1 luglio 2016

Altruisti si Diventa - The Fundamentals of Caring

Andiamo al Cinema (su Netflix)

Cinema e disabilità.
Un binomio che sa riservare sorprese ma che è anche tra i più rischiosi da affrontare.
I problemi sono sempre quelli, da una parte il rischio di risultare troppo buonista, troppo volutamente strappalacrime nel trattare della malattia, del malato; dall'altra il rischio di risultare eccessivo, politically scorrect nel voler prendere l'onda sempre più affollata di chi su una malattia, su un malato, cerca di parlare in modo leggero.
Come diceva Vasco, o come dice uno dei tatuaggi che più si vedono in spiaggia: è tutto un equilibrio sopra la follia.
È questione di equilibrio e di sensibilità, di saper dosare il dramma con l'ironia, le lacrime con i sorrisi.
E Altruisti si diventa, ci riesce benissimo.

La situazione à la Quasi Amici vede Ben, che non vuole divorziare, che ha un passato pieno di ombre, occuparsi di Trevor, affetto da distrofia muscolare. Il suo primo "cliente".
18 anni, in sedie a rotelle, totalmente dipendente da Ben e da una madre apprensiva ma non troppo, Trevor non disdegna un linguaggio sboccato, scherzi bastardi e sogni pornografici con protagonista Katy Perrey.
La sua è però una vita passata all'interno di una routine che non si può spezzare e che è fatta fondamentalmente di ore spese davanti alla TV a vedere le più strane e grandi attrazioni d'America.
Tra i due, in poche settimane condensate per noi in un montaggio veloce, si instaura un rapporto di strana amicizia, fatta di scherzi, certo, di ascolto, di convivenza pacifica, di complicità.
Fino a che il passato di Ben riemerge, e dopo il primo litigio, come a far pace si parte: direzione il buco più profondo del mondo, da vedere lungo la strada, la mucca più grande d'America, e altre attrazioni locali.
E qui parte il film vero e proprio, un road movie che non conta solo sul rapporto di odio-amore, di padre-figlio tra i due, ma a cui si aggiunge una ragazza arrabbiata che non ha troppi peli sulla lingua, e una ragazza ingenua e buona e incinta.
Questo quartetto girerà l'America profonda, e come sempre, il vero viaggio sarà quello alla riscoperta di se stessi.


Si parlava di equilibrio, e l'equilibrio in un film si mantiene attraverso la scrittura.
Non ci si risparmia in cinismo, qui, in punzecchiature, in desideri di una vita che hanno a che fare con i bisogni fisiologici, ma tutto, qui, è ben dosato, riuscendo a fa sorridere, a ridere, a divertire.
E poi, quando meno te lo aspetti, quando credi di aver evitato che quella lacrimafacile scenda giù, arriva la stoccata finale e di lacrime ne scende più di una.
Si parla d'amore, si parla di amicizia, si parla di padri e si parla di figli, lo si fa però con leggerezza, con attenzione, sapendo bene che la ripetizione è fondamentale per colpire, per dare senso, anche quando riguarda piccole cose, piccoli numeri.
Ovviamente non basta la scrittura, altrimenti sarebbe bastato l'omonimo romanzo di Jonathan Evison, il più lo fa allora l'alchimia che si crea tra gli attori.
E di alchimia qui ce n'è da vendere, tra il simpatico Paul Rudd e la stella sempre più brillante di Craig Roberts (visto in Submarine e in Red Oaks, e ora decisamente credibile e toccante), tra Roberts e Selena Gomez, che al di là di trascorsi musicali di poco peso per i non più teen, azzecca sempre il film giusto, a partire da Spring Breakers e passando per Rudderless.
Non bastassero questi due elementi -sceneggiatura e interpretazioni- a mantenere l'equilibrio, a dare forza a una storia divertente e toccante, ci pensano la regia e la fotografia in quel stile Sundance che tanto ci piace, e la musica, indie quanto basta.
E quindi sì, è davvero tutto un equilibrio sopra la follia, sopra la malattia, a fare di un film un bel film.


Regia Rob Burnett
Sceneggiatura Rob Burnett
Musiche Ryan Miller
Cast Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez, Jennifer Ehle
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4 commenti:

  1. Come sai, piaciuto molto. Ma già la copertina la diceva lunga!
    Craig Roberts davvero adorabile, Paul Rudd convincentissimo anche in ruoli seri e la Gomez, che fa canzoni troppo pop e ha una faccia tonda tonda che non capisco se mi piace o per nulla, sceglie sì bei film. Speriamo, in questa lunga estate, di trovarne altri così. Ieri ho visto Louder Than Bombs: molto indie, regia notevolissima, ma pesantino, eh...

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    1. La Gomez ha ancora una faccia troppo da bambina che fa un po' a pugni con i ruoli da bad teengirl che sceglie, però alla fine mi convince.
      Segno Louder Than Bombs, ormai sei tu a riempire la mia agenda vuota, viste le uscite al cinema sempre più misere :)

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  2. Anche io l'ho abbastanza adorato!
    D'altra parte questo genere di storie sulla malattia riescono a sciogliere persino un cuore duro come il mio. :)

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    1. Come non commuoversi, e poi a metterci lo zampino ci pensano anche due idoli cannibali come Roberts e la Gomez, no ;)?

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