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18 agosto 2015

Rectify - Stagione 3

Quando i film si fanno ad episodi.

Ci sono serie che fanno un gran clamore, che sono attese, desiderate, urlate e sbandierate.
E poi ci sono le serie silenziose, nei modi come nello stile, che arrivano in sordina, in punta di piedi, alla terza stagione, scavando sempre più a fondo nei suoi protagonisti, continuando la strada della perfezione, della distillazione di emozioni, di parole.
Dall'inizio di Rectify sono passati tre anni, per noi spettatori, dall'inizio di Rectify sono passati appena un paio di mesi, all'interno della serie. E in questi due mesi poco sembra essere cambiato, i sospetti verso Daniel continuano ad esserci, così come la diffidenza di un paese che non lo vuole, e Daniel stesso alla sua libertà, non si è abituato.
Ora che è ufficiale, che è un uomo libero, anche se in modo condizionato, quello che deve fare è trovare una casa, costruire invece di continuare a distruggere, una cucina, una piscina, il suo stesso lavoro.
Ma sappiamo tutti che non sarà facile.


Attorno a tutte le problematiche che Daniel continua ad avere, e che si fanno più serie una volta che deve affrontare da solo la burocrazia della libertà vigilata, crescono le problematiche di una famiglia che stessi problemi deve affrontare, che ora che la battaglia è finita, in una sconfitta che è anche un'amara vittoria, deve riuscire ad andare avanti, rimettendo insieme i pezzi, per quanto possibile.
I matrimoni finiscono, le relazioni pure, i litigi, seppur silenziosi, si fanno sentire.
La verità, nel frattempo, ancora non la si conosce, chissà se la si conoscerà mai.
Quel che è certo, è che in pochi giorni il procuratore Person capisce tutte le lacune nelle indagini di vent'anni fa, tutti i torti frettolosi di cui solo Daniel ha subito le spese, e lo stesso sceriffo Daggett apre lentamente gli occhi, aprendo le indagini per l'omicidio di George Miller, indagando seriamente, almeno questa volta, arrivando a compiere un'ingiustizia che però, con le verità che fa riaffiorare, un'ingiustizia non appare ai nostri occhi.


Silenziosamente, in punta di piedi, Rectify arriva al suo terzo anno continuando a scavare, in profondità, sempre in quell'aurea di perfezione che attori perennemente in stato di grazia (J. Smith-Cameron è superba) e dialoghi così scarni ma così condensati sanno donare.
La regia ci regala attimi di grande emozione, e solo nel quinto episodio esce dai soliti binari, sporcando un po' troppo con zoom e una colonna sonora invasiva.
Il finale rimette però tutto in ordine, e anche se si inciampa in un momento fin troppo onirico, si chiudono e si stendono tanti nodi, tra addii e arrivederci, tra nuovi inizi e nuove fini, che possono partire anche da una prigione vista finalmente da una prospettiva diversa, da un oceano che accoglie, da porte da aprire.
Che, silenziosamente, ritroveremo fra un anno.


1 commento:

  1. Una serie deprimente e allo stesso tempo bella come poche.
    Peccato che pure quest'anno sia passata sempre sotto silenzio...

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