7 agosto 2018

Channel Zero - Butcher's Block

Horror Week

Non più una sola casa, ma un intero quartiere ad essere inquietante.
Inquietante fin dalle sue origini, costruito attorno al macello cittadino, con case pensate per ospitare quei migranti occasionali in cerca di lavoro, quelle persone che non sembrano avere né passato né futuro, a cui nessuno importa se improvvisamente spariscono, anzi, fa quasi comodo.
Un quartiere che con la misteriosa sparizione dell'intera famiglia che quel macello gestiva, si ritrova ancor più mal messo, ghetto dove finiscono i cittadini più problematici, dove il parco diventa una foresta da cui è meglio stare distanti, dove le leggende metropolitane, i mostri, si moltiplicano.
Vai a capire perché, allora, Alice decide di lavorare in una città così ricca di folclore, lei in fuga da una madre, lei con una sorella che bene non sta e avrebbe bisogno di equilibro.



C'è una minaccia genetica a perseguitarle, e la casa di Louise, con la passione per la tassidermia, non sembra di certo il rifugio più sicuro.
Ma non è da lei che ci si deve proteggere, ma da mostri senza pelle, nani inquietanti armati di batticarne, da anziani patriarchi che non muoiono, non invecchiano e la loro prole affamata.
Ancora una volta Channel Zero gioca la carta dei cannibali, ma questa volta sterza verso il surreale e lo splatter, creando un mondo altro al di sopra di una lunga scalinata in cui ogni manicaretto, ogni campo coltivato, sa di essere umano.
Ancora una volta, da un episodio iniziale in cui abbonda il terrore, si sconfina e ci si espande su terreni più difficili.


Ora, la mia fama di fifona mi precede, e se continuo a concedermi al genere horror è forse solo per una terapia d'urto.
Diciamo però che se una serie TV horror non mi dà i brividi ma mi fa addormentare a più riprese, il problema non sono io -in ferie e più riposata- ma la serie stessa, che gira a vuoto per qualche episodio, che gioca le carte dello splatter, del sangue e del disgusto a volontà, di protagoniste che non si sa che pesci pigliano.
La famiglia Peach è inquietante davvero, capitanata dal sempre inquietante Rutger Hauer che sa ancora il fatto suo, ma ci sono troppe scene surreali, troppa richiesta di fantasia, fin troppa carne al fuoco, scusate la battuta.
In realtà, tutto si potrebbe risolvere velocemente, e visto che la serie ha i soliti 6 episodi, la cosa non gioca certo a suo vantaggio.
Ma tant'è, Holland Roden e Olivia Luccardi si spaventano e si inquietano velocemente, Krisha Fairchild (sì, la protagonista di Krisha) dimostra un cuore d'oro che il suo phisique du role non farebbe supporre, ma sono la noia e il sonno ad avere il sopravvento sui brividi.
E mi stupisco a dire: purtroppo.



Grado di paura espresso in Leone Cane Fifone:
2 Leoni su 5

4 commenti:

  1. Il rischio noia mi spaventa più di qualsiasi horror...
    Però se ci sono i cannibali, almeno una possibilità, se non altro al primo episodio, dovrei darglielo comunque. :)

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    1. Visto in contemporanea con Sharp Objects, molto lo ricorda nel primo episodio, pur virando allo splatter, all'assurdo. Poi quell'assurdo prende piede e la noia prende il posto dei brividi. Sei avvertito.

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  2. Dopo il passo avanti della seconda stagione, adesso un passo indietro?

    Per fortuna, la natura antologica della serie non mi vieta di saltarla per intero. ;)

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    1. Rispetto alle altre due stagioni, qui si vira ancor più sull'assurdo e il non-sense, e purtroppo la noia avanza più veloce.
      A breve ci sarà un altro racconto, staremo a vedere se con quello ci si riscatterà.

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