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1 aprile 2016

Ten Thousand Saints

E' già Ieri -2015-

C'è un ruolo che riesce tanto bene a Ethan Hawke.
E non è solo qualunque ruolo che Richard Linklater gli cuce addosso, ma è quello del padre.
Non a caso, la sua prova più intensa è stata in Boyhood, dove era un padre non troppo presente causa divorzio, ma capace sempre, e comunque, di lasciare il segno.
Lo stesso ruolo ricopre in questo Ten Thousand Saints, presentato lo scorso anno al Sundance e di cui ancora non si ha traccia nei nostri cinema.
Ethan è un padre che vive ancora negli spensierati anni '70 anche se si è ormai nei problematici '80, coltiva marijuana, vive a New York, ha una relazione non troppo stabile con una sua cliente affezionata e ricca, e i figli, li ha lasciati alla madre.



Ma non è lui il protagonista di questa storia, il protagonista è proprio suo figlio, Jude, che fa risalire l'inizio della fine proprio a lui, a quel padre che si è fatto beccare con un'altra, che si è fatto cacciare di casa, che è andato a stare a New York, che ha cresciuto una figlia con un'altra, che ha spedito questa figlia, Eliza, nella sua vecchia casa, per una notte, una notte durante la quale lui, Jude, il suo migliore amico Teddy sono andati a una festa insieme, hanno esagerato con l'alcool, con la droga, con le botte e se Jude da quella notte si è svegliato, Teddy invece no.
Svenuto, in overdose, coperto dalla neve, Teddy se n'è andato in silenzio, lasciando un vuoto che non si può colmare, un senso di colpa ancora più grande.
Ma qualcosa ha lasciato Teddy, ha lasciato un figlio, che ora cresce dentro Eliza, e visto che la madre di Jude non sa più come fare per rincuorarlo, per proteggerlo e spingerlo ad andare avanti, i due si ritrovano a New York, sotto la protezione e le non regole di un padre permissivo ma comprensivo.
Quella che vediamo è però una New York in trasformazione, dove i quartieri devono essere ripuliti, dove i giovani occupano palazzine, seguono nuove religioni e nuovi tipi di musica, ed è facile perdersi, soprattutto se il diverso affascina.
Un diverso che sa di musica, di opportunità, di soluzione, anche se non giusta.
Ed è una continua lotta, tra giusto e sbagliato, tra amore e amicizia, tra rimpianto e accettazione.
È crescere, insomma, di fronte a prove difficili, a ostacoli davvero imponenti.


Di ostacoli il film ne mette anche troppi lungo il cammino di Jude.
E se la caratterizzazione dei personaggi convince, è proprio la sceneggiatura ad essere troppo densa, prendendo sbandate e strade che forse stanno meglio in un libro -da cui il film è tratto- che non su grande schermo, dove il tempo è tiranno.
Il ritratto confuso che offre, mettendo in scena una situazione politica, una situazione culturale (con tanto di colonna sonora ad hoc) e una (anzi più di una) personale, non aiuta il tutto a decollare, pur facendo leva sulla bravura degli attori.
Ethan Hawke a parte, che come padre ha sempre la marcia in più, sono i giovani a tenere banco, a partire da Hailee Steinfeld, che continua a regalare ottime performance rimanendo in tema con quanto visto in Begin Again, proseguendo con Emile Hirsch di cui si perdono ogni volta le tracce, ed è un peccato, mentre il vero protagonista, Asa Butterfield, ha forse il faccino troppo angelico, troppo giovane, per bucare davvero come ribelle gotico.
Insieme, padri, madri e figli, affrontano crescita e cambiamento, lo affrontano non sempre nel migliore dei modi, perdendosi e facendoci perdere, ma sono in grado comunque di catturare, e far riflettere.


Regia Shari Springer Berman, Robert Pulcini
Sceneggiatura Shari Springer Berman, Robert Pulcini
Cast Asa Butterfield, Hailee Steinfeld, Ethan Hawke, Avan Jogia, Emile Hirsch, Emily Mortimer
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The diary of a teenager girl, Thirteen, Kids

3 commenti:

  1. Questo, all'apparenza molto nelle mie corde, l'ho scaricato letteralmente una vita fa. Prima o poi. ;)

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  2. E' uno di quei Sundance indie film che fanno per me e che avevo già messo in lista da un po' di tempo, ma che ancora sono in attesa...
    Mi hai fatto venire voglia di andare a recuperarlo!

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  3. mai amato Hawke come attore...
    ma la tua descrizione ha un suo perché

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