12 maggio 2017

Operazione U.N.C.L.E.

E' già Ieri -2015-

L'amante di Guy Ritchie in famiglia è il giovine.
L'ho strappato a forza da quei filmacci che guardava, l'ho educato al buon cinema mettendo da parte la sua voglia horror, ma ancora oggi, quando qualcuno gli chiede che film vedere, le sue uniche risposte sono The Snatch e Lock and Stock.
Io, contro Guy Ritchie, non ho nulla, anzi. Questi due film pure a me sono piaciuti, mi è piaciuta la sua regia pop, piena di ritmo, di acrobazie, ma diciamo che presto mi sono anche stancata. Diciamo che pure i suoi Sherlock Holmes mi hanno stancato, o forse mi ha stancato da subito Robert Downey Jr. e il suo fare da Robert Downey Jr. in ogni ruolo che ricopre.
Sarà per questo, allora, che Operazione U.N.C.L.E. lo avevo messo da parte, non ero corsa a vederlo al cinema -o perchè impegnata a vedere quei 4-5 film al giorno al Festival di Venezia- e finora era rimasto lì, in attesa.
La polvere, l'ho soffiata via in vista delle visione di King Arthur, ritorno in gran spolvero del buon Ritchie, questa volta impegnato in una rilettura rischiosa e ad alto tasso trash, ma se tra i protagonisti mi ci metti non solo Charlie Hunnam, ma pure Jude Law, che devo fare se non correre?

Ma parliamo di Operazione U.N.C.L.E.
Siamo nei colorati anni '60, siamo in un'Europa, o diciamo pure Terra, divisa in due: il blocco sovietico, il blocco americano.
C'è una ragazza, a Berlino Est, una bella ragazza che è pure meccanico e il cui padre potrebbe cambiare le sorti del mondo con le sue scoperte atomiche.
Russia e America si muovono, ma Russia e America per il bene comune, sono chiamate a collaborare.
Qui, entrano in gioco gli agenti segreti Napoleon Solo, bello e piacione, saccente e dal savoir faire affascinante, e Ilya Kuryakin, problematico e con giusto qualche problema a trattenere la rabbia, capace di menare forte.
I due, pur con le ovvie diffidenze e ricvalità, assieme alla bella Gaby, volano a Roma, per conoscere e infiltrarsi nella famiglia Vinciguerra, fascista, che nasconde e sfrutta il padre di lei.


E sì, siamo dalle parti delle spy story, dei colpi di scena come se piovessero, delle scene d'azione tutte adrenalina, delle interpretazioni gigioneggianti che in questo caso, nel caso di Henry Cavill che da Superman mai avevo considerato, oscillano tra un Don Draper più ciarliero e un James Bond meno granitico.
Spicca, ovviamente, un'ancora misconosciuta Alicia Vikander, lì lì per esplodere, bella e brava come sempre.
Poi ci sono le musiche, tutte azzeccate, tutte al posto giusto, le ambientazioni da far girare la testa al prossimo turista in Italia, gli abiti sfavillanti e impeccabili, gli inseguimenti e l'immancabile asso nella manica.
Insomma, tutto quello che un film del genere, di questo genere, deve promettere.
Il problema è quando questa promessa viene mantenuta anche troppo, quando il troppo -il troppo gigioneggiare, i troppi colpi di scena, le troppe scene di azione- si accumula per 120 minuti finendo inevitabilmente per pesare e stancare.
E allora, da un film partito in quarta, con il piglio giusto, il ritmo giusto, quello del Guy Ritchie che ricordavo, si affloscia su se stesso, finendo per annoiare, cosa che un film che promette leggerezza e promette distrazione, non dovrebbe mai, mai fare.
Pure il giovine, a cui duole ammetterlo, la pensa così.
E se lo dice lui, c'è da credergli.


Regia Guy Ritchie
Sceneggiatura Guy Ritchie, Lionel Wigram
Musiche Daniel Pemberton
Cast Henry Cavill, Armie Hammer, Alicia Vikander, Hugh Grant
Se ti è piaciuto guarda anche
The Italian Job, American Hustle, La Stangata

6 commenti:

  1. Ritchie purtroppo non mi piace proprio. Avevo patito, figurati, anche gli Sherlock Holmes: non sono noiosi, oggettivamente, ma mi addormento. Automatico.
    Questo, nonostante Roma e Alicia, lo avevo saltato.

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    1. Non ero l'unica, allora, ad averlo saltato. Alicia e Roma valgono la visione, poi sì, ci si diverte, si ride, ma alla lunga ci si appesantisce. Spero sia diverso con King Arthur.

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  2. Ricordo qualche siparietto interessante, soprattutto tra i due "rivali", ma senza dubbio Ritchie negli anni ha mostrato quanto fosse stato sopravvalutato al principio, quando pareva fosse una specie di piccolo Tarantino.

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    1. L'esordio era davvero brillante, poi il fatto di volersi ripetere o reinventare non ha giocato a suo favore. Motivo che mi preoccupa in vista della visione della sua rilettura di Artù.

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  3. Da non estimatore di Guy Ritchie, a me invece questo è piaciuto abbastanza.
    Poi certo non è niente di fenomenale (Alicia a parte), però diciamo che mi aspettavo di peggio. :)

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    1. Bastava si mantenesse lo stesso brio o lo si evolvesse un po' rispetto alla prima parte davvero promettente. Fortuna che c'è l'Alicia ;)

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