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14 maggio 2019

Black Earth Rising

Mondo Serial

Ci sono serie TV che mettono di fronte alla propria ignoranza, e che mirano ad educarci.
Ad aprire gli occhi soprattutto, ad ampliare i confini e a non rimanere indifferenti, mostrando come il passato si può tristemente ripetere, come raccontando certe pagine di storia, magari riuscire ad evitarlo.
Metto le mani avanti però: poco sapevo e so del Ruanda, come giustamente viene fatto notare anche nella serie, sono tra quelli che non saprebbe piazzarlo in una cartina geografica dell'Africa.
So solo che per 100 giorni nel 1994 (appena, 25 anni fa, VENTICINQUE) quel fazzoletto di terra nera si è macchiato di sangue.
Genocidio, è la parola esatta.
Un milione di morti circa, falciati nel peggiore dei modi tra machete, stupri, torture, con alla base del tutto la diversa discendenza etnica.
Tutsi contro Hutu.
A muovere le fila, come ci viene spiegato, Paesi europei che prestavano aiuti, sfruttavano e incitavano chi l'uno chi l'altro, con la Francia, la Gran Bretagna e l'America in prima fila.
Ora, qui non si parla di politica che non ne sarei in grado, si parla di un prodotto televisivo che questa storia, con il suo punto di vista, racconta.
E lo fa un gran bene.



Seguiamo processi, indagini e crolli di Kate, sfuggita per miracolo a quel genocidio, adottata dall'avvocato inglese Eve Ashby, che da sempre si occupa di portare a giudizio i criminali di guerra.
Il loro rapporto non è facile, la vita di Kate non è facile, con la depressione a fare capolino, un passato che non conosce a tormentarla.
Tutto precipita quando la madre decide di scontrarsi con chi quel genocidio ha provato a fermarlo, macchiandosi a sua volta di crimini contro l'umanità. La situazione in casa si scalda, e si rompe con quella madre che viene assassinata, assieme a quel leader.
Ci sono ancora complotti in corso, ci sono fili che si stanno continuando a tessere, in una ragnatela che si muove tra Francia, Congo, Ruanda e Gran Bretagna, e che vede Kate al centro.
Ad aiutarla, a sostenerla e sfidarla, l'amico di famiglia e datore di lavoro Michael. A proteggerla, una guardia del corpo senza remore.
Così Kate, cercando la verità per gli altri, difendendo o attaccando leader e pagine di storia, finirà per conoscere la sua.

Voto: ☕☕/5


Come detto, qui si mettono le mani avanti sulla questione politica del racconto, si parla di emozioni, che Kate sa trasmettere. Con una Michaela Coel eccessiva, spigolosa, ironica ed irritante allo stesso tempo.
Si parla di bravura, con John Goodman che gigioneggia alla grande, ingombrante e sfacciato, a donare un tocco di inaspettata leggerezza in dialoghi che sono taglienti.
Certo, la trama non è delle più facili, gli intrecci richiedono attenzione e precisione, con una pesantezza che qua e là nei tanti giri, nelle tante indagini, prende piede.
Ma la cura è quella tipica della BBC, che ci porta fino in Africa, che incastona la sua Londra al meglio.
Non è un prodotto facile Black Earth Rising, mette in discussione tanto, dagli aiuti umanitari alle politiche di sostegno, ma c'è un messaggio che emerge e che va ascoltato, non tanto per le macchinazioni politiche, ma per quelle pedine che si muovono e si spostano, e che sono -sempre- degli esseri umani chiamati prima o poi a fare i conti con la loro storia.


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