Pagine

27 febbraio 2019

Alps

È già Ieri -2011-

Con la stagione dei premi ufficialmente conclusa e con Yorgos Lanthimos ormai impostosi definitamente ad Hollywood, uno sguardo al prima lo volevo dare.
Scoperto in ritardo, con quel disturbante Kynodontas di cui tutti già parlavano, l'ho ritrovato poi direttamente fuori dalla sua Grecia, anche se non dalle sue tragedie.
Prima del mio approdo a Venezia, a Venezia era approdato lui, con questo Alps uscito poi nelle sale italiane con un ritardo di appena 5 anni e a ridosso delle feste natalizie. Quando si dice saper programmare minuziosamente l'uscita di un film, quando si dice affossare direttamente un titolo.


Lo riscopro oggi, e ritrovo quella stranezza, quella cupezza e quel sordido che mi aspettavo.
Interni scarni, fotografia naturale e gelida, niente abbellimenti di sorta.
E la morte ad aleggiare in continuazione sui protagonisti, che alla morte vogliono dar contro diventando chi non c'è più.
Ci vuole un po' a capirlo se non si conosce la sinossi, ma un'infermiera e i suoi amici che decidono di chiamarsi Alps e di assegnarsi ognuno il nome di una montagna del gruppo delle Alpi, impersonano per i parenti il loro caro defunto. Almeno per un po', qualche giorno, per abituarli alla sua dipartita. Ne prendono modi e tic, frasi e gesti, in uno strano scambio in cui la sospensione della realtà è necessaria.
Ovviamente, la recitazione è al centro di tutto (ossessivamente si chiede: qual è/era il tuo/suo attore preferito) e il sesso finisce per avere un suo ruolo, per diventare un centro, un fine, un mezzo.
Ma c'è un'etica e Monte Bianco la vuole rispettare.
Così la solitaria Monte Rosa che decide di surclassarli e tenergli nascosta una nuova dipartita, inganna gli altri ma prima di tutti se stessa.


Si procede lentamente e in sofferenza, sembra non esserci spazio per la bellezza in quello che potrebbe essere un gesto folle ma quasi poetico.
Sono corpi che cambiano, che cercano una perfezione e un'aderenza impossibile.
Cercano in realtà un'identità e un'appartenenza, ascoltando fino allo sfinimento le critiche di allenatori di ginnastica artistica, ricercando un padre, un amore, un proprio posto. Anche con la violenza.
Amare questo Lanthimos si fa quindi difficile, fatto com'è di telecamera fissa o a mano. Troppo concettuale, troppo sporco anche quando sporco non sembra.
I radical-chic più puri diranno che si è venduto alle major e a Hollywood, io ringrazio questo suo crescere, diventando così più accessibile.

Voto: ☕☕/5


4 commenti:

  1. Io, come te, ringrazio il passaggio a Hollywood. Kynodontas lo avevo detestato con tutto il cuore, assolutamente respingente, nonostante l'impeccabile cura formale.
    Questo in lista, è l'unico che manca anche a me, ma con un po' di paura giustificata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ora mi manca solo Kinetta e quell'esordio introvabile che nessuno cita. Ma preferisco aspettarlo nei futuri progetti più mainstream senza snobbismi di sorta, che è meglio.

      Elimina
  2. Mi mancano anche a me i film precedenti di The Lobster di Yorgos Lanthimos, e prima o poi li recupererò, compreso questo ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Kynodontas merita di certo di essere recuperato, questo è meno d'impatto, meno segnante. Meglio da The Lobster in poi ;)

      Elimina