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3 febbraio 2017

Land of Mine

E' già Ieri -2015-

È sempre difficile parlare male di film che raccontano storie vere.
Sembra di fare un torto, a quelle storie, soprattutto se sono storie drammatiche, storie di guerra.
Ma oggi, nel 2017, è francamente difficile fare film su storie vere, storie di guerra, che non siano già visti.
È difficile parlare male di Land of Mine, film danese in corsa per l'Oscar per il miglior film straniero.
È difficile perché la storia che racconta è altamente drammatica, e soprattutto, è di quelle storie che non si conoscono, che si evita di raccontare.
Si pensa che sì, nel 1945 la guerra finisce, la Germania si arrende, gli alleati gioiscono nella vittoria. Ma ci sono soldati, sparsi in tutta Europa, distanti da casa. Ci sono soldati tedeschi, distanti da casa, che ora si ritrovano nella peggiore delle posizioni possibili, sconfitti, perdenti, odiati, soli.
E non si parla di generali e comandanti con potere, con colpe, si parla di soldati semplici, di giovani e giovanissimi mandati alle armi, costretti a combattere.


Che farne, di questi giovani?
La Danimarca non ha dubbi: sfruttarli. Usarli per disinnescare quelle stesse mine messe sul litorale danese da loro, dai tedeschi, neutralizzare chilometri di costa dove sono sistemate migliaia di mine.
E così, il punto di vista si stravolge.
Sono loro, i tedeschi, quelli costretti ai lavori forzati, sono loro, i tedeschi, a soffrire la fame, le ripercussioni dei soldati nemici, le beffe, le torture fisiche e psicologiche.
E sono solo dei ragazzini, che chiamano la madre quando soffrono, che vogliono tornare a casa.
Mentre gli altri, i vincitori, i "buoni", si macchiano dei peggiori crimini.
Visto così, Land of Mine sembrerebbe un film che grazie a quel cambio di prospettiva, quello scambio tra buoni e cattivi, dica tanto, dica molto, e in modo originale.
Però.


Però, in tutto questo non raccontato, non visto, non sentito, c'è anche tanto, troppo di già visto.
Perché lo sai che di quei giovani che conosci all'inizio, solo in pochi arriveranno vivi alla fine, e inizi già a decidere, in base al ruolo, chi sarà a morire, il debole, ovvio, il simpatico, quello con legami famigliari più stretti, e, toh, guarda, c'è un cane... ovvio succederà qualcosa pure lui.
E lo sai che quello che sembra il più stronzo di tutti, finirà per smussare i suoi angoli, lo sai che quel sergente danese, tanto duro, tanto insopportabile, finirà pure lui per cambiare, per aprire gli occhi sull'assurdità di quanto fa.
Tutto questo lo sai, e finisce anche per irritare nella sua escalation di sangue, di morti, di violenze, tristemente prevedibili.
Sembra quasi un gioco di cui sai le regole, ma a cui non puoi sottrarti.
Aiutano, allora, i tanti bei giovani, attori tedeschi per lo più sconosciuti (ma Louis Hofmann è da tenere d'occhio, non fosse che per la serie TV Dark -prodotta da Netflix- di cui sarà il protagonista), che però ci mettono l'anima, tra lacrime, occhi duri, di chi ne ha viste troppe.
Quei però, però, non se ne vanno.
E anche se il messaggio di Land of Mine è così forte, così necessario, ti chiedi quando questo stesso messaggio sarà possibile trasmetterlo cambiando certi schemi ormai usurati.


Regia Martin Zandvliet
Sceneggiatura Martin Zandvliet
Musiche Sune Martin
Cast Louis Hofmann, Roland Møller, Mikkel Følsgaard
Il Trailer
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8 commenti:

  1. Con la guerra ho già dato e Gibson mi ha anche coinvolto molto più del previsto.
    Avendo anche Ang Lee in lista, questo potrei saltarlo. Magari se vince... :)

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    1. Vincerà sarà difficile, ma come per Lion nonostante una forma non proprio originale, racconta una pagina di storia da conoscere.

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  2. A me, ti dirò, era piaciuto molto.

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    1. È piaciuto pure a me, più per la storia -che non conoscevo- che per come viene raccontata: dopo mezz'ora già avevo indovinato chi non sarebbe sopravvissuto, cane compreso. In ogni caso, è uno di quei film giustamente definiti "necessari" per non dimenticare, per aggiungere un punto di vista non scontato.

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  3. Non mi ispira particolarmente e alcuni amici me ne hanno parlato abbastanza male. Lo recupererò senza fretta..

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    1. Ispirava poco anche me, cosa che non ha contribuito all'appassionarmi alla visione, ma visto l'Oscar e soprattutto la pagina di storia che racconta, una visione prima o poi se la merita.

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  4. È sempre difficile parlare male di film che raccontano storie vere.
    Grazie quindi per averlo fatto tu, anche se l'hai fatto nella tua maniera gentile. Così mi posso risparmiare il rischio di stroncarlo in maniera pesante. :)

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    1. Figurati, la mia gentilezza serve anche a questo ;)
      Che poi il film non è del tutto da cestinare, ma come la fantascienza si aggiornata, potrebbero farlo anche i film di guerra.

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