13 novembre 2016

La Domenica Scrivo - Libri

Non si giudica mai un libro da una copertina.
Ma si può giudicare una persona dal libro che legge.
O almeno, è quello che faccio io.
In treno, in aereo, nelle sale d'attesa o semplicemente nelle case in cui entro e sono ospitata, è la prima cosa che faccio: sbirciare i libri, vedere che autori ci sono, quali mancano, come sono ordinati quei libri.
Sono una feticista, dei libri, lo ammetto.
È che mi piacciono, tanto, è che non mi bastano mai, e trovo quindi fitte di piacere o dolore se davanti a me vedo un titolo che ho già letto, o uno che ancora mi manca.
E come mi è capitato di notare lo scorso lunedì, entrare in una libreria è allo stesso tempo un momento di trascurabile felicità per quei volumi che sto per comprare, la promessa che stanno suggellando alle ore che ci passerò accanto, ma anche un momento di trascurabile infelicità se paragonato a tutti quei volumi che se stanno ancora lì, tra gli scaffali, a mancarmi, a non finire nei miei acquisti.



Ringrazio quindi di non aver mai messo piede a Bécherel, in Bretagna, piccolo borgo che conta solo 800 abitanti, ma ben 13 librerie. Sì, tredici.
Nate negli anni '80, dopo la crisi del settore tessile che aveva portato il paesino al collasso economico, si è invitato bancarelle di libri usati, di libri di pregio, a fermarsi per quelle strade dando così vita, a poco a poco, ad un nuovo commercio, ad un nuovo settore in cui investire.
Oggi, infatti, in quella cittadina si tengono ben due festival all'anno, uno dei quali ha il poetico nome "Fureur de lire".
La furia del leggere, la passione ardente perchè sì, è dura la vita di un lettore seriale, non se ne ha mai abbastanza, si vorrebbe sempre avere più tempo.
Neanche fossimo Bill Nighy in Questione di Tempo, che il suo potere speciale, quello di tornare indietro, rivivere e cambiare le cose, non lo usa per imprese da supereroi, per salvare vite o provare qualunque follia, no. Torna indietro, ad una giornata particolarmente bella, silenziosa, solitaria, e legge.
Guadagna tempo, arricchisce il suo tempo, vivendo così più vite.
Come ha detto Rory nel suo discorso di fine anno alla Chilton, quando leggiamo viviamo più vite, e quindi oltre a chi c'è, e c'è per il nostro supporto, bisogna ricordare anche l'altro mondo in cui si vive:

"Io abito in due mondi. Uno è quello dei libri. Sono vissuta nel Faulkner Yoknapatawpha country, ho dato la caccia alla balena bianca sul Pequod, ho combattuto con Napoleone, ho navigato in zattera con Huck e Jim, ho commesso cose assurde con Ignatius J. Reilly, ho viaggiato in treno con Anna Karenina, sono stata nella strada di Swann. È un mondo gratificante, ma il mio secondo mondo è più gratificante".

L'ho detto prima, ed è giusto andare più sullo specifico: sono una feticista dei libri, e questo va oltre il fatto che una libreria in una casa è la prima cosa che guardo, ad una bancarella non so resistere, ai mercatini dell'usato a vestiti e abiti preferisco i libri.
Va oltre perché ho un mio metodo, che va a braccetto con la mia meticolosità a volte preoccupante.
Il mio anno è diviso in base ai libri.
Le mie librerie pure.
E la divisione è in base ai Paesi in cui quei libri nascono.
E così, ogni scaffale è destinato a una nazione, anche se poi l'ordine è anche dato dall'autore, dalla cronologia, dall'edizione di quel libro, in un sistema che tiene conto dei colori delle copertine, della loro grandezza, anche, in uno schema piuttosto complesso che va a rompersi e modificarsi ad ogni nuovo acquisto.
E lo stesso anno è così saggiamente diviso, con dicembre e gennaio va da sé dedicati al freddo e alla neve delle terre russe, con almeno un super classico da leggere, con il proseguimento verso l'America più classica (Steinbeck, Faulkner...) che poi abbraccia quella più moderna (DFW, uno all'anno), e con l'arrivo della primavera, si resta in lingua inglese ma questa volta con la Gran Bretagna, per poi oltrepassare la Manica e andare in Francia (che è però la nazione più instabile in quanto a stagione da leggere) e arrivare all'estate, alla leggerezza dell'estate in cui libri contemporanei, romanzi facili sono concessi. Con l'arrivo dell'autunno, torno quindi in Italia, dove sono ora, e infine un breve passaggio in Spagna, non quella solare, quella un po' più gotica e ombrosa (Zafon) per poi ritornare, con il freddo e la neve alla Russia e al suo super classico.


Questo è il mio anno in libri, una divisione non sempre rispettata, perché le regole sono fatte anche per essere infrante, ma una decisione che si basa sul tempo meteorologico che influenza le ambientazioni delle storie che devo leggere: come appassionarsi, infatti, ad Anna Karenina in pieno sole? Come affrontare le nebbie di Le luci di settembre con la primavera e la sua luce nuova?
È il mio modo per mettere ordine al tempo che passa, per ricordami di un certo periodo in base a cosa avevo sul comodino, e un modo per sentirmi meno in colpa  a non essere più precisa, a riportare fedelmente quanto letto in un taccuino, in un quaderno, come invece fa mia madre. Da sempre, o quasi, il libro che legge finisce in delle pagine che ne riportano il periodo in cui è stato letto, da sempre, così, lei sa con precisione cosa, come, quando aveva con sé.
E così, è immensa l'emozione di scoprire che a farle compagnia mentre io crescevo dentro di lei, c'era il libro che è poi diventato il mio preferito, letto nella stessa edizione, toccando le stesse pagine, quello che porterei con me su un'isola deserta e uno dei pochi che ho riletto più e più volte (L'insostenibile leggerezza dell'essere).


Leggere diventa in questo modo una strana condivisione che supera le barriere del tempo e dello spazio, come ci fosse un club dei libri in piccolo, un club dei libro che dopo essere stato portato in grande attraverso internet, forum e gruppi a sé, sta tornando anche alla sua origine, con persone che si riuniscono effettivamente davanti ad una tazza di thé per discutere assieme di quanto letto. Analisi che però non fanno per me, perché un libro lo si deve sentire proprio, senza star lì a sezionarlo, a fare della psicologia spiccia al protagonista, all'autore. Piuttosto, consigliarlo, vedere le diverse reazioni in base al diverso lettore, questo sì.
Ed è quello che ha fatto l'artista Sherry, condividendo la sua intera libreria nel mondo, creando tra New York e Londra pile fatte dei suoi libri, in cui ognuno poteva prenderne uno, o più di uno, e al suo interno trovare la mail dell'artista, che invitava a scrivere cosa se ne pensasse di quel libro e dove quel libro era finito. Tracciare così la storia di quella storia, in un progetto che potenzialmente non ha mai fine.
Lo si fa in grande, nei posti simbolo di New York (Central Park, Grand Central Station), ma lo si fa anche in piccolo con piccole storie che per commentare quest'idea sono state condivise.
A Madison, in Wisconsin, ad esempio, ogni casa, o almeno la maggior parte delle case, ha affianco alla cassetta delle lettere un'altra cassetta, in cui mettere i libri letti che si vogliono condividere, o in cui prendere libri che altri hanno condiviso, in un continuo scambio, in un continuo circolo della cultura che è poi stato preso ad esempio nel mondo.
Così, una storia statica, che da quelle pagine non esce, esce invece per il mondo, passando di mano in mano, di generazione in generazione.
Creando quel momento magico in cui per primi, ma in realtà per ultimi, ci si affaccia a quelle pagine, creando quella magia nell'immaginarla la storia di quel libro, soffermandosi sulla poesia di dediche sbiadite, di date ormai lontane annottate, di piccoli segni e sottolineature, con cui quel libro prende vita.


Su Bécherel e le sue librerie potete leggere QUI
Sul progetto di Sherry QUI
Su Madison e le sue piccole biblioteche QUI

8 commenti:

  1. Ammazza, sei una lettrice che ricorda gli appassionati di dischi di Alta fedeltà! ;)

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    1. La passione per i libri è nata prima di quella per il cinema, e penso si veda :)

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  2. Io spesso sono imbarazzato a leggere in treno, o in giro in generale.
    Sarà che il più delle volte leggo libri dai titoli assurdi, espliciti o inquietanti (anche se poi magari in realtà non lo sono nemmeno più di tanto), e poi chissà la gente che idea si fa di me... :)

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    1. Qualcosa mi dice che ti riferisci a Welsh, e ai suoi titoli provocatori.
      Comunque anch'io, in treno o in viaggio, mi vergogno e nascondo la copertina di quello che leggo per tenermi il mio piccolo segreto ;)

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  3. Se ti dico che mi piace Peter Pan, sì anche il libro, non diresti che mi assomiglia? :D
    Comunque la tua è davvero una passione, e quando è così non ci sono limiti di tempo e di spazio, buone interminabili letture ;)

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    1. Che ti posso dire, visto che piace anche a me, sì, il libro, molto più profondo del film Disney? ;)

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  4. Questo ordine ocd appaga i miei sensi e non fa altro che accrescere la simpatia verso di te:D
    nel mio paesello abbiamo due casette dei libri che sono adorabili e che io ogni tanto vado a riordinare perché le incasinano sempre!

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    1. Oh, qui non ci sono casette ma tanti libri-caffè. Io però i libri li terrei tutti e non porterei i miei, possesiva come sono, quindi meglio spendere e spandere il libreria.
      Quell'ordine compulsivo è gioia e dolore, quando finisce lo spazio in una mensola, dove lo metto un altro libro russo, dove? Non può stare vicino ai tedeschi!

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