4 settembre 2016

Venezia 73 - La Regiòn Salvaje


Se non siete scappati di fronte al titolo spagnolo El Ciudadano Ilustre, privo di star o nomi di richiamo, non so se posso dire lo stesso di questo film.
Posso però dire che -senza ombra di dubbio o di future smentite- la scena cult di questo Festival è in La Regiòn Salvaje.
Un film che gronda sesso, di ogni forma o genere, che con il sesso si apre, più e più volte.

La scena in questione è gran difficile da descrivere o da catalogare, diciamo che è solo da scoprire anche se il resto del film, nella sua assurda trama, nei suoi assurdi triangoli e scelte di montaggio, non è un granché e non si capisce bene cosa ci faccia in concorso.
Siamo in Messico, ed assistiamo a un quadrato amoroso che coinvolge Ale, moglie di Angel e sorella di Fabian, che a loro volta si frequentano clandestinamente, mentre ad entrare nelle loro vite e a sconvolgerle è la misteriosa Veronica, ossessionata dal sesso con un qualcosa che non è né un maschio né una femmina, e si nasconde in una baita tra le montagne.
In queste strane liason, c'è spazio per la gelosia, la ritorsione e la morte, con Veronica che si fa messaggera verso quella cosa da cui non riesce a stare lontana.
Che cos'è?
Eh, che cos'è? Ancora una volta, difficile descriverlo, difficile categorizzarlo.
Solo da scoprire, se avete stomaco e pazienza, perchè nonostante la regia di Amat Escalante viri verso il thriller e strizza l'occhio ad un cinema orientale silenzioso e shockante, La Regiòn Salvaje sta in piedi solo per quelle scene assurde che suscitano ilarità e incomprensione tali da dover applaudire. Per il resto, non si capisce dove si va a parare, o anche solo perchè questo si deve raccontare.

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