11 giugno 2017

La Domenica Scrivo - Schermi

Leggo di robot che domineranno la Terra.
E non leggo sceneggiature di b-movie o romanzi di fantascienza trita e ritrita, leggo studi, e opinioni, di chi nella Silicon Valley lavora, di chi* il potere dei robot cerca di arginarlo rendendosi promotore e finanziatore di simili ricerche, per controllarle.
Non leggo di robot servizievoli, di "elettrodomestici", leggo di robot in grado di battere l'uomo, in giochi complicati, come in bluff. Intelligenze che superano quelle degli inventori.

Leggo persone che urlano le loro opinioni, che non parlano con gli altri esseri umani ma ci tengono a far conoscere la loro acida opinione su tutto, che si affidano ai social per curarsi, per inveire contro certe cure, e non so se mi infastidisce di più leggere chi certe cure, certe diete, certe opinioni difficili da digerire le proclama, o chi giorno dopo giorno cerca di urlare più forte contro, creando un caos che fa la felicità di spettatori che perdono tempo prezioso davanti a uno schermo a leggere cose non importanti.


Leggo di una generazione che con internet è nata che però internet non lo sa controllare, non lo sa gestire.
Peggio di quei cinquantenni che augurano buongiornissimi e kaffè, i millenials si fanno ritoccare corpo e viso per selfie più incisivi, osservano e commentano e augurano il peggio a chi ce l'ha fatta, a chi condivide la sua ricchezza come se la ricchezza non possa essere vera se non condivisa in foto e video.
Ma non era la felicità, il soggetto di quella citazione?
La condivisione di cui si parlava, non era fatta di filtri e di stories.

Leggo di una generazione che segue balene blu, e non so se fa più paura l'essere vero di questo nuovo caso mediatico, di tutor e istigazioni al suicidio come nel peggiore degli esperimenti psicologici, o se fa più paura la montatura del tutto, frutto di una mente pronta a scrivere la sceneggiatura di un prossimo episodio di Black Mirror.
E lo vedo, Black Mirror, farsi strada nell'oggi, ridurre sempre più quella soglia di finzione e di futuro lontano, vedo esperimenti sociologici degli anni '70 a Stanford, essere ancora e sempre più drammaticamente attuali.
E fa paura.

Poi, però, leggo di milionari che hanno fatto fortuna nella Silicon Valley cercare nuovi modi per dare esperienze uniche agli esseri umani, credere in un futuro in cui sempre più si ricercherà il contatto con gli altri, con la natura, con il nuovo.
Leggo di un milionario** che inventa sogni, veri e propri viaggi che si fanno esperienza, lui, che già del dormire in vacanza, in case di sconosciuti, condividendo il proprio divano, ha fatto fortuna.

Leggo di altri milionari*** che capiscono cosa davvero conta, milionari che vendono aziende, e usano tutti i loro risparmi per comprare pezzi di terra, interi villaggi. E non per sfruttarli o per ricavarci qualcosa, ma per preservarli, nella loro purezza, nella loro incontaminazione, capendo che la Terra va protetta, va aiutata, la nostra vita è una e si deve lasciare un segno, un paradiso, a chi verrà dopo.

E ricordo le lacrime per quel fotografo**** che aveva visto tutte le bruttezze del mondo, tutte le cattiverie e le nefandezze di cui era in grado di macchiarsi l'uomo, ricordo il suo gesto, di ribellione, di piantare un albero, un altro ancora, un altro e poi un altro, e riportare così la natura al suo posto, lasciare che la natura facesse il suo corso, prendesse piede, sempre di più. Accecando con la propria bellezza.

E li vedo, allora, nuovi giovani che tornano a contatto con la Terra e con la terra, che viaggiano senza una meta ma felici per questo, senza paure per il domani, che guardano in cielo con il sorriso che si espande, che la terra la lavorano, seminando un futuro più vero, più profondo, con più sudore, senza alcuna tecnologia nell'aria.
Che per le cose belle, autentiche, non c'è bisogno di filtri.

*Il cofondatore di Tesla Elon Musk
**Il creatore di AirBnB Brian Chesky
***L'esploratore e fondatore tra gli altri marchi di The North Face Douglas Tompkins
****Sebastião Salgado, la cui missione è raccontato nello splendido Il sale della Terra

Quello che leggo, purtroppo o per fortuna, non sono romanzi, 
che restano incompiuti sul comodino, ma vari articoli di Vanity Fair, 
gli unici nella loro brevità che riesco a permettermi 
prima di soccombere alle fatiche di un trasloco.

5 commenti:

  1. Già, sembra anche a me che il Blue whale sia solo e probabilmente la sceneggiatura di una puntata (venuta male al contrario della serie) di Black Mirror, comunque Il sale della terra è davvero qualcosa di potente e intenso da restar interdetti :)

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    1. Il sale della terra è una visione che renderei obbligatoria, un po' come Black Mirror anche se ormai è sempre più lo specchio (davvero nero) dell'oggi e non del nostro futuro.

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  2. Viviamo a metà strada tra realtà e fantascienza, e tra bene e male.
    Il post invece è al 100% ottimo. ;)

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    1. Viviamo a metà strada tra Black Mirror e le speranze di Salgado, speriamo vinca quest'ultimo.
      Grazie, e grazie a Vanity fonte inesauribile di spunti, in settimane in cui il trasloco ne offre pochi.

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  3. un post, scritto in modo tanto incisivo da fare bene, che mi fa pensare che sono vecchia.
    tanto (troppo) vecchia.

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