8 novembre 2017

Sole Cuore Amore

È già Ieri -2016-

Eli fa la cameriera.
A Roma.
Ma abita a Ostia.
Questo vuol dire sveglia puntata alle 4.20, ritorno a casa per le 22.
Di mezzo, tanti cappucci, tanti caffé e crostatine, ma niente figli. Li saluta che ancora dormono, ritorna che già sono a letto.
Un sacrificio necessario se di figli ne hai 4, se tuo marito non trova lavoro.
Vai avanti, passando da un bus a una metro, cercando di non perdere né l'uno né l'altra, di non saltare la fermata, di non perderti.
Anche se già ti stai perdendo una vita.
Vale fa la ballerina.
O meglio la performer.
Di notte, passando da una discoteca all'altra, da una galleria d'arte all'altra.
Questo vuol dire dormire tutto il giorno, ma anche avere a che fare con persone non certo oneste, con datori di lavoro poco raccomandabili.
Sola, in cerca di se stessa, in crisi quando la sua compagna di performance si trasferisce da lei, e la tenta.


Eli e Vale sono amiche.
Da sempre.
Sono sorelle unite dalla danza, ma se la prima l'ha abbandonata per mettere su famiglia, la seconda persiste.
Si incrociano per le scale della stessa palazzina, si danno il cambio, il cinque, con i loro orari incompatibili.
Eli e Vale sono la rappresentazione di quella classe non più media, ma bassa, come lo sono un barista che diventa schiavista per far fronte ai costi della vita, una studentessa universitaria dalla pelle diversa che si mantiene dietro a un bancone, una ballerina che alle violenze purtroppo si abitua.
È quella Roma di provincia che si potrebbe essere stanchi di vedere al cinema, ma che Daniele Vicari fa pulsare di vita vera.
Quella fatta di levatacce, di una famiglia che non si vede, di mezze chiacchiere prima di andare a dormire, e ricominciare.
Le giornate di Eli, tutte uguali, le notti di Vale, sempre diverse, finché una battuta d'arresto, inevitabilmente, accade.


Sole Cuore Amore.
Tre parole semplici.
Troppo, forse.
Parole che fanno sorridere, se si ripensa al tormentone di Valeria Rossi, che fanno invece piangere perchè né il sole né l'amore né il cuore, li si possono godere, anzi, è proprio quest'ultimo a fregare.
Isabella Ragonese dà alla sua Eli una vitalità e un peso che non hanno pari, e nei momenti in coppia con Francesco Montanari o soprattutto nell'unico vero momento di insieme con l'altra coprotagonista Eva Grieco, commuove per la sua bravura, con quei dialoghi semplici e diretti che aumentano la bellezza, l'immediatezza del tutto.
C'è poi una musica, strumentale, jazz, improvvisata, che accelera i tempi, una fotografia che sa come cambiare, tra performance e colazioni, nudi mai eccessivi, cappotti rossi che si fanno simbolo.
Il film, nel suo ripetere un quotidiano così ripetitivo, poco a poco, scava e arriva sottopelle, alza i brividi, senza alzare i toni, senza scadere mai. Arrivando ad un finale difficile da dimenticare, da digerire.
Che sa purtroppo di vita vera.


Regia Daniele Vicari
Sceneggiatura Daniele Vicari
Musiche Stefano Di Battista
Cast Isabella Ragonese, Eva Grieco, Francesco Montanari
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Io, Daniel Blake, Tutta la vita davanti, Tutti i santi giorni

6 commenti:

  1. Ho bisogno di belle emozioni, di bei film. Già ieri ti avevo preso in parola.
    Oggi, Sole cuore amore è priorità.

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    1. Bravo, ti conquisterà di sicuro, un film pieno di emozioni -belle e brutte, purtroppo.

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  2. A me non è piaciuto granché.
    Questo sì che il classico melodrammone neorealista italiano.
    Per me è parecchio più riuscito, pur con tutti i suoi difetti, Fortunata.

    Anche qua, come al solito nel cinema italiano, uno dei principali limiti è la musica. La colonna sonora jazz qui proposta è inascoltabile (aridateme La La Land, Birdman e Whiplash!) e la scena con la canzone di Valeria Rossi boh, mi sembra inserita proprio a caso.

    Brava come al solito la Ragonese, però per il resto per me non ci siamo, compresa la sottotrama della coprotagonista che sembra uno riempitivo e un finale esagerato.

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    1. La canzone di Valeria Rossi, così come un titolo non proprio accattivante, li avrei evitati anch'io, ma il resto della musica mi ha convinto e si sposava bene con le scene. Poi, oltre il melodramma e la crisi, io c'ho visto tanto sole e tanto cuore, grazie soprattutto alla Ragonese, che nelle scene di coppia con la ballerina, dava un senso anche alla sua storia, di certo meno graffiante. Insomma, mi è piaciuto proprio tanto.

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  3. Per me, per distacco, il più bel film italiano della passata stagione. Come si fa a non innamorarsi di Isabella Ragonese? Esiste un'attrice italiana più brava di lei? Altro che la Buy o la Ramazzotti... E poi c'è la regia di Vicari, cineasta passionale e dalla schiena dritta, che le cose le dice eccome: "Sole cuore amore" non ha i toni durissimi di "Diaz", ma la denuncia sociale è ugualmente tremenda. E il finale, come dici te, è un vero cazzotto nello stomaco.
    Sarebbe stato il film "giusto" da inviare agli oscar, ma non ha incassato un centesimo e la produzione non aveva i fondi per permettersi una candidatura. Un vero peccato. Ma resta un film indimenticabile.

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    1. Lo avevo segnato in agenda proprio sotto tuo consiglio, poi al cinema in primavera è rimasto pochissimo, in quello estivo nell'unica serata in cui ero via, e solo ora l'ho recuperato.
      Davvero bellissimo, intenso, soprattutto, e con una Ragonese insuperabile.
      Ho faticato a riconoscere il Vicari di Diaz, anche se il dolore -seppur diverso- a fine visione è quasi lo stesso, e non abbandona.
      Agli Oscar ci sarebbe stato bene, di certo più dello sconosciuto A Ciambra che chissà se riuscirò a vedere, e che dubito arriverà nella cinquina finale.

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