5 gennaio 2017

Oceania

Andiamo al Cinema

È facile ormai intuire su cosa punterà la Disney per i prossimi anni.
L'ennesima rinascita che le ha permesso di incassare milioni al cinema e soprattutto in merchandising ha fatto capire che no, l'era delle principesse non è finita e che sì, i bambini di tutto il mondo amano cantare. Qualche modifica, per stare al passo con i tempi, c'è.
Non c'è più un principe azzurro, non c'è l'amore nel senso più romantico ad essere protagonista, e c'è qualche potere speciale a caratterizzarle, queste principesse.
Per le piccole variazioni, invece, qualche aggiustamento è ancora da fare, anche se per quel che mi riguarda il mondo ultratech di Big Hero 6 e quello animale di Zootropolis, sono comunque una delizia.
Non si deve però pensare a una divisione di genere per l'animazione, come se le principesse fossero solo una cosa per bambine, e la matematica per i maschietti. No. Si cerca come sempre di essere trasversali, di unire tutti, dai bambini ai genitori, in un prodotto di intrattenimento a più sfaccettature e livelli.
E succede anche con Oceania, ovviamente.
E ci si riesce, ovviamente.



Dai ghiacci della scandinavia al caldo mare della Polinesia, si conosce un popolo che vive felice ed isolato nella sua isola, con le tradizioni da rispettare, i confini da mantenere. Ovvio che la nostra protagonista, futura regnante del suo popolo, trovi questi confini stretti, il richiamo del mare, dell'oltre reef, troppo forte.
Ma ci vorrà coraggio, e una chiamata che ha a che fare con un'antica leggenda, un'antica tradizione in cui ci sono dei e semidei, c'è una natura che sta morendo, dimenticata e saccheggiata.
E così, nonostante un padre castrante con un passato traumatico a renderlo protettivo, nonostante le paure e l'inesperienza, Vaiana (Moana, in originale, che non oso immaginare il risultato delle ricerche "bambola Moana" su Amazon) parte, prende il largo, obiettivo: trovare il temibile Maui, costringerlo a riportare il sacro amuleto della vita che ha rubato sull'isola di Te Fiti, salvare così la sua, di isola.
Quello che si troverà davanti, una volta trovato Maui, è però un misto tra un cattivo dal cuore d'oro, una spalla comica, un amore appena accennato e impossibile. È insomma un mix perfetto del maschio Disney, dalle fattezze ingombranti di un Genio della lampada che ha perso i suoi poteri. Insieme a Vaiana e all'altro espediente comico (un gallo buffo e tocco), partiranno per una serie di avventure che prevede lo scontro con pirati, con gamberi giganti, con il vero cattivo che cattivo in realtà non è del tutto, Te Ka.
Prevedibili ma non per questo non meno riusciti o divertenti, gli scontri fra i due, i battibecchi, il progressivo piacersi, ma non in senso romantico, badate bene.


Oceania diventa così un film d'azione, dove l'azione dà il suo meglio aiutata da un'animazione che fa andare in brodo di giuggiole con tutto quel verde, quell'acqua, quei fiori, quei tratti ben delineati.
 una menzione a parte meritano quei disegni tatuati che si muovono, divertono e prendono in giro in modo sublime.
E poi ci sono loro, le canzoni, con Oltre l'orizzonte pronta a diventare la nuova Let it go, tormentone che rimane in testa a giorni dalla visione, e a cui fanno da perfetto corollario le stuzzicanti e movimentate Tranquilla! e Lo splendente Tamatoa, perché sì, alla Disney sanno come scrivere hit.
Unico neo, allora, imputabile più al doppiaggio italiano, quella nonna tenera e saggia che ci prova a cantare e parlare con un effetto non del tutto riuscito.
In due ore di film, dunque, non ci si annoia mai, pur in tutta la sua lunghezza, Oceania si inserisce fra i nuovi classici con la forza dirompente di un'onda, consegnando una nuova principessa moderna, a cui non manca l'ironia e la forza di una nuova generazione di donne capaci di vincere e farcela senza alcun principe al loro fianco.
La Disney sa a chi rivolgersi, e sa come scrivere i suoi film.


Regia Ron Clements, John Musker
Sceneggiatura Jared Bush
Musiche Mark Mancina, Lin-Manuel Miranda, Opetaia Foa'i
Cast Auli'i Cravalho, Dwayne Johnson, Temuera Morrison
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Frozen, Pocahontas, Rapunzel

Prima di Oceania, come da tradizione, il cortometraggio Testa o Cuore, che ricorda nel suo piccolo Inside Out, mettendo a confronto le paure e la pragmaticità di un cervello contro l'esuberanza e l'istinto del cuore. Ne esce un piccolo gioiellino, di animazione e significato.

7 commenti:

  1. Alla faccia del mio scetticismo, Frozen era riuscito a convincermi.
    Ce la farà questo a ripetere l'impresa?

    Nonostante il tuo parere positivo, la vede mooolto dura. Però chissà? :)

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    1. Io sono fiduciosa, tra canzoni orecchiabilissime e una protagonista divertente, potrebbe convincerti eccome ;)

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  2. Come ti dicevo, non mi è proprio piaciuto. Mi sono annoiato qui e lì e le canzoni, sarà il pessimo adattamento italiano, le ho trovate poco orecchiabili.
    Meglio Zootropolis, e meglio ancora il "vecchio" Frozen :)

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    1. Sai che invece proprio le canzoni mi hanno convinto? Ieri l'ho rivisto per "dovere", e me le sono cantate tutte. Noia, poi, no, neanche in questa seconda visione.
      Niente, io sono troppo disneyana, tu troppo poco ;)

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  3. A me è piaciuto tantissimo: classico, ma molto moderno, belle le canzoni e secondo me stupendo il confronto Uomo/Donna, con da una parte Maui, sfrontato e casinista, e dall'altra parte Vaiana, sua nonna e Tefiti, decise, creatrici, avventuriere, dee. Bellissimo davvero.

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    1. Esatto, la Disney punta su donne forti e indipendenti, e sopratutto torna con canzoni splendide: bellissimo.

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  4. Anche a me è piaciuto tanto. L'unica pecca è la mezz'ora iniziale, che reputo troppo lenta

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