27 giugno 2016

Lost - Stagione 5

La stagione più strana?
Probabilmente.
La stagione più assurda?
Anche.
Ma non per questo una stagione minore.
Quelli che consideravo come pecche anni or sono, sono diventati adesso punti di forza: viaggi nel tempo, paradossi temporali, fenomeni fisici e forze naturali e sovrannaturali.
Insomma, pane per i miei denti, che agli anni da umanista del liceo, sto facendo seguire anni di passione per la scienza.
E Lost sembra accontentare entrambe le mie nature.



Viaggi nel tempo, dicevamo, perchè con gli Oceanic Six che se ne sono andati, con Ben che muove quel timone, l'Isola perde aderenza nel tempo, e si sposta, si muove, avanti e indietro.
A non cambiare, Richard, per il quale è tornata la cotta, a non cambiare, l'amore per il personaggio di Faraday strettamente legato a quello di Desmond.
Se gli Oceanic Six sono in conflitto di fede (tornare? non tornare?) interessano di più le vicende di chi nell'Isola rimane, di chi è costretto ad ambientarsi in fretta, a diventare parte del progetto Dharma, rifacendosi una vita.
E così il quadrato Jack-Kate-Sawyer-Juliet amplia la sua portata, e così anche il buffo Miles acquista più spessore, procedendo con episodi in cui i flashfoward tornano ad essere flashback.
È tutto un po' più confuso, tutto ha bisogno di piccole spiegazioni che passano per le domande curiose di Hurley, a cui ancora una volta viene affidato il ruolo di simpatico burlone di corte, di fanboy non solo di Guerre Stellari ma sotto sotto di Lost stesso.
C'è però un altro aereo caduto nell'Isola, dal 815 della Oceanic al 316 della Ajira, con i suoi misteriosi passeggeri, con una misteriosa resurrezione e con la povera Sun, che non si sa bene perchè, ma al 1977 non approda.


Oltre a questa, un'altra domanda ricorre: e Claire?
E un'altra ancora, che probabilmente mi ponevo solo io, e Vincent?
Se per la prima bisognerà attendere l'ultima stagione, per la seconda, basta aspettare il finale, come sempre splendido nella sua complicatezza, che finalmente mette le basi per risposte a domande decisamente più grandi.
Quella spiaggia, quel bianco, quel nero.
Un tuffo al cuore.
Perchè più si va avanti, più dimentico.
Più è bello scoprire e riscoprire.
E allora, poco importa se la soluzione per spiegare la smemoratezza di Ben di fronte a Sayid regge poco, poco importa se quelli del progetto Dharma sanno essere così odiosi, ci si emoziona, ancora e più di prima.
E parlo delle morti che avevo dimenticato, di Faraday, di Charlotte e della sua cioccolata, di Juliet, parlo dell'episodio La Variabile che fa coppia con La Costante per la sua importanza, parlo di quel bianco improvviso e accecante che va a sostituire il nero nel finale.
Il giovine ormai non sta più nella pelle, e lo vedi che macina pensieri, congetture, teorie.
Il tempo -materiale- ci è stato avverso per vedere questa stagione tutta d'un fiato, ma qualcosa mi dice che per il gran finale non staremo certo a perderlo, il tempo.


2 commenti:

  1. Per me una stagione bellissima, nonostante le contraddizioni.
    Stai facendo un ottimo recupero. Complimenti. :)

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    1. La stagione non la ricordavo così bella, l'interesse verso fisica, paradossi e viaggi nel tempo ha fatto la sua parte e ora la promuovo a pieni voti!
      Il gran recupero è merito del giovine, che se potesse, non si staccherebbe mai... come lo invidio in questa sua "prima volta" :)

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