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7 agosto 2018

Notte Horror 2018 - The Blair Witch Project

Siamo ormai alla quinta Notte Horror, e qualcosa è decisamente cambiato.
Non l'entusiasmo che spinge noi blogger a radunarci in piena estate per darvi dei brividi, ma i brividi che mi concedo e l'inaspettata curiosità nell'esplorare un genere da cui mi sono sempre tenuta alla larga.
Non a caso, lo scorso anno ha visto arrivare al primo posto degli In Central Perk Awards un film come IT, e con la settimana a regalare altre perle del genere, questa sera si va a scavare nei ricordi.
Dopo aver affrontato tutti i traumi infantili subiti (da IT, appunto, a Scream fino a Candyman), ho voluto finalmente dare una possibilità al film che ha rinverdito un genere, creando negli anni copie e brutte copie, parodie a non finire.
Un horror che nel 1999 era sulla bocca di tutti, tutti ne avevano un'opinione, tutti volevano vederlo e giudicarlo.
Un vero e proprio caso come da tempo non succedeva (e succede), un film piccolo, praticamente amatoriale, costato appena 60.000 dollari che ha finito per incassarne quasi 250 milioni (MILIONI!).
In quell'estate, però, io ero già una fifona e soprattutto ero già una snob allergica a quello di cui tutti parlavano.
Sembrava eccessivo l'entusiasmo, eccessivo l'incasso, eccessivo l'interesse.
E c'erano i bastian contrari che parlavano di sopravvalutazione a darmi un minimo di ragione, non fosse che pure loro -senza alcun bisogno dei social- si facevano sentire quanto gli altri.



L'unico approccio con la strega di Blair l'ho avuto con la versione da ridere e da naso colante di uno dei tanti Scary Movie e soprattutto con l'indimenticabile episodio L'isola delle streghe (3x07) di Dawson's Creek, dove pure l'aspirante regista Dawson assieme ai suoi amici girava un documentario sulla leggenda di una strega in un'isola vicino a Capeside. Lì, però, pochi brividi, tante paturnie come da copione, e un patto di sesso tra Peacy e Jen che non verrà mai applicato.
Con spirito spavaldo, quindi, ma pure con parecchia paura, ho affrontato il lavoro di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez.
Sapevo cosa aspettarmi: mano tremante, telecamerina a registrare di tutto, paure che prendono il sopravvento e strane presenze a terrorizzare.
Non sapevo però della struttura di queste riprese, dei tanti giorni passati in mezzo a quei boschi e soprattutto delle tante notti che Heather, Michael e Josh affrontano, con un'escalation di rumori, risate, ritrovamenti al mattino, e un sospiro di sollievo alla luce del sole che si fa vedere.
Non sapevo nemmeno delle interviste iniziali ai cittadini di Burkittsville, e più si andava avanti, più i giorni passavano, più mi sentivo tranquilla: la durata breve (appena 80 minuti) voleva dire che l'incubo finale sarebbe durato pochissimo, che il cuore poteva stare tranquillo, il braccio del giovane a cui mi avvinghio, pure.


Ma, proprio come per Heather & Co., più si andava avanti, più la paura si faceva psicologica.
Non era quello che le loro telecamere mi facevano vedere a spaventarmi, non erano la loro disperazione e i loro litigi a straziarmi (ok, forse un pochino), ma quello che non vedevo, quello che faticavo a sentire. C'era davvero qualcosa, fra quei boschi, a tormentarli, o erano loro a tormentarsi, a patire lo stress di essere soli, persi nel nulla, incapaci di uscire dal bosco?
Fino a quel finale, in cui sì, anch'io ho gridato "tutto qui?", "ma che, davvero?" e un "com'è sopravvalutato!".
Poi però quella casa, quelle impronte sul muro, e soprattutto quella ripresa finale che dimostra la presenza di altri, di un metodo già conosciuto, mi si sono infiltrati sottopelle, creando un peso al petto, un'ansia difficile da smaltire.
Non si vede niente, non si sente -quasi- niente, eppure la paura è reale.
E The Blair Witch Project gioca su questo, e gioca un gran bene.
È bastato poco, davvero pochissimo per terrorizzarmi, ma se a quasi 20 anni di distanza siamo ancora qui a parlarne, io sono qui che ancora un po' tremo, un motivo c'è.

Grado di paura espresso in Leone Cane Fifone:
4 Leoni su 5


La Notte Horror come da tradizione prosegue alle 23 su La Fabbrica dei Sogni con L'incendiaria

Le puntate precedenti hanno visto protagonisti:

10 luglio 2018, ore 21: Il Bollalmanacco di cinema (Re-Animator)
10 luglio 2018, ore 23: La Bara Volante (La notte dei demoni)
17 luglio 2018, ore 21: Combinazione Casuale (La Chiesa)
17 luglio 2018, ore 23: Solaris (Darkman)
24 luglio 2018, ore 21: La stanza di Gordie (Horror in Bowery Street)
24 luglio 2018, ore 23: The Obsidian Mirror (The Fog)
31 luglio 2018, ore 21: Non c'è paragone (Chi è sepolto in quella casa)
31 luglio 2018, ore 23: White Russian (Scanners)


Mentre si andrà avanti per tutta agosto con il seguente calendario, Buona Notte e Buone Botte.


22 commenti:

  1. Nonostante il genere di lì a poco verrà abbondantemente a noia, soprattutto per l'abuso irritante di telecamera a mano (qualcuno fermi anche Vallée in Sharp Objects, per favore: basta), questo si merita sì la sua aura cult. Un po' ci è, un po' ci fa, ma fa senz'altro paura.

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    1. Per fortuna con gli anni ci si è abituati alla telecamerina e non mi ha infastidito troppo, quanto alla paura, sì. Ancora oggi.

      Sai che Vallée non mi disturba, anzi, tra il montaggio e i primi piani mi affascina anche questa volta.

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  2. Mi ricordo si, ai tempi mio fratello affittò pure la videocassetta e ce la vedemmo insieme, nulla di che guardandolo adesso dopo una assurda indigestione di reality horror suona un po' datato ormai xD

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    1. Sarà che al genere non sono avvezza, ma anche se in tanti l'hanno imitato, mi ci sono immersa e soprattutto impaurita. Minimo sforzo, massima resa.

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  3. Sempre abbastanza freddo nei confronti di questo film, interessante all'epoca ma che adesso farebbe paura a nessuno...

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    1. A me l'ha fatta, non tanto durante la visione -in cui sì, mi aspettavo di peggio- quanto poi, con quell'ansia somatizzata da dover scaricare.

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  4. Da non-amante dell'horror, confesso di non averlo mai visto nonostante il clamore mediatico che suscitò all'uscita nelle sale... tanto da inaugurare un filone.
    Apprezzo comunque (e invidio :) ) la tua "conversione" al genere, io non ci riesco ancora.
    Ma dovrò abituarmi in fretta, visto che quest'anno a Venezia di horror ce ne saranno parecchi!

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    1. La conversione è piuttosto difficile, forse anche perchè condenso tutto in queste settimane, ma fidandomi dei consigli dei blogger più esperti, mi sono segnata titoli giusti, o almeno degni di nota.
      Questo invece volevo vederlo da 20 anni, senza mai trovare il coraggio o semplicemente la voglia di sdoganare certo snobismo. Ora posso dirmi felice di averlo fatto, di esserne terrorizzata.

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  5. Se c’è un film che non son mai riuscito a sopportare è proprio questo.
    Visto al cinema 20 anni fa e ancora adesso sento il peso della noia solo a sentirlo nominare.
    Ho amato anch’io invece le parodie.
    Prima su tutte quella della Gialappa’s a Mai dire Tv o gol ( non ricordo)!
    Credo sia proprio il genere a non piacermi .
    Ho visto anche REC ...più recentemente ma è proprio il finto Snuff-Movie a darmi fastidio.
    Complimenti per la rece comunque.
    Massimiliano

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    1. Grazie!
      Purtroppo non ricordo la parodia della Gialappa's, dovrò cercarla!
      Quanto al film, probabilmente la campagna mediatica e le aspettative han giocato un ruolo fondamentale, anche per me, ma poi l'ansia e la paura han saputo prendere il sopravvento.

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  6. Lo vidi al, cinema e tirati su l'anima dopo la visione. 😂

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    1. Per fortuna ora l'occhio a certe immagini traballanti è più abituato ;)

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  7. per me bocciatissimo, una robetta|truffa che mi ha messo solo tanta nausea :/

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    1. La truffa l'ho sentita anch'io, se non fosse che l'ansia accumulata si è fatta sentire a posteriori. Ci ragioni su, e di andare in mezzo ai boschi inizi a fare a meno :)

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  8. Un film che io inserisco ancora oggi tra quelli che più mi fanno paura. E dire che sono abituato tanto al genere quanto al sottogenere. Per me però soprattutto una prova di sociologia applicata al cinema. Non ci si crede, ma ancora oggi c'è chi pensa sia tutto vero...

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    1. Per smaltire la paura e la curiosità ho letto di tutto, e che si creda ancora che sia tutto vero fa quasi impressione. Ottimo marketing, oramai impossibile da replicare, mentre le ansie dei protagonisti che aumentano giorno per giorno, sono davvero un caso da studiare.

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  9. Ricordo che questo film non fece in tempo a terrorizzarmi. Mi addormentai molto prima.

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    1. Esser riuscito a dormire nonostante le urla e gli sproloqui di Heather ti fa onore ;)

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  10. Io questo film lo detesto: non tanto perchè sia brutto - sì pure quello, come film non è certo qualcosa di memorabile - quanto più che altro per aver sdoganato il genere della telecamerina a mano permettendo di fare cinema a tutti quelli che non hanno più di due spicci, con risultati memorabili al contrario come Paranormal Activia e simili!

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    1. La telecamerina mal la sopporto anch'io, qui aveva di certo un senso, e se poi penso a Cloverfield e alla sua particolare bellezza, viene quasi da ringraziare per lo sdoganamento.

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  11. Sul serio ti ha terrorizzato 'sta cagata? °___°
    Sei più fifona di quanto immaginassi. :)

    The Blair Witch Project merita un posto nella storia del cinema per la sua geniale campagna marketing, per tutti i cloni che ha generato e per aver dato vita a un intero sottogenere, horror e non solo. Insomma, per tutto ciò che gli gira intorno, è un caso che andrebbe studiato a scuola. Come film in sè però è piuttosto penoso. Faceva quasi più paura l'episodio di Dawson's. :D

    Io comunque i 60 mila dollari spesi per realizzare 'sta roba che io con 6 mila delle vecchie lire la giravo meglio non ho ancora capito chi se li è intascati. :)

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    1. Lo dico da sempre che sono una fifona patentata, e qui non avendo possibilità di far sfogare la tensione accumulata, me la son dovuta tenere per me, per tutta la notte.

      Sui 60mila dollari mi trovi d'accordo, com'è stato possibile con attori alle prime armi, telecamerine e un set occupato? Mah, questo è il vero mistero del film.

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