7 settembre 2016

Venezia 73 - The Journey


La questione irlandese.
Così distante da noi, così vicina nel tempo e geograficamente, ma chissà perchè, se non a veri appassionati, resta una guerra civile sconosciuta, che vaga sotto i nomi dell'IRA, della bloody sunday, di Bobby Sands.
A cercare di mostrarci di più, di questa questione, a farci una piccola lezione di storia e di politica, ci pensa Nick Hamm.
E no, fermi, non pensate a un film pesante, a uno scontro verbale incomprensibile su una situazione statale e governativa sconosciuta, The Journey è molto di più.

E' prima di tutto un film che mostra la passione e l'adesione a certi ideali, per la precisione a quelli opposti tra un ex militante dell'IRA e un predicatore protestante, ed è soprattutto una lezione di politica, certo, ma anche di recitazione e di tempi recitativi.
Le parole compongono il film, il duello verbale che si intavola, ma anche le smorfie, gli sbuffi, le sopracciglia che si alzano, con due attori che si calano perfettamente nei panni altrui.
Per la precisione quelli di Martin McGuinness, del partito republicano indipendentista, e di Ian Pasley, unionista protestante e dentro la politica da sempre.
I due sono il volto di quella guerra civile che non si placa e non si parla, ma a causa del cattivo tempo che non permette a Pasley di ritornare a Belfast, si ritrovano nella stessa auto a cercare di raggiungere l'aeroporto di Edimburgo prima che la tempesta si abbatta sulla Scozia. Primo ministro e vari politicanti non perdono l'occasione d'oro, e sperano che, chiusi assieme in un abitacolo, i due possano finalmente rivolgersi la parola, e intavolare un processo di pace.
Il film di Nick Hammm è una ricostruzione di quanto avvenne, ma a dare aderenza al reale ci pensano due attori in stato di grazia: Colm Meaney, dall'ironia pungente e la battuta pronta, e un immenso Timothy Spall, la cui mimica facciale, la risata, la voce, cambiano in modo prodigioso per assomigliare a quelle di Pasley.
La schermaglia verbale fra i due, dopo l'iniziale titubanza e l'inevitabile scontro su un passato di sangue e invettive, è ricca di momenti comici che i due attori sanno giostrare alla grande.
A completare il cast, il giovane Freddie Highmore, e non si vorrebbe mai lasciare quell'abitacolo dove l'accento inglese e irlandese è così bello, risuona come una musica.
La forza di uno script che sa come tenere alta l'attenzione e come farla sfogare in fragorose risate, è la base di un film che fa conoscere una pagina di storia ai più -a me- sconosciuta, che si vede sempre con un sorriso stampato in volto, consapevoli di essere davanti a qualcosa di bellissimo, che siano attori splendidi, o l'inizio di un'amicizia e dalla pace tanto agognata.

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