14 ottobre 2016

Storie di cavalli e di uomini

E' già Ieri -2015-

Rimaniamo in terra islandese e rimaniamo a parlare d animali, ma dalle pecore, si passa ai cavalli.
Sui cavalli si basa l'economia di un'altra sperduta e desolata cittadina islandese, sui cavalli per lo più ci si muove e si corteggia.
Perchè in questa sperduta cittadina, sembra esserci un solo buon partito, elegante e raffinato in sella alla sua puledra bianca, che ha messo gli occhi su una fresca vedova. Gli occhi di tutti, invece, sono puntati su di lui, attraverso cannocchiali e appostamenti, e tutto fila liscio, finché, beffa delle beffe, uno stallone non lo fa sfigurare.
Sembra tutto perduto, soprattutto perchè nel mentre, altre due vedove si fanno avanti, persi i mariti nel peggior modo possibile e sempre con i cavalli di mezzo, vuoi per del saké di troppo, vuoi per un inseguimento su trattore finito male.
Quel tutto, quindi, si decide naturalmente in sella ad un cavallo, nella fiera che è l'anima del commercio e delle nuove alleanze.



Costruito ad episodi, Storie di cavalli e di uomini, racconta storie in quella caratteristica islandese che già conosciamo: prendendosi tempo, dilatandolo, tra silenzi e riflessioni.
Gli episodi interagiscono fra loro mostrando eroi solitari che sopravvivono alla bufera di neve alla Bear Grylls o provette amazzoni che salvano baracca e burattini, mentre scopriamo che sì, un cavallo può anche nuotare, e in acque gelate, e sì, il cavallo è molto più dotato di Rocco Siffredi.
A legare il tutto, ovviamente, l'amore: quello che salva una famiglia, quello passionale e carnale, quello della competizione.


Se i tempi sono lenti come in Rams, se i paesaggi sono splendidamente desolati e la fotografia è surreale e geometrica ancora come in Rams, ad essere diverso è il racconto.
C'è meno sentimento e più ironia in queste storie di cavalli, intrise in uno humour che ha il retrogusto inglese freddo e diverso dall'abituale.
Si sorride di più, quindi, ma ci si emoziona meno.
E non resta altro da scrivere, purtroppo.


Regia Benedikt Erlingsson
Sceneggiatura Benedikt Erlingsson
Musiche Davíð Þór Jónsson
Cast Ingvar Eggert Sigurðsson, Charlotte Bøving
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2 commenti:

  1. Nonostante lo humour, mi sa che passo...

    Siamo sicuri comunque che non sia un porno di quelli strani, ma strani forte? :)

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    Risposte
    1. Probabilmente è più un porno per cavalli visto che sono gli unici che si vedono completamente in azione, o per i feticisti dei cavalli, se esistono ;)

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