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3 agosto 2016

Kill Your Friends

E' già Ieri -2015-

Anni '90.
Il brit pop è esploso, la discografia musicale inglese è in subbuglio.
È lì in mezzo che si vorrebbe essere, se proprio non si può stare su un palco.
Alla ricerca di nuovi talenti, di nuove band, di piccoli tesori nascosti da far conoscere agli altri, diamanti grezzi da limare che vadano a splendere al fianco di Oasis, Blur, Radiohead.
No.
In realtà, se non sei su un palco, se sei quello che fa le nottate nei club, nei pub, alla ricerca della prossima stella, sei solo uno che vuole far carriera, che vuole far soldi, che vuole arricchirsi con la musica. O sulla musica.
Poco importa quello che l'artista ha da dire, l'industria discografica è così, pronta a farsi a pezzi gli uni con gli altri, letteralmente.



Chiedete a Steven, che lentamente, oliando i punti giusti, sta scalando i vertici della Unigram, che si aspetta una promozione da un giorno all'altro, alla faccia del suo mentore ubriacone e inaffidabile.
E poco importa se pure lui si strafà di qualunque cosa, il suo obiettivo -chiaro- è quello di avere sempre più successo, sempre più potere.
Meglio tornare da Cannes, allora, con un pezzo che sfondi, meglio trovare una girl band che faccia le scarpe alle Spice Girls, meglio cercare e cercare, e se niente va bene, scavare nei club, cercare la folgorazione.
Nel frattempo, eliminare i nemici, la competizione, con ogni mezzo necessario.
Ogni. Mezzo.


Se il Patrick Bateman di American Psycho fosse stato un giovane inglese nell'industria discografica, avrebbe avuto le sembianze di Steven Stelfox, lo stesso se il libro -o il film- fosse stato ambientato a Londra e negli uffici della Unigram.
Il riferimento è chiaro, evidente, l'omaggio a quegli anni '90 fatti di eccessi pure.
Il linguaggio pulp del film è quello che non può non piacere: dialoghi e monologhi veloci, sguardi in macchina, interazione con il pubblico.
Di mezzo, poi, tanta buona musica che in quegli anni '90 e nelle sue hit più conosciute, affonda.
A fare da Cicerone in questo folle viaggio dove non manca il sangue, il sesso, il rock and roll, Nicholas Hoult, che dagli anni di Skins è cresciuto inaspettatamente bene e qui domina la scena, rubandola e mettendo in ombra -almeno per il momento- quella vecchia conoscenza di Craig Roberts.
E sì, è vero, omaggiando e copiando un po' qui e un po', da Ellis e da Welsch e dai film tratti dalle loro opere, la sensazione è che si arrivi un po' fuori tempo massimo, quando questo mondo, o i suoi simili, sono già stati raccontati.
Ma questo non vuol dire che Kill your friends scorra via veloce e facendo rumore.
Proprio come una buona canzone che sa vendere.


Regia Owen Harris
Sceneggiatura John Niven
Musiche Junkie XL
Cast Nicholas Hoult, Craig Roberts, Georgia King
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American Psycho, Il Lercio, Dom Hemingway

6 commenti:

  1. Hoult ipnotico, ma troppo poco sesso, troppe poche droghe - il rock 'n roll, invece, c'è, abbondante - per parlare di quegli anni lì, forse. Mi sono divertito, però. E Hoult aspetto di vederlo in Equals: attendo Doremus da un anno e passa!

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    1. In Equals non aveva saputo conquistarmi a dovere, complici delle monoespressioni e quel suo viso un po' così che già da Skins mi irritava. Qui invece, e dopo Mad Max, ha saputo fare centro!

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  2. Tutto già visto e tutto già raccontato, esatto.
    Però figata di film (e di musica) lo stesso! :)

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    1. Eccome! Film così non stancheranno mai, almeno non noi :)

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  3. Molto interessante almeno per me mia cara anche perchè non sapevo nulla di questo prodotto.
    Da vedere assolutamente per quanto mi riguarda e lo farò..
    Grazie per la dritta...
    Bacissimo

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    1. Figurati, e buona visione, vedrai il lato oscuro dell'industria discografica... sperando che dagli anni '90 ad oggi qualcosa sia cambiato :)

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