4 settembre 2017

Venezia 74 - Una Famiglia

Come ho sentito dire fuori dalla sala: se riesci a far ridere quando fai gettare al tuo protagonista un neonato in un cassonetto, o sei un genio, o qualcosa non va.
Diciamo pure a Sebastino Riso, che la risposta è la seconda.
Perchè di cose che non vanno nel suo dramma Una famiglia ce ne sono anche troppe, e quando le tragedie iniziano ad accumularsi le une sulle altre, di queste situazioni paradossali non si può che ridere. Non ci si crede infatti di fronte all'ennesima storia tragica della Roma di periferia, dove una coppia dalle dinamiche tutte da capire (lui psicologicamente e non solo violento, lei sottomessa che torna sempre all'ovile), sforna figli per poi rivenderli al miglior offerente.



Maria, però, dà i primi segni di cedimento, un altro figlio non lo vuole fare, o lo vuole tenere, creare la sua di famiglia. I soldi, a lui, non bastano mai, anche se vive nella miseria di un appartamento e mangia in modo scadente.
Parte quindi una lunga sequenza di scene dolorose, con fughe inconcludenti, tentativi di impedire la gravidanza, spirali tolte a mani nude, nuove coppie disposte a tutto, e che tutto offrono.
A detta di Riso, la sua è una riflessione sul panorama del nostro Paese nei confronti delle adozioni, in particolare a quelle famiglie non benestanti o formate da omosessuali che vengono tagliate fuori dalla legge e oltre la legge si espongono.
In realtà, il tutto, è un guazzabuglio di pesantezza e di dramma superfluo, di tragedia senza respiro dai colori freddissimi. Poco importa se Patrick Bruel è inquietante quanto basta o se Micaela Ramazzotti non più svampita ma sofferente come ne La Pazza Gioia riesce a convincere, o se Matilda De Angelis si mostra gratuitamente senza veli, perchè entrambi, stancano.
L'unica cosa da salvare da questa visione, eccessiva e di quel cinema italiano serioso che non vorrei più incontrare, sono allora i problemi tecnici tra immagini che saltano e luci che si accendono, che hanno ravvivato la Sala Grande.

4 commenti:

  1. Mamma mia, troppo tragico per essere vero...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quando è troppo é troppo, la pesantezza che non ci voleva.

      Elimina
  2. Matilda De Angelis che si mostra senza veli?
    Non so se potrebbe stancarmi tanto facilmente ahahah :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema é che per arrivare alla De Angelis devi prima sorbirti più di un'ora di pesantezza vera.. Il.gioco non vale la candela, fidati ;)

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...