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17 giugno 2017

Bokeh

E' già Ieri. -2017-

Un viaggio da sogno in Islanda, con il quale investire sul proprio futuro di fotografo vintage, e pure su quello di coppia, condividendo bellezze e sogni per 5 giorni.
Un viaggio che si trasforma in un incubo, di quelli silenziosi, quando una mattina ci si sveglia e in giro per l'Islanda non è rimasto nessuno. Nessuno.
Nemmeno il resto del mondo dà segni di vita, con internet non aggiornato, parenti e amici che non rispondono alle chiamate, e il silenzio che regna sovrano.
L'Islanda è loro, di questa coppia, incontaminata e in grado di sostenersi grazie agli impianti geotermici, con supermercati da saccheggiare e negozi di cui godere.
Il resto del mondo è loro, unici sopravvissuti, risparmiati o lasciati indietro.
Ma la solitudine è una brutta bestia, e bussa al cuore con angosce, paure e fragilità.


Come fare ad andare avanti, anche se in due?
Come fingere che tutto stia andando bene, quando si vive in una casa altrui, e la propria è irraggiungibile? Quando si ha tutto, sì, ma in realtà mancano troppi pezzi?
Ci si mette di mezzo la religione, si gioca pure al messia, ci si mettono di mezzo fin troppi dubbi e fin troppe crisi di nervi.
Perché diciamolo subito, Bokeh non è The Leftovers. La percentuale degli scomparsi è decisamente più alta, ma la gestione della storia è tutt'altra.
Ci si concentra su chi resta, mettendo da parte domande e osservando la sopravvivenza e il lutto, ma i registi Geoffrey Orthwein e Andrew Sullivan finiscono ben presto le idee e colmano Bokeh di scene piene di suggestione, di poesia, che si accumulano una dopo l'altra e finiscono per pesare. Parecchio.


Gli stessi lanciatissimi Maika Monroe e Matt O'Leary sembrano capire presto di ripetere ancora e ancora gli stessi gesti, di giustificarli con una scarna sceneggiatura mal costruita, muovendosi attraverso una natura incontaminata e da favola come dentro uno spot promozionale per l'Islanda (che su di me, affascinata dal nord europa funziona alla grande) o come un qualunque spot per un profumo. E così si finisce per provare davvero una crisi di nervi degna della poco sopportabile personaggio della Monroe al partire di una nuova sequenza musicale al pianoforte, nonostante una colonna sonora molto in linea con l'Islanda, fin troppo abusata.
Poca l'alchimia fra i due, poche le emozioni che riescono a scaturire.
Il finale, poi, lascia così tanto in sospeso da sembrare uno scherzo, da risultare posticcio e tagliato con l'accetta per, chissà, fine del budget o del tempo a disposizione.
Bokeh (che in gergo tecnico indica le zone sfocate di una fotografia) dimostra così che non basta avere una buona idea, per quanto non così originale, per riuscire a far breccia, serve anche saperla gestire quest'idea, saperla mettere a fuoco.


Regia Geoffrey Orthwein, Andrew Sullivan
Sceneggiatura Geoffrey Orthwein
Musiche Keegan DeWitt
Cast Maika Monroe, Matt O'Leary
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The Leftovers, Contagious 

4 commenti:

  1. Mi ispirava molto, ma il quattro su Imdb mi aveva fatto desistere.
    Non escludo, però, che una visione estiva potrebbe starci.

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    1. In tutta sincerità, lo puoi perdere senza problemi, un documentario sull'Islanda è molto più emozionante e sensato di questo drama deprimente e pesante. Passo falso per la Monroe.

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  2. Ho già capito senza vederlo: ah ridatece The Leftovers! ;)

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    1. Nonostante la tua idola Monroe, sì, meglio Nora, meglio Kevin, meglio una sceneggiatura assurda ma sensata.

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