Pagine

11 marzo 2019

Il Lunedì Leggo - Prendiluna di Stefano Benni

Sono sempre piuttosto metodica nella lettura.
Appuntamenti fissi con autori sparsi durante l'anno già di per sé diviso per nazioni.
E un Benni non può mai mancare.
Mai, perché sa sempre tirarmi su, sa farmi sorridere e pensare.
Figurarsi quando mette per protagonista un'arzilla vecchietta, gattara per giunta, che per salvare il mondo deve consegnare DieciMici a DieciGiusti.
Parte così l'avventura di Prendiluna, insegnante in pensione, con la visione del suo micio del cuore sotto forma di spirito guida, che invoca la preghiera, la richiesta.
Parte così Prendiluna, su di un bus scalcagnato, richiudendo i suoi DieciMici in un trolley dai rumori e gli odori molesti, cercando vecchi studenti, vecchi colleghi, nuove persone dotate di gran cuore, che un gatto se lo meritano proprio. Magari non quel vecchio professore scorbutico diventato ancor più scorbutico dietro lo schermo di un computer, meglio sua nipote, sola e triste. Magari proprio quell'autista del bus, quelle alunne che eran brave, brave davvero.



Ma la maestra non è l'unica partita per una missione, dall'altra parte della città, pure due pazienti di un manicomio sono pronti a spiccare il volo, a scappare, rintracciando un'antica setta responsabile di sparizioni e omicidi. Vecchi alunni pure loro, con la vendetta a guidarli, il tempo contro.
Così, si uniscono i loro destini, uniti contro i famigerati Annibaliani e la loro università, con una guerra imminente in cui pure la magia, travestita da scienza, ha il suo ruolo.
Ora, di stranezze questo libro è pieno.
Pieno zeppo.
Com'è tipico di Benni, quello dell'inizio simil fantasy più che quello degli ultimi libri, più tranquilli e meno politici, come il Martin di Di tutte le ricchezze, anziano amante della natura pure lui.
Il percorso di Prendiluna non poteva non toccarmi da vicino, essendo stata chiamata anch'io quest'estate a trovare TreGiusti per i miei TreMici in cerca di casa. Ma purtroppo c'è da ammettere che la delusione è stata tanta.
E anche un po' il fastidio ad essere onesti, nel vedere un racconto già di per sé piuttosto didascalico portato avanti senza troppe intuizioni, con tappe telefonate e velocemente dimenticate.


Soprattutto perché Benni sembra invecchiato di colpo, sembra uno di quei vecchi che si lamenta dell'oggi, dell'età contemporanea, dei giovani rimbambiti, degli adulti incapaci di crescere. Andando per cliché, per sentito dire, ironizzando pesantemente sui leoni da tastiera, sul mondo del porno, su razzismi vari, discriminazioni di ogni sorta. Mettendo pochi veli nei suoi pipponi filosofici, nascondendo dietro un dito il suo pensiero, mettendo in bocca ai protagonisti frasi fatte, riflessioni banali sul dunque.
Così, sembra che la missione di Prendiluna sia nata più per parlare di questo, per inserire i temi caldi all'ordine del telegiornale, che non per raccontare una bella storia. Ogni tappa, un argomento da spuntare.
Ma è la storia quella che dovrebbe arrivare al cuore, essere il cuore, e che qui proprio non è.

2 commenti:

  1. Peccato si perda nel didascalismo, ho notato questo atteggiamento da buontempone anche nell'ultimo King: per il resto, una fiaba carina quanto questa.
    Benni è un altro che devo assolutamente leggere, ma senz'altro partendo da altro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non l'hai mai letto? Allora sì, parti e innamorati di altro, Saltatempo resta il mio preferito e quello a cui sono più legata, fra gli ultimi di sicuro Di tutte le ricchezze ha la marcia giusta ;)

      Elimina