26 luglio 2017

Villaggio Globale - Io speriamo che me la cavo

Paolo Villaggio è e resterà per sempre legato alla mia infanzia.
Poco importa fosse burbero e non certo così allegro nelle sue interviste, o forse, proprio per questo, il suo essere burbero ma avere ruoli brillanti, me lo rende ancora più vicino. Sta di fatto che quel suo Fantozzi -che forse per primo (assieme alla serie Pippo e gli Sport) mi fece innamorare della voice over- quel suo modo di fare buffo e timido, le sue Comiche, soprattutto, in coppia con Renato Pozzetto, erano compagnia sicura durante le feste di Natale o nelle ennesime repliche televisive, e portavano me e mia sorella a farci grosse, grosse risate. Nonostante la lascivia insita, nonostante una comicità che solo da grandi si capiva di più.
Fantozzi, visto oggi, nonostante gli anni passati, la sua attualità ancora ce l’ha. Certo, la mentalità piccolo borghese, la mentalità da capi e sottoposti, un po’ e cambiata, ma di risate, ne strappa ancora.
Diversamente è andato per un altro titolo inevitabilmente legato alla mia infanzia: Io speriamo che me la cavo, che assieme a Ci hai rotto papà! rappresentava per noi bambini la possibilità di vederci e ritrovarci in un gruppo di bambini come noi che la scuola non la ama, che al professore e ai genitori non le manda a dire.



Gli anni, per Io speriamo che me la cavo, sono passati inesorabilmente (e lo dimostrano anche le immagini del film non propriamente da web). Vecchia è la struttura del film, piuttosto banale e pure mal legata fra le varie scene, vecchie e poco naturali le interpretazioni di bambini di certo non attori ma che difficilmente si promuove, vecchia la sceneggiatura, che appare vecchia già in quegli anni, in un rifacimento made in Italy e made in sud de L’attimo fuggente, con il maestro che arriva da Genova a Napoli, si scontra con cliché purtroppo veri, e poco a poco conquista i suoi alunni, anche il più difficile e già votato alla camorra. Napoli e zone limitrofe non ne escono di certo bene, nonostante una loro poesia, ne esce una cartolina di caos, sfruttamento minorile, analfabetismo, pure. A cercare di metterci una pezza, contro bidelli-boss e presidi con le mani in pasta, Marco Tullio Sperelli, quel maestro che tutti vorremmo avere e che a ben guardare, più che insegnare, ascolta, cerca di capire, di aprire al mondo quei piccoli già grandi. Lo fa attraverso i temi, che si intermezzano alla narrazione, lo fa con gite da favola, imparando come sempre per primo la lezione più importante, mettendo da parte pregiudizi e timori.


Il Paolo Villaggio del film, è così un Paolo Villaggio meno comico e che spesso e volentieri si commuove (ma non commuove, che al buonismo facile ormai siamo vaccinato), è un Paolo Villaggio a suo agio in un ruolo più serio, che tiene le fila di piccoli attori di cui si è poi persa traccia. E sì, sembra impossibile aver avuto una cotta per Adriano Pantaleo/Spillo, che negli anni ’90 imperava in ogni sceneggiato televisivo.
Celebrare Paolo Villaggio con un film di cui poco oggi si può celebrare non è il massimo, ma celebro allora i bei ricordi, gli scherzi fecali che facevano sbellicare, le storie tristi, le famiglie disperate ma unite, che da piccola mi conquistavano.
Celebro Louis Armstrong, che non ricordavo componesse con le sue canzoni quasi l’intera colonna sonora, in un contrasto ancora più forte oggi.


Paolo Villaggio, l’attore, lo si è già celebrato nei blog:

Combinazione Casuale con Superfantozzi
Non c’è Paragone con Fracchia – La belva umana
Mari’s Red Room con Fantozzi
Il Bollalmanacco con Fracchia contro Dracula
Giocomagazzino con Fantozzi va in Paradiso
La fabbrica dei sogni con Il segreto del Bosco Vecchio

e si continuerà ad omaggiarlo a dovere con i prossimi appuntamenti:


18 commenti:

  1. Ti dico la verità. Per quanto lo apprezzassi molto e dunque mi abbia inevitabilmente intristito la scomparsa, a me Paolo "Fantozzi" Villaggio non ha mai appassionato troppo. Ma questo film. Questo film veramente è un pezzetto d'infanzia: lo rivedo sempre con grande piacere. Nella rassegna, grazie per averlo ricordato. :)

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    1. Non sono un'appassionata nemmeno io, ma Fantozzi e Villaggio e gli altri suoi personaggi fanno parte della mia infanzia, quando certe battute e certe volgarità non infastidivano. Rivedere questo film mi ha fatto capire gli anni passati, e il gusto che si é affinato.

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  2. Io speriamo che me la cavo e Ci hai rotto papà!, due film di quando eravamo bambini, anche se nel primo per via di Villaggio l'ho sempre apprezzato di più, bello e spensierato ;)

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    1. Pensa che li avevo confusi e fusi nella mia testa, al grido di "noi siamo gli intoccabili, e voi ci avete rotto!"

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  3. Santo cielo quanto ODIAVO Pantaleo. Lo detestavo. Avevo visto questo film, per carità, ma quando compariva lui volevo uccidermi ogni volta. Però non lo ricordo così brutto Io speriamo che me la cavo...

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    1. Brutto non é, e rimane anche attuale seppur magari non parlando di Napoli. É che gli anni sono passati anche per lui. Pantaleo, mah, mi chiedo come e perché mi piacesse da piccola, googolandolo comunque male non é cresciuto ;)

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  4. Visto con gli occhi da bambino, questo film mi era garbato parecchio.
    Adesso preferisco tenermi aggrappato a quel ricordo, piuttosto che recuperarlo con una visione che oggi, visto con altri occhi, potrebbe far vedere anche a me più che altro i suoi difetti. ;)

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    1. Fai bene, da nostalgica é stato un brutto colpo: li porta tutti gli anni passati e non proprio bene.

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  5. Un film un po' figlio dei suoi tempi, senza dubbio. Fu una specie di instant-movie per cavalcare il successo clamoroso di un libro... il film invece di successo ne ebbe molto meno. Un Villaggio minore e un po' fuori contesto, ma che vale la pena ricordare.

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    1. Un Villaggio diverso, più malinconico e commosso, più serio e più vero, quasi. A vederlo sembra gli sia piaciuto essere un professore di gran cuore, e lavorare con piccoli attori.

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  6. L'unica cosa che mi è sempre piaciuta di questo film è la recitazione di Villaggio...

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    1. Si, il resto vista la trama già nota e scherzi e scenette, lo si dimentica in fretta.

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  7. Lo vidi quando ero piccolo e poi mai più. Ne ho un ricordo più che positivo, ma l'altra sera quando lo incrociai sul canale Nove, decisi di non riguardarlo. Forse ho fatto bene per non offuscarne il ricordo.

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    1. Hai fatto più che bene, certi film, soprattutto con il passare del tempo, meglio lasciarli proiettare dai nostri ricordi che non sbattere contro difetti e mancanze ;)

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  8. All'epoca mi colpì molto. Sia per le tematiche: affrontate in modo leggero, ma che comunque che lasciano riflettere. Sia nel vedere Paolo Villaggio in un film serio (per me era la prima volta assoluta). Mi colpì il suo personaggio, forse era il maestro che volevo a scuola! Ancora oggi lo rivedo volentieri, ho anche recuperato il libro... Che ho scoperto essere una piacevole raccolta dei riassunti di scolaretti del napoletano. Lina Wertmüller è stata brava a contestualizzare il tutto.

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    1. Il maestro Sperelli che più che insegnare ascolta e aiuta, è il professore ideale davvero. Il libro l'ho comprato anch'io, e non credevo fosse una raccolta ma la storia del film. Una sorpresa.

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  9. quando lo vidi per la prima volta mi piacque tantissimo...
    non sono mai stata una fan del ragionier Fantozzi, e di Villaggio non avevo grossa opinione, eppure "Io speriamo che me la cavo" è un film splendido, complesso e fascinoso.
    Lo rivedrei volentieri.

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    1. Una storia buona e semplice, di quelle di cui ancora abbiamo bisogno. Villaggio serio e commosso si fa ricordare più del Fantozzi sottomesso.

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