12 novembre 2017

La Domenica Scrivo - Praga

Dicono che non si dovrebbe mai tornare dove si è stati felici.
Dicono l'abbia detto Jim Morrison, ma attribuiscono così tante frasi a Jim che chissà se è vero.
Ed è vero, poi, che non si dovrebbe mai tornare dove si è stati felici?
Perché se prima, lì, si era felici, oggi non lo si è più, perchè la nostalgia porta con sé la malinconia? O perchè già nel tornarci si cerca una felicità che non c'è più, che non può essere trovata lì, perchè come ben dice Jim -o chi per lui- la felicità non appartiene al luogo, ma perdura nel tempo?
Io, dove sono stata felice, ci sono tornata.
Sono tornata a Praga, per la terza volta.
Ci sono tornata dopo esserci stata immensamente felice.



Inevitabile, se è stato il primo viaggio all'estero, il primo vero viaggio, ancora minorenne, ma assieme a mia sorella e un'amica comune. Una settimana, un viaggio in treno lungo 12 ore, un ostello non prenotato da condividere e tante, tante birre. Tante visite, pure, in quel castello, in quei musei piccoli ma ben forniti, fra colline e discoteche, quella più grande d'Europa, ovviamente, dove tra i suoi sette piani, risuonava anche una versione ceca di Gloria, di Umberto Tozzi.
Inevitabile, se è stato anche il mio secondo viaggio all'estero, sempre minorenne, ma questa volta in gita. La gita di quinta, quella più lunga, quella per sfogare tutte le ansie e le preoccupazioni per la maturità imminente.
Ora, sì, eravamo 25 ragazze, ma eravamo in un hotel immenso, e probabilmente il più lussuoso in cui sono stata -e la dice lunga sulle scelte infelici degli hotel che faccio. Anche qui, tante birre, pure con i professori, tante visite, ancora in quel castello, fra cimiteri e sinagoghe ebraiche, e pure la discoteca, questa volta la più folle d'Europa, un Duplex dove acrobati volteggiavano sul soffitto, e trampolieri sbarravano la strada alle danze.
E poi a Praga ci sono tornata, non più in compagnia, ma in coppia.
Un semplice weekend, decisamente in economia, con un ostello non particolarmente pulito, decisamente non silenzioso, ma perlomeno a due passi dalla città vecchia.
Ci sono tornata, e anche questa volta tante visite, sempre quel castello, che troneggia sulla città, un solo museo che ricordavo più fornito ma di cui ho saccheggiato lo shop, e tante, tante birre. Il motivo per cui eravamo lì, in realtà. Regalo in ritardo ad un giovine che ama la birra quasi quanto ama me, forse addirittura di più, a suo dire.
E questo tornare, è stato strano.

Vedere quella città con 10 anni di più, con la sicurezza sentimentale che ho ora, mi ha fatto pensare con nostalgia e tenerezza a quella diciassettenne che ha in Praga il simbolo della sua emancipazione, il suo capire di stare bene, di poter andare avanti, di divertirsi. Si parla di quelle piccole storie adolescenziali che però quando si è adolescenti sembrano immense. Si parla di paturnie, di frasi scritte nel diario, in tempi in cui per fortuna non c'erano i social a ricordare certi cuori infranti per un nonnulla.
Si parla della felicità ritrovata, e del virus del viaggiatore che contagiava e pungeva per la prima volta, chiedendo altre piazze, altri ostelli, altre città da vedere.
Ancora e ancora.
Si parla di un luogo che rappresenta la felicità, un luogo che si conosceva per le pagine di un libro che resta indimenticabile, il preferito, quello da portare su un'isola deserta (L'insostenibile leggerezza dell'essere), si parla di una Praga dove si è stati bene. Ma bene, bene, bene.

Ora, se siete qui per consigli di viaggio, potrei dirvi non tanto cosa vedere (il castello, ovvio, e poi il quartiere ebraico se interessati e il Museo Mucha per saccheggiare lo shop) ma dove andare a bere e mangiare.
Potrei, se mi fossi appuntata qualche nome oltre al quello del ristorante Nostalgie, chic e carino, con tanto di pianista à la Ryan Gosling dove però non si viene spennati, anzi.
Abbiamo sicuramente bevuto bene in una birreria spaziosa, che la birra se la produce e la vende, ma l'ambiente resta freddino, abbiamo bevuto contrariati in un'altra birreria dove ogni cliente era per il cameriere una tortura, e lo lasciava intendere senza nasconderlo, in ogni piccolo baretto dove servivano anche cioccolata calda e vino caldo, per stemperare il freddo del calar del sole, a Mala Strana, anche se la birreria era vuota e desolante, o vicino alla metro, assieme a lavoratori disillusi e musica poco a tema.
Ma alla fine, come sempre, nel cuore ci è rimasto un bar piccolo, chiassoso, dove siamo atterrati la primissima sera, stanchi per il viaggio, intontiti dall'ostello non proprio pulito, non proprio silenzioso. Lì, tra una birra e l'altra servita con un sorriso ammiccante, tra patatine da sgranocchiare e toast da addentare, il bello era osservare la fauna praghese all'opera, con giovanissime a festeggiare il compleanno, coppie litigiose, uscite a tre, cantanti improvvisati. Una playlist anni '90 da invidia, un ambiente caldo, autentico, dove bastava un gesto per avere un altro giro.
E alla fine, a Praga, dove ero stata felice, felice mi sono ritrovata ancora, per strade che mi hanno visto cambiare, su ponti pieni di romanticismo, con la luna a fare da testimone, e sul tavolino di un bar, ad osservare la felicità degli altri, a condividerla, soprattutto.
Che come diceva non Jim, questa volta, ma Tolstoj, è l'unico modo per renderla reale.

6 commenti:

  1. Sono abbastanza d'accordo con la frase d'apertura. Replicare la magia, e la felicità, è sempre difficile.
    Difficile, ma non impossibile, si veda Stranger Things 2. :)

    In gita eravate 25 ragazze?
    Hai frequentato per caso uno di quei college solo al femminile da film americano d'altri tempi? ;)

    Io a Praga non ci sono stato manco una volta ma già solo la parola birra mi ha fatto capire che potrebbe piacermi, come città.

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    1. Allora non sei un lettore così attento come il test di ieri ha fatto pensare ;) Non un collegio, ma un liceo delle scienze sociali, dove su tre sezioni, c'era giusto un solo maschio, e non in classe mia. Le fortune.

      Su Praga ti dirò un'altra parola magica che va a braccetto con birra: economica. Corri a prenotare!

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  2. In gita all'estero, noi al massimo si arrivava a Firenze...comunque bello leggerti felice ;)

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    1. Da noi è prassi la gita di quinta all'estero, i più fortunati poi hanno lo scambio, che è ancora meglio!

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  3. ...Praga...
    ne ho parlato proprio oggi con Jn, che l'adora, mentre io non l'ho vista mai

    magari nel 2018 ci vado, che di posti nuovi, ho una gran voglia

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    1. Ascolta Jn, e parti. Economica, perfetta per un weekend, e soprattutto capace di entrare subito nel cuore!

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