24 marzo 2017

Neruda

E' già Ieri -2016-

Il mio rapporto con Pablo Larraìn non è dei migliori.
Diciamo che è altalenante.
Diciamo che quando strizza l'occhio al pubblico e al più "commerciale", incontra anche il mio favore, che al viscido, alle brutture del suo Cile, non riesco ad avvicinarmi.
Tony Manero e Post Mortem restano tra le visioni più disturbanti e difficili affrontate, El Club, pure, mettendoci di mezzo anche una spolveratina di noia. Non che non recepissi i suoi messaggi profondi, le sue metafore, il suo parlare del singolo per rappresentare un popolo, ma ammettiamolo, molto meglio, molto più facile No - I giorni dell'arcobaleno, e molto più potente Jackie, esperimento più che riuscito di uscire dai confini nazionali, di raccontare un'icona americana senza perdere quello sguardo e quella bravura che lo contraddistinguono.
Prima di Jackie, dopo El Club, Neruda.



Un progetto in realtà quinquennale, rimasto nel cassetto a lungo e rivisto in base ai finanziamenti ricevuti.
Anche qui, si racconta il singolo per raccontare un popolo, un'epoca.
Per la precisione, si racconta di Pablo Neruda, il poeta, nel suo anno di fuga, nella caccia all'uomo che il governo e la polizia di stato fecero partire, per il suo essere comunista in un Cile in cui il comunismo era stato dichiarato illegale.
Anche qui, questo raccontare il singolo, nasconde metafore e messaggi profondi, ma nasconde di più, nasconde Neruda stesso.
La fuga a cui assistiamo, la sfida che il poeta lancia passando da una casa all'altra, da un amico a un altro, con Óscar Peluchonneau a tallonarlo, è intrisa dell'essenza di Neruda, come fosse un suo racconto, il suo mondo, un suo sogno.
È Peluchonneau stesso a raccontacela, questa storia, a rendersi così immortale, a rendere folle, geniale, questa fuga, questa caccia all'uomo letterale e letteraria.
Di mezzo, tanta politica, ovviamente, un Paese diviso, in cui attraverso lettere, appelli, attraverso l'arte, si cerca di far passare la verità, con un uomo, un poeta, che diventa simbolo di resistenza, diventa il rappresentante per far conoscere la situazione -tragica- di un governo.


L'economia con cui Neruda è stato realizzato, non ne mina il risultato, anzi, lo impreziosisce.
Quei fondali finti, quelle location ricostruite, rendono ancora più in bilico una sceneggiatura che volutamente sta in precario equilibrio tra realtà e finzione, inventando, sostituendo, pensando come Neruda stesso.
Non sono più gli anni del poeta romantico, né tanto meno quelli del poeta giovane, sono gli anni di un poeta impegnato per il suo Cile, che si diverte ma si impegna, che professa una politica che non sempre mette in pratica, che prende seriamente, anche se in modo tragicomico, il suo ruolo di vate, si simbolo.
Così, è una gara di bravura tra Luis Gnecco e il sempre impeccabile Gael Garcia Bernal, così, Larrain acquisisce un ritmo e una frizzantezza che non ti aspetti, facendo sue stoccate ironiche, ma non perdendo il senso della misura.
Insomma, strizza l'occhio al suo pubblico, senza perdere di vista il suo messaggio, e così facendo, accontenta anche me, migliorando il nostro trend positivo, migliorando il nostro rapporto.


Regia Pablo Larraín
Sceneggiatura Guillermo Calderón
Musiche Federico Jusid
Cast Gael Garcia Bernal, Luis Gnecco, Alfredo Castro
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12 commenti:

  1. Non mi ha convinto, per quanto abbia apprezzato la ricostruzione storica e politica e la raffigurazione tutt'altro che agiografica di Neruda.
    Troppo manifesto il gioco metanarrativo, troppo letterali certi passaggi.

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    1. A me ha convinto, o almeno, appassionato. C'è da dire che partivo con qualche pregiudizio visto il mio rapporto non certo rosa e fiori con Larraìn... e quel gioco metanarrativo, per quanto non nascosto, ha aiutato.

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  2. E' l'unico Larrain che mi manca.
    E spero di recuperarlo presto, considerato che anch'io con lui ho un rapporto non sempre facile.

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    1. È un Larraìn più facile e più divertito, che secondo me apprezzerai. Staremo a vedere ;)

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  3. Visto che il mio rapporto con questo regista è decisamente simile al tuo, con questo film potrei anche fare un tentativo... ;)

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    1. Potresti, e potrebbe stupirti, qualche idolo lo trovi di sicuro ;)

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  4. A me Larrain proprio non pace, temo.
    Mi piace Neruda, molto, quindi farò un tentativo. Già che non c'è Jackie di mezzo... :-P

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    1. Se ti piace Neruda, qui trovi il suo mondo oltre che una parte della sua storia, e i toni sono ben diversi da quelli intimi e sofferti di Jackie, quindi Larraìn potrebbe finalmente convincerti ;)

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  5. Più che un film "su Neruda" è un film "nerudiano": un finto-biopic scritto, girato e concepito come lo avrebbe fatto il grande poeta... per certi versi, filmicamente è anche superiore a "Jackie": una pellicola che in due ore cambia almeno tre-quattro volte genere e struttura. Il finale onirico, in mezzo alla neve, è semplicemente incomparabile :)

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    1. Si sente di più la firma di Larraìn, e che ci abbia messo più cuore nel progetto rispetto a Jackie. L'economia del progetto, è poi riuscita a renderlo ancora più bello e onirico, sì.

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  6. Visto oggi. Film straordinariamente bello, che conferma Larrain come uno dei migliori cineasti in circolazione.

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    1. Già solo il fatto che sia riuscito a fare tre film diversi, ma a tratti uguali, e a loro modo profondissimi e bellissimi in un paio di anni appena, lo rende un Signor Regista, non si discute.

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