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7 aprile 2019

La Domenica Scrivo - Studio antropologico di una serata in discoteca

Lo faccio sempre quando mi ritrovo in mezzo alla folla: osservo.
Sempre stata contemplativa, con un piglio da scrittrice ma pure da scienziata.
O almeno, così mi piace immaginarmi.
È successo anche venerdì sera, in cui, chissà come, chissà perché, sono finita in discoteca.
Mai stata il tipo neppure per questa, se non quella rock, anche se scopro sempre che è bello lasciarsi andare, sfogarsi ballando.
E mi sono chiesta: osserva e contempla la vita degli altri anche chi in discoteca ci lavora?
Anche quel barista annoiato che in una serata di magra chissà quante battutine e stranezze può appuntare?
O quel DJ piuttosto spento, quasi fuori luogo vista la musica che mette (revival italiano, stendiamo una velina pietosa)?
Io, nel mentre, osservavo anche loro e pensavo a quante coppie/appuntamenti/sveltine questo DJ ha visto nascere. Quanto conta la sua musica per avvicinare o allontanare le suddette coppie.
E lo sa, quel DJ che nemmeno sembra divertirsi preso com'è a mixare male e a non scegliere il pezzo svuota pista, il suo ruolo?
Lo rivaluta pure lui, ogni tanto?


Il timbro che nonostante le docce, da due giorni non se ne va

Ma veniamo a noi, a questa serata da osservare, in cui la musica che risuona invita a cantare più che a ballare.
La concentrazione femminile è ovviamente più alta.
Vuoi perché sfogarsi ballando è un dato di fatto molto più femminile. Vuoi perché è più facile convincere le amiche che non gli amici. Vuoi perché si paga meno (non sempre, non ieri, ma i gestori sanno che più donne = più uomini disposti a pagare per entrare, e quindi così è).

Età media alta.
Sui 40 anni probabilmente.

Gruppi di amiche.
Coppie di amiche.
Lupi solitari.
Lupi in piccolo branco.

E qui, quei lupi si dividono in due categorie:

- Il gallo nel pollaio
Il ragazzo (o uomo) indubbiamente compiacente che si stacca dal gruppo, che può quindi avere nel suo carnet quel che vuole. Solitamente di una certa età, solitamente attorniato da signore della sua età, o più grandi, che non lo lasceranno in pace, contendendoselo (probabilmente una delle parole più difficili da digitare, sappiatelo) a colpi di balletti sexy.

- Quelli che pescano nel mucchio
Per la legge dei grandi numeri: provarci con tutte, prima o poi qualcuna cederà.
Se sei piacente, funziona.
Se la serata è affollata, pure.
Ma se la pista è mezza vuota, e tutte ti vedono provarci a turno con un'altra, caschi male.
Lo spiegava anche John Nash in A beautiful mind, lui c'ha tirato fuori la Teoria dei Giochi, io lo riciclo in questo post che porta a:

- L'unico rimasto
Che se c'hai provato con le migliori, scendi la tua classifica, continui a pescare in un mucchio sempre più stretto. Finché non resti l'unico in pista.
E che pena che fa l'unico rimasto! Quello che insiste, imperterrito, che non vuole veder sfumare il suo investimento, di tempo e di denaro. E allora, si accalca dietro le spalle di tutte, aspettando un gesto, un cenno, uno sguardo a rincuorarlo.
Ma, se sei davvero l'unico maschio provolone della serata e se la serata sta volgendo al termine, puoi uscirtene con la piva nel sacco (sembrerebbe un doppio senso ma non vuole esserlo).


Per le donne è più facile.
La speranza è sempre quella di beccare la serata giusta, quella speciale.
Anche se si esce solo per divertirsi, solo per far festa con le amiche.
Lo scanner è attivo, le antenne drizzate e da subito si monitora tutta la pista, il bordo pista. Quell'amica la si può tradire per quello giusto, capirà.
Per le donne è più facile anche perché ci saranno sempre i provoloni seriali a provarci pure se non sei bellissima, pure se arrivi dopo una scala che parte dalle migliori in sala e arriva a te.
Per aumentare le possibilità funziona ballare da sola, scatenarsi in mezzo alla pista.
Lo faceva Fiona Gallagher, lo facevo e lo faccio io.
Ma se lei si è portata a casa Jimmy/Steve, io lo facevo/faccio davvero per sfogarmi e divertimi, che il giovine a casa l'ho già portato.
Anzi, l'ho portato a casa proprio così, con lui a bordo pista, pesce fuor d'acqua in quella stessa discoteca di venerdì, al tempo solo rock.
Arrivato in branco, con gli amici attirati dalla densità femminile presente (rappresentata tra le altre da me e dalle amiche invitate al mio compleanno). Lui, recalcitrante, per niente pescatore, ha finito per essere l'unico a tornarsene a casa contento.

Chissà se lo sapevano quel barista annoiato, quel DJ più capace, chi ci osservava e faceva pronostici, vincendo o perdendo scommesse con se stesso.
E lì, capisci che tattiche e divisioni contano poco, perché basta poco.
Basta avere la giusta mira.
Ripercorrendo quegli stessi passi, ricordando con quel migliore amico che c'era allora e c'è adesso quanto successo in quella sera, sono tornata a casa.
Sudata e felice.
Nonostante i lupi, la musica.
Nonostante i dolori, il mal di testa del mattino dopo.
E ho trovato un giovine ad aspettarmi, a darmi la buonanotte.
La mira, dodici anni fa, l'avevamo giusta davvero.

8 commenti:

  1. Che belli, questi post antropologici in cui in realtà ti si vede più lontana dal divano, sempre cosa buona e giusta (ma difficile, pure per me). Con le discoteche, ma va?, ho rapporti pressoché inesistenti. Da grande non ci sono mai andato (anche se, a proposito di ballo, vado fortissimo coi quelli di gruppo) e al liceo giusto qualche veglione di Natale con la classe, in cui erano più le ore passate ad aspettare per l'ingresso che quelle in pista. Un ricordo bello, bellissimo è all'ultimo anno di scuola, in gita a Barcellona. Questa discoteca sulla spiaggia a forma di cubo, di vetro, già pronta con gli arredi al vicino Halloween. Era sabato, ottobre, e alle due sarebbe scattata l'ora legale (credo, la confondo sempre con la solare). Insomma, era stato come se qualcosa tramasse positivamente per tenerci lì un'ora in più. E mi ero divertito stranamente, sì, con baristi vestiti da Nightmare Before Christmas e un cubo su cui salire, perché chissene, chi cazzo mi conosce in Spagna!

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    1. Grazie! Mi stupisco anch'io di due weekend ballerini fuori porta, con conseguenze non troppo felici per gli acciacchi dell'età e i mal di testa del giorno dopo. Ma sto cercando palestre che fan fare sport così: a ritmo della musica della mia adolescenza, un po' come in Sorry for your loss.

      Le gite sono -chissà perché- il momento giusto per potersi lasciar andare, bellissimo ricordo anche se quel chissene andrebbe detto più spesso, io ho imparato a farlo negata come sono nel ritmo e nelle mosse ;)

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  2. Splendido post!
    Mi ha fatto quasi venire voglia di tornare in discoteca per osservare anche io la strana fauna che la popola.
    Ho detto quasi. :)

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    1. Una volta ogni... facciamo una volta l'anno male non fa! Anche se forse era meglio informarsi sul tipo di musica e di serata a cui andavo incontro. Poco male, ne è uscito questo post ;)

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  3. Sta cosa mi ricorda un film, chissà quale..

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    1. Una perfetta rom-com, di quelle che piacciono a me: sicuro!

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  4. Mai stata tipa da discoteca,ma la tua storia è carinissima!Ma veramente c'erano i quarantenni??

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    1. Diciamo pure 50enni... la serata revival italiano quello richiama, noi abbassavamo l'età anche se per fortuna l'affluenza era davvero poca e la voglia di divertirsi così alta da fregarsene anche di loro ;)

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