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30 ottobre 2012

Io e Te

Andiamo al Cinema.


Sono passati nove anni dal suo ultimo film. Dopo il controverso The Dreamers, Bertolucci torna nelle sale con il drammatico Io e Te tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Ancora una volta il protagonista è un adolescente insicuro, incapace di affrontare la vita che si lascia scorrere addosso come il ritmo incalzante di una canzone. Il protagonista, Giacomo, vive chiuso in una prigione mentale fatta di paure così come il regista vive nella prigione del suo corpo fatta di rabbia. Questo elemento, questa prigione, diventa tangibile nella cantina sporca e ingombra in cui Giacomo decide di rifugiarsi: facendo credere alla madre apprensiva di essere partito per la settimana bianca con i compagni di classe, il giovane allestisce una vera e propria seconda dimora in questa stanza: computer, musica, libri e un formicaio gli faranno compagnia. Ma la sua pace viene presto scossa dall’arrivo improvviso di Olivia, la sua sorellastra. Allontanata dalla famiglia da qualche anno, Olivia è una tossica e decide di approfittare della situazione rimanendo con Giacomo a disintossicarsi in vista di una nuova vita. L’iniziale rapporto burrascoso, fatto di scontri verbali e fisici, si trasforma pian piano in una relazione che attraversa tutte le sfaccettature dei sentimenti: dall’attrazione fisica all’infatuazione, all’amicizia fino alla fraternità. La fiducia che tra loro si instaura, il progredire del rapporto permette allo stesso pubblico di entrare in empatia con dei personaggi tanto sfaccettati. Il percorso di conoscenza si svolge quindi sia nello schermo che fuori portando a galla problemi non risolti, incubi passati e le più semplici frustrazioni adolescenziali. Pur svolgendosi principalmente nella vecchia cantina, Bertolucci ha saputo come rendere vivo e ospitale l’ambiente, che diventa così elemento essenziale del cast, filmato e fotografato in maniera ottima. E se in The Dreamers la trama era più complessa e provocatoria con continui riferimenti e citazioni cinematografiche, qui l’arte che il regista utilizza per esprimere al meglio le emozioni dei protagonisti è la musica. Rifugio sicuro di Giacomo, che passa dai Muse a David Bowie, esplode nelle scene più significative del film, incorniciando un finale che, per quanto incompleto a livello di narrazione, è assolutamente significativo esteticamente.
Che a 72 anni Bertolucci sia ancora in grado di sorprendere non deve meravigliare, l’età non impone dei limiti alla sua filmografia così come non pone dei limiti alla bravura. Jacopo Olmi Antinori e Tea Falco, nonostante la pronuncia sbiascicata di quest’ultima, si rivelano infatti degli interpreti giovani ma eccellenti. Dopo 9 anni di silenzio il regista è quindi tornato per raccontare i tormenti che facilmente potrebbero essere classificabili come adolescenziali, e che nascondono invece le prigioni mentali e fisiche dietro cui ognuno si barrica.

6 commenti:

  1. Direi un gran bel ritorno...
    Ricordiamo anche il ritorno di David Bowie, che nonostante la sua malattia ci fornisce ancora sensazioni da brivido.
    Buona serata , cara Lisa!

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    1. Ha scelto proprio la mia canzone preferita di Bowie :) Buona serata anche a te, Nella!

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  2. devo andare a vederlo... ammetto che "The Dreamers" non lo apprezzai fino in fondo, forse ero decisamente troppo giovane...

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    1. Forse perchè troppo giovane io invece lo apprezzai. Quei tormenti e quelle citazioni cinefili mi colpirono da subito. Questo è molto diverso, più intimista, per fortuna!

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  3. voglio andare a vederlo anche io, The Dreamers l'avevo amato/odiato e mi capita spesso questa ambivalenza con i film di Bertolucci, però ne sono sempre attratta :)
    Bella recensione la tua!

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    1. Grazie :) The dreamers ha diviso abbastanza ma ala fine ho capito di amarlo nonostante tutto. Questo, più convenzionale, riesce comunque a commuovere, da vedere!

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