainetti
Sceneggiatura Nicola Guaglianone, Menotti
Musiche Gabriele Mainetti, Michele Braga
Cast Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli
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8 commenti:

  1. vabbè, già sai ampiamente...son contenta ti sia piaciuto!

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  2. Contentissimo anch'io, che tanto quanto te mi tengo a distanza, di solito, dal cinecomic. Hanno frenato il mio entusiasmo, in questo caso, un epilogo che tradisce un po' la carenza di budget e una parte crime poco sviluppata, ma è stato amore, sì. Non tanto per Marinelli, che ha un personaggio scritto a regola d'arte ma ricicla qualche eccesso di Non essere cattivo, quanto dell'ex gieffina. Nella scena di loro due, abbracciati mentre proiettano il cartone animato, quasi commovente.

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  3. Io invece purtroppo devo ancora vederlo...

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  4. Sono felice che ti sia piaciuto. Grandissima Visione!

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  5. Purtroppo sono nella stessa situazione di Cannibal.
    Una vera disgrazia.

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  6. Gran film, insieme a Veloce come il Vento mi da speranza per il futuro del cinema italiano :)

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  7. Condivido al 100% quello che hai scritto. Questa stagione cinematografica ha sancito il grande ritorno al cinema italiano di genere e i titoli che hai citato sono, oggettivamente, tutti di ottima fattura. Questo "Jeeg Robot" però è quello più coraggioso e originale, con ottimi personaggi (grandioso Luca Marinelli, un "villain" indimenticabile!) e dignitosissimo anche a livello tecnico malgrado lo scarso budget a disposizione: gli effetti speciali, girati in economia, sono assolutamente credibili.
    Insomma, una delle più belle sorprese di quest'anno!

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  8. Marinelli miglior cattivo da cinefumetto di sempre probabilmente - se si esclude il Joker di Ledger che è su un altro pianeta - e film davvero magnifico. Il cinema italiano quest'anno c'è, soprattutto con proposte non d'autore quali erano state lo scorso anno quelle di Moretti Garrone e Sorrentino...

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