Pagine

4 marzo 2019

Il Lunedì Leggo - Che la Festa Cominci di Niccolò Ammaniti

Da una parte Fabrizio Ciba, scrittore di successo, presentatore di TV culturale, amato dal pubblico e dai radical chic per quel successo inaspettato e irreplicabile che è stato il suo primo romanzo.
Dall'altra, sempre Fabrizio Ciba, che un nuovo libro non riesce a scriverlo, è a rischio silurazione da parte della sua casa editrice ed ha in realtà un ego smisurato, peggio di una qualunque starlette, attento ad avere il look stropicciato al punto giusto, ad apparire radical-chic di fronte al lato più commerciale dell'editoria.
Da una parte Saverio Moneta, marito succube di una moglie probabilmente fedifraga, alle dipendenze del di lei padre in un centro del mobile dove subisce ogni possibile umiliazione.
Dall'altra, sempre Saverio Moneta, ma a capo di una setta satanista (Le belve di Abaddon), con l'obiettivo di farsi conoscere, fare il colpo grosso, lasciare un segno di sangue con cui il suo vero nome -Mantos- possa essere per sempre ricordato.
Che c'entrano due personaggi simili fra loro?
Cosa comporta la dualità delle loro personalità?
Ad unirli sarà una festa, anzi, LA festa romana per eccellenza, organizzata dal presunto mafioso Sasà Chiatti, che si è acquistato l'intero parco di Villa Ada trasformandolo in uno zoo a cielo aperto. Il suo di obiettivo è di entrare nella storia, di organizzare una festa di cui si parlerà per anni e anni, destinata solo alla crème de la crème. Con un ospite internazionale al canto, con un safari di belve feroci dove far scorrazzare i suoi ospiti.



Ammaniti orchestra la festa partendo dall'inizio.
Da una presentazione senza sconti dei suoi due protagonisti, alternando la loro serata di svolta, il loro processo per cercare di rinascere.
Se ad una presentazione di un libro -altrui- Fabrizio riesce a conquistare la più bella della sala ma scopre anche che i suoi editori lo vogliono licenziare, Mantos scopre che gli altri sgangherati membri della sua setta si aspettano grandi cose da lui, ma lo vedono come un leader senza polso, incapace di entrare davvero in azione.
Ci ritroviamo poi a quella festa, dove ogni piano sfugge al suo controllo e al suo controllore, dove le vere personalità di questi protagonisti emergono, fra un elefante imbizzarrito, un  sacrificio e strane creature da affrontare.
Orchestra, Ammaniti, e ironizza su tutto. Su quello scrittore famoso che potrebbe essere lui, su quel mondo dell'editoria che bene conosce, su veline e calciatori, cuochi ipnotici e la ricerca del vero amore, pescando aneddoti sulla storia romana passata e recente.
Ne esce un libro che non sembra l'Ammaniti che conoscevo, quello che racconta adolescenti e la loro crescita. È un Ammaniti più leggero, questo, divertente e divertito, che orchestrando al meglio storie, storylines e personaggi, suona una sinfonia godibilissima.

8 commenti:

  1. Uno dei pochi Ammaniti a mancarmi all'appello. Per fortuna è già in libreria da un po'. Per fortuna, soprattutto, mi aspetta una lettura piacevolissima!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scorre che è un piacere, prima e dopo romanzi/saggi più impegnati è stato un toccasana!

      Elimina
  2. Mi era piaciuto - Ammaniti è uno dei pochi autori che compro praticamente a scatola chiusa - ma avevo trovato il finale un po' troppo affrettato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Qualche fretta c'è, è vero, e io che di Ammaniti ho letto pochissimo non lo credevo capace di essere così leggero.

      Elimina
  3. Condivido il commento di Poison. A me, devo dire, non ha fatto impazzire. Sicuramente un libro godibile, ma un po' "scontato" in una vita in cui c'è troppo poco tempo per leggere e troppi libri da non perdere. Preferisco di gran lunga altri suoi titoli...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per fortuna è stato così godibile da leggerlo in un paio di giorni, a volte un romanzo così in mezzo ad alcuni più seri o impegnati, ci sta.

      Elimina
  4. Con Ammaniti sono fermo al suo debutto, Branchie, ai tempi in cui era un giovane scrittore "cannibale". :)
    Dopodiché l'ho frequentato più che altro nelle sue trasposizioni cinematografiche e poi con la recente, e a mio avviso ben poco riuscita, serie Il miracolo.
    C'è qualcosa nel suo stile che mi è sempre piaciuto e qualcosa che non mi è mai piaciuto... Non so di preciso cosa. Dovrei tornare a frequentarlo meglio, magari proprio con questo romanzo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'ho frequentato anch'io più al cinema che su carta, trovandolo però parecchio buio e pessimista. Qui c'è una luce divertita e strana, e un certo cannibalismo che potrebbe fare davvero per te :)

      Elimina