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1 settembre 2017

Venezia 74 - Human Flow

Sono i film più difficili quelli che parlano del nostro drammatico presente.
Sono i film che coinvolgono la nostra coscienza, la nostra morale, e pure la nostra politica.
Sono anche quelli in cui è più facile scadere nel buonismo, nella ripetizione e nel tentativo di far versare lacrime facili per lavar così quelle coscienze di cui sopra.
Ma restano necessari.
E vanno comunque giudicati per quello che sono, visto il contesto in cui vengono presentati: film.


Il progetto di Ai Weiwei riesce fortunatamente ad evitare scivoloni e buonismi, in quanto lo stesso non si nasconde dietro la macchina da presa, ma si mostra, in quel viaggio impegnativo e necessario che ha voluto compiere in giro per il mondo, sulle tratte di chi fugge da guerre e povertà, sui luoghi, campi e hangar, dove quel rifugio i migranti lo trovano.
La sofferenza, la si vede tutta, una sofferenza che fa quasi da contrasto a quel sorriso che non manca quasi mai sul volto di chi ha ancora speranza, si spinge più in là, aspetta, ma almeno ha messo piede in un Paese non in guerra.
A fare da contraltare, le interviste a chi -politici, organizzazioni e volontari- questi migranti li aiuta o li vuole aiutare, analizzando le politiche di un'Europa che chiude frontiere e innalza muri.
Per chi è informato, per chi queste realtà le conosce e cerca di capirle, poco di nuovo, purtroppo.
Ma a fare la differenza rispetto a un qualunque approfondimento da telegiornale, sono le immagini di una bellezza straziante, una fotografia curata anche in mezzo al disagio, in cui macchina da presa, macchina fotografica e pure i droni, aiutano a mostrare la poesia della tragedia.
Il pensiero corre a Fuocoammare, che da queste parti, per la sua costruzione artefatta e per quella pesantezza superflua, non aveva convinto, il pensiero, si addice allora più a Io sto con la sposa, dove l'umanità, il cuore, entrano davvero in azione per provare a spiegare, mostrare e far conoscere.
Human Flow con i suoi 140 minuti di durata, non è esente da pesantezze e ripetizioni, ma resta sì uno di quei film di cui si fatica a parlare male, ma soprattutto, un film, un documentario, necessario e che ogni essere umano dovrebbe vedere per ridimensionare la sua posizione, per conoscere davvero quello che nel mondo, o dietro l'angolo di casa, sta succedendo.

2 commenti:

  1. Classico documentario da Festival...
    Per una visione casalinga non è proprio il primo titolo che viene in mente quando si pensa a una serata disimpegnata, però al momento giusto con la predisposizione mentale giusta potrebbe meritare una visione.

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    1. La merita anche solo per capire meglio l'oggi, però si, creatura da festival o da fumosi cineforum :)

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