Pagine

24 ottobre 2015

The Falling

E' già Ieri. -2014-

Siamo di nuovo in un collegio femminile, ma questo volta non siamo né agli inizi del '900 né in Australia.
Siamo infatti nel 1969, in Inghilterra, ed entriamo in un ambiente scolastico rigido e puritano, in cui la bella Abigail si distingue dalle altre.
Sicura di sé, matura, ha perso la verginità, e agli occhi della sua migliore amica, Lydia, che la venera, la ammira, e forse ne è anche infatuata, è cambiata.
La loro amicizia si incrina per i cambiamenti -impercettibili inizialmente- via via sempre più profondi che l'aver sperimentato le gioie del sesso porta ad Abigail, che si concede senza troppe remore anche al fratello di Lydia, scatenando una gelosia dalle conseguenze inaspettate.
Qualcosa di strano succede quando Abbie si sente male, ha piccoli attacchi, piccoli tic, svenimenti che porteranno alla tragica scoperta: è incinta. Ma non sarà un segreto scomodo, non verrà trattato come qualcosa di sconveniente o umiliante, la notizia si sparge, la soluzione sembra semplice, finchè i malesseri aumentano.


Abbie è solo la prima delle allieve che iniziano ad avere questi sintomi, una stessa reazione: svenimenti collettivi, mancanza di forze, sintomi che si propagano a tutto il cerchio ristretto di chi a Abbie è vicino, a partire dall'enigmatica Lydia.
Si tratta di emulazione?
Si tratta di una strana epidemia?
Cosa succede in quella scuola, a quelle ragazze che finiscono ricoverate, analizzate da psicologi, accusate di isterismo?
Non aspettatevi un thriller o un film del mistero, quello che Carol Morley confeziona è un film che punta tutto sullo stile e sull'estetica, su una ricerca fotografica e musicale che lascia inevitabilmente il segno.
Si entra pian piano in questo ritmo che culla, che quasi fa sognare, ma se la prima parte, nella descrizione dell'amicizia particolare che lega l'arrabbiata (con il mondo, con la madre agorafobica, con il fratello provolone) Lydia alla bella Abigail tutto fila liscia, tutto sembra perfetto incastonando anche una natura che si fa pittorica, tutto cede invece nella seconda parte, con i malesseri che si propagano, con le urla e gli sbotti che si fanno sentire, e con strane soluzioni che cercano di scavare a fondo nella psicologia di una protagonista tanto difficile.


Non aiuta quindi un finale quasi patetico a incasellare bene il film, che prende chiaramente spunto dal Picnic ad Hanging Rock visto ieri, ma non ne tocca gli stessi vertici.
La colpa potrebbe essere ascritta a una troppa calcata Maisie Williams, che abbandonate le vesti vendicative di Arya Stark, non abbandona quel muso lungo che la contraddistingue messo in ombra dall'esordiente Florence Pugh.
Oppure essere data a una regia che spinge troppo, che si atteggia, quasi, ricercando il sensazionalismo, il manierismo.
Lasciando in sospeso una soluzione al mistero di un'epidemia che non si spiega, The Falling lascia in sospeso anche un vero e proprio giudizio, che viene influenzato dalla grazia e dall'estetica del suo inizio, da quella musica composta da Tracey Thorn che è incantevole e dalle splendide parole del poeta William Wordsworth, leitmotiv nel film.
Tutto questo fa dimenticare la confusione, la poca chiarezza che cresce man mano che si prosegue la visione, lasciando così incantati, dubitanti e poco convinti.


2 commenti:

  1. Non mi convince pienamente, proprio come non ha convinto pienamente te, ma prima o poi recupererò.
    Se non l'hai visto, del filone, ti consiglio Cracks, con una Eva Green stupenda. E quando mai non lo è?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordo di averne letto dalle tue parti, ma c'era qualcosa che non mi convinceva. Ma a Eva è difficile dire di no, quindi me lo segno e più avanti si vedrà... magari meritava più di questo, che dopo la prima parte convincente, si perde, purtroppo.

      Elimina