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25 settembre 2017

Il Lunedì Leggo - Finzioni di Jorge Louis Borges

Anche questo lunedì, capita che leggo -e scrivo- di un libro decisamente troppo intelligente per me.
È uno di quei libri pregni di filosofia, di citazioni colte, di riferimenti di un certo livello che si apprezzano se certi riferimenti e certe citazioni, si conoscono.
O interessano, almeno.
Come fare allora quando questo libro non solo si decide di leggerlo, ma è pure un regalo, di quelli per cui per un po' ti chiedi se davvero si è degni di un qualcosa di tanto colto?
Lo si legge alla leggera, cercando di non dar troppo peso a filosofi e filosofie,  ammettendo con se stessi e con l'autore e con il libro stesso, la proprio ignoranza.
Solo così si può apprezzare senza filtri la prosa, certo, ma l'inventiva soprattutto di un autore che ho incontrato solo una volta, con quell'Aleph tanto famoso che ai tempi del liceo era pure il nome del giornalino stampato in loco, un Aleph che però con i suoi racconti, non ha tracce nella mia memoria.



Così, si finiscono per apprezzare le storie noir, le investigazioni, i racconti che sembrano sogni, che sembrano così onirici da nascere in quello stato tra il sonno e la veglia, o tra la lucidità e l'ubriachezza più acuta.
Sono finzioni, come dice il titolo, giocano con la loro ambiguità, con riferimenti al vero, o a ciò che non c'è e mai è esistito. Tentano, affascinano, ma chissà se raccontano la verità. E cos'è, poi, la verità?
Letto al mattino, da poco sveglia, nel vaporetto che mi portava giorno dopo giorno al Lido per i film in programma, Finzioni è stato un compagno strano, di strane avventure, di strane letture che non volevano darmi un tono, che faticavo a capire, ma che, a tratti restano.
Restano infatti le investigazioni piene di mistero di Lönnrot (La morte e la bussola), resta la fuga di Yu Tsun in un labirinto reale e di parole e di incastri temporali (Il giardino dei sentieri che si biforcano), resta la storia di un codardo e di una cicatrice a forma di mezzaluna (La forma della spada), resta un'enciclopedia di un luogo -Uqbar- che non esiste (Tlön, Uqbar, Orbis Tertius), resta una biblioteca senza fine, in cui perdersi sarebbe un sogno, ma forse anche un incubo (La biblioteca di Babele), resta una morte resa simbolo che è anche una leggenda, in cui reale e finzione -ancora- si mescolano (Tema del traditore e dell'eroe).
Resta soprattutto la mente piena di idee, piena di scienza e conoscenza di un autore che è troppo per me, decisamente, ma che non può che affascinare.
A volte, basta questo, bastano poche righe, basta arrivare alla fine, con la testa che gira un po', con qualche punto di domanda che continuerà ad aleggiare, per sentirsi un pizzico più intelligenti, o almeno, migliori.
Tentar, non nuoce.

2 commenti:

  1. No, va beh. Se dici che è un libro troppo intelligente per te, io proprio non mi ci avvicino nemmeno... :)

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    1. Eh, facile non lo è per niente, ma in mezzo a racconti ostici, qualche storia breve, noir, semplice e affascinante, c'è anche per noi non così colti ;)

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