11 ottobre 2017

Blade Runner 2049

Andiamo al Cinema

I sequel sono una brutta bestia.
Soprattutto in questo periodo in cui si punta sulla nostalgia, e grandi e vecchi film tornano alla ribalta.
Sono una brutta bestia, incapaci forse di accontentare i fan più puri, incapaci forse di conquistare nuove leve di spettatori.
Poi arriva Denis Villeneuve e mette tutti a tacere.
Anche chi, come me, quel primo Blade Runner lo aveva patito per la mancanza di ritmo, per una sceneggiatura piuttosto esile, per tempi dilatati.
E lo fa dilatando ancor più i tempi -visti i 163 minuti di durata-, non eccedendo troppo nel ritmo, ma affidandosi a una storia migliore.
A fare la differenza, nel mio caso, uno schermo più grande, quello del cinema, indispensabile per sentirle davvero tutte le emozioni, per godere al meglio vuoi degli effetti speciali, vuoi di quella fotografia immensa, vuoi per quella colonna sonora ovviamente pomposa e ridondante firmata da Hans Zimmer.
E ci si immerge in questo nuovo/vecchio mondo.


Sono passati 30 anni da quando Tyrell è stato ucciso, da quando l'agente Deckard si è dato alla fuga assieme a Rachel, ma c'è un nuovo creatore di replicanti -Neander Wallace- e ancora ci sono Blade Runner chiamati a scovare vecchi modelli da pensionare.
Seguiamo l'efficiente agente K in quella che sembra una missione di routine, mettere a riposo un agricoltore quanto mai muscoloso, che però nasconde nel suo giardino, ai piedi di un albero morto -unico segno di natura in un mondo tutt'altro che naturale- un segreto.
Il segreto sembra avere a che fare proprio con K e i suoi ricordi, lo cambia, mette in moto una parte di sé che non conosce e che fa sospettare anche la sua Madame, mentre la sua donna prende vita, prende un corpo che può uscire dal raggio di azione della macchina che lo proietta, e proietta così una parte di sé vulnerabile e romantica, umana, che lo aiuterà e lo accompagnerà nel proseguo della sua missione.
È una ricerca di sé, in realtà, del proprio passato e del passato di una speranza che potrebbe cambiare il mondo e il destino di quelli che ancora vengono chiamati schiavi, è una ricerca della verità, portata avanti seguendo indizi solidi, attanagliati da altri -i potenti- che la stessa verità vogliono tacerla o  scoprire a loro volta, non per cambiarlo, il mondo, ma per dominarlo assieme al proprio ego.


I riferimenti all'oggi, alla politica, a muri invisibili, a teste da alzare e sacrifici da compiere per essere davvero umani, fanno di Blade Runner più di un semplice film di genere o che sfrutta l'effetto nostalgia.
I richiami al suo predecessore ci sono, e ci sono scene emozionanti che emozionano più ora, perchè diciamolo pure: l'amore tra Deckard e Rachel non era poi così romantico e sognante, non è nemmeno paragonabile a quello più fisico, più sofferto, ancora più impossibile tra K e Joi, una Joi che finisce per dare un nome a una lettera, così come si fa per chi si ama, per chi si addomestica.
Tratteggiata al meglio, la figura di K/Joe fa battere il cuore, lo si segue nelle sue indagini, nelle svolte dei suoi pensieri e dei suoi ricordi, fino al faccia a faccia con il suo simile -a livello filmico-, ed è lì che ha inizio l'azione vera e propria, con combattimenti, inseguimenti, scontri.
Siamo sempre però in un film di Denis Villeneuve, e pure l'azione si fa sofisticata, pure gli scontri hanno la loro poesia.


Il canadese che sempre di più è il regista giusto al posto giusto, capace di cambiare generi e temi ma di lasciare il segno, non sbaglia nemmeno questo colpo, capace com'è di emozionare con un semplice punto di vista, con scene che sono quadri del futuro, con un'attenzione al dettaglio e ai piccoli dettagli (statuine che diventano cult, cornici che fanno sussultare), con quella solidità che è da sempre la sua firma.
Potrei andare avanti ancora esaltandomi per le riprese aeree che tanto ama, per i colori abbaglianti e per il grigiore diffuso o per l'inaspettata virata color seppia, potrei proseguire esaltandomi per la musica del fido Hans Zimmer, che si ripeterà forse, assordando e incutendo timori, ma come sempre lo fa con maestria, o ringraziare gli sceneggiatori per una storia che anche se non ha il monologo perfetto ha scene perfette, ha una storia più polposa e soprattutto sa come allentare la tensione, tra piccoli sprazzi di ironia, altri di romanticismo.
Meglio allora soffermarci sugli interpreti, e se Jared Leto fa un po' antipatia nei pochi minuti concessigli, se Harrison Ford compare altrettanto poco ma continua a sapere il fatto suo, sofferente com'è, se si rispettano l'algida Robin Wright e l'efficiente Sylvia Hoeks (e verrebbe da riflettere su questo cast fatto di figure femminili forti, non ultima Mackenzie Davis), si applaudono più di tutti Ryan Gosling, che il film se lo porta sulle spalle e su quella espressione altrettanto sofferente, e la vera rivelazione Ana de Armas che non si sa se se è più bella o brava, nel ruolo della damigella da salvare, della ragazza perfetta, della coscienza romantica.
Resta così la magia negli occhi per un film che sì, ha i suoi momenti di stanca, che si prende e prende tanto tempo, ma che lo riempie anche, lasciandoci consapevoli di aver assistito a qualcosa di grande, forse più dell'originale.


p.s.: Un momento di riflessione sul fatto che nel 2049 non ci saranno Rihanna o Beyoncé a tenere, ma saranno ancora Elvis e Frank a farci battere il cuore.

p.p.s.: quanto è sadico Villeneuve a far avvicinare Gosling ad un pianoforte senza fargli suonare City of Stars?

Regia Denis Villeneuve
Sceneggiatura Hampton Fancher, Michael Green
Musiche Hans Zimmer
Cast Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas

4 commenti:

  1. Denis Villeneuve che batte Ridley Scott?
    E' una cosa che posso prevedere possa avvenire anche su Pensieri Cannibali. Almeno spero...

    Nella sfida degli header su Blade Runner 2049 intanto vinci nettamente tu contro quello letteralmente fordiano di White Russian. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, scelta un po' scontata -visti poi i colori che qui stanno un gran bene- ma scena bellissima.

      Il film ti convincerà, o almeno lo spero, partendo senza troppe pretese visto com'è andato il rewatch, questa mia esaltazione dice tutto ;)

      Elimina
  2. Io ho cercato di scriverne - e guardarlo - quasi come se non ci fosse il confronto con l'originale, e senza dubbio e con tutti i tempi dilatati del caso, Villeneuve ha fatto una gran cosa, ancora una volta. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Villeneuve è sempre più una garanzia.
      Evitare il confronto mi è stato impossibile, visti i tempi dilatati, vista la re-visione fresca, ma per una volta, non è stata a svantaggio del nuovo :)

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...