Pagine

29 novembre 2019

The Irishman

Andiamo al Cinema su Netflix

Sono arrivata alla fine, e ho sentito tutta la fatica dell'esserci arrivata.
Che 209 minuti non sono pochi, nemmeno in quest'oggi in cui la serialità ha allungato i tempi della narrazione.
La fatica, la si sente lungo queste tre ore e mezza di storia di mafia, di sangue e di ricordi. Dove si parla di vendette, di onore, di sindacati e di politica da controllare.
La fatica si è fatta doppia, nel ritrovarmi in un ambiente così simile a quello non solo dei primi film di Scorsese stesso, ma anche di quei Soprano che per LaPromessa sto recuperando solo ora.
Un mondo dove è difficile avere simpatie, dove i brutti ceffi si fanno odiosi.
Fatica, perché a differenza di altri suoi titoli, qui Scorsese non sembra dire chissà che di nuovo.
Fatica perché i Soprano certi temi sui rapporti tra mafiosi, tra la politica, li han trattati meglio, senza confusione.



Sono arrivata alla fine, e ho sentito tutta la confusione accumulata nel rimanere senza risposte.
Che ci si confonde subito, in questo viaggio nei ricordi.
C'è un De Niro invecchiato, in sedie a rotelle, a fare da voce narrante sui giri e raggiri di Russ e degli altri Bufalino, sulla sua sua amicizia con il permaloso Jimmy, sulla sua lenta, inesorabile scalata macchiata di sangue. Da autista a sicario.
La confusione sta proprio negli anni dei ricordi, che si faticano a inquadrare, si fatica a starci al passo.
Anni intrisi di storia americana, di personaggi di spicco della mafia locale, che però non conoscevo, non sapevo nemmeno essere reali.
Con gli attori che invecchiano lentamente, o tutto d'un fiato.
Con morti in sovrimpressione di cui si aspetta di sapere/vedere di più.
Con quel viaggio verso un matrimonio che era il perno, e che si fa presente all'improvviso.
Una confusione data anche da storylines che si credeva prendessero piede.
A partire da quel "I Heard You Paint Houses" nei primi minuti che non è domanda di un fantomatico interrogatorio/confessione, ma solo il sottotitolo di The Irishman stesso.
Per proseguire poi con una figlia -Peggy- che tutto capisce, tutto sa, tutto osserva. Ma non diventa mai protagonista, non si fa mai avanti come ipotizzabile


Sono arrivata alla fine, e ho sentito tutta l'amarezza dell'esserci arrivata così.
Un'amarezza data dalla vecchiaia che inevitabilmente ha colto gli attori coinvolti, con effetti speciali efficaci per ringiovanirli, ma non del tutto per renderli credibili vista la storia che gli si legge in volto, negli occhi.
Sono arrivata alla fine, e ho sentito tutto lo stupore farsi largo.
Perché se hai due protagonisti come Al Pacino e Robert De Niro, non ti aspetti che a rubargli la scena sia Joe Pesci. Un Joe Pesci che, invecchiato lontano dalla macchina da presa, si fatica a riconoscere, alle prese poi con  un ruolo che non mostra rimorsi, che non mostra coscienza, stupisce ancor di più.
Sono arrivata alla fine, e ho sentito il senso di colpa farsi largo.
Un senso di colpa nei riguardi di Al Pacino, il grande Al Pacino, che qui però con le sue urla, i suoi strepitii, con il suo personaggio fuori dalle righe, fuori dagli schemi, esagera quel tanto da rendersi fastidioso. Tanto da non provare troppa tristezza per il destino del suo Jimmy Hoffa, per l'amicizia che nel mentre era nata, cresciuta, rafforzata, con Sheeran.


Sono arrivata alla fine, e ho sentito tutta la gioia dell'esserci arrivata.
Senza mai cedere al sonno, cosa non scontata vista la durata, visto l'impegno che il film richiede.
E per i soliti prodigi di Scorsese.
Che li riconosci subito i suoi carrelli fluidi, riconosci i dialoghi intensi e le stoccate ironiche da incorniciare, la cura maniacale nel ricostruire anni ed epoche, riconosci l'attenzione verso una colonna sonora che gioca con lo spettatore stesso.


Ma alla fine, tra fatica, confusione, senso di colpa, amarezza, stupore e gioia, cosa prevale?
Cosa resta di questi 209 minuti passati in una Pennsylvania, un'America dove gli affari si fanno sottobanco, dove certe amicizie resistono finché non ci si mettono di mezzo gli ordini, con l'onore ad avere la meglio pure sulla propria coscienza?
Resta, onestamente, un senso di insoddisfazione.
Perché da un film di Scorsese ci si aspetta sempre tanto, ci si aspetta ancor di più visto il cast coinvolto.
Ma con una storia confusa e affaticante, attori che stupiscono e rendono amari, in questo mix di emozioni non vincono quelle positive, non quelle che continuano a farsi ricordare.

Voto: ☕☕½/5


10 commenti:

  1. Ma quindi adesso lo si può vedere solo su Netflix? Non lo programmeranno più nei cinema, ammesso che ci sia passato? Sicuramente mi sono svegliato tardi, ma l'unica versione che ho visto fare dalle mie parti era in originale coi sottotitoli, cosa che non amo.
    Certo, dalla tua recensione non mi pare di essermi perso granché ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo sia più nei cinema, l'accordo era di tenerlo quei 3-5 giorni per poter poi concorrere agli Oscar. Io ci volevo anche andare ma era in pochi cinema selezionati e distanti da me.
      Lo davano in lingua originale probabilmente per avere più tempo per lavorare al doppiaggio, o almeno è la spiegazione che mi sono data.

      Elimina
  2. Penso lo salterò senza problemi. Scorsese mi annoia terribilmente anche quando si contiene. Ricordo Silence con un brivido...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Divido Scorsese in due filoni: i film ritmati che non posso che adorare, e i film più riflessivi e storici che affaticano di più. Silence e questo Irishman fanno ovviamente parte di quest'ultimo filone, e quindi sì, puoi risparmiarti la fatica se la voglia non c'è.

      Elimina
  3. Marlon Brando forse è il miglior attore mai esistito, anche se Al Pacino e De Niro sono alla sua altezza.
    Per caso su Cinema di Sky ho visto che davano il film "L'ultimo tango a Parigi".
    Non l'avevo visto e mi ha incuriosito. Il film è stato restaurato magnificamente e dal 2018 è di nuovo nelle sale cinematografiche.
    Sapete che per questo film qualcuno è finito in carcere.
    Dopo diverse traversie l'ultimo tango è stato sdoganato.
    Ebbene, devo dire che si tratta di un film didascalico.
    L'incontro di un uomo e una donna che vivono una storia esclusivamente di sesso, senza amore, non può che finire tragicamente.
    La storia finisce con la donna che ammazza l'amante focoso.
    Il film è passato alla storia. Occupa il quarantottesimo posto nella classifica dei 100 film di tutti i tempi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ultimo tango a Parigi resta ancora nel mio cuore, bellissimo e malinconico.

      Elimina
  4. Non mi è dispiaciuto, ma da Martin Scorsese mi aspettavo molto di più, ne ho parlato anche dalle mie parti, se vuoi puoi leggere il mio parere xD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema è sempre l'aspettativa. Con Martin non può che essere sempre alle stelle.

      Elimina
  5. Ho paura che potrei arrivare anch'io affaticato al traguardo di questa maratona... ehm, pellicola.
    Per questo che non l'ho ancora vista e non so se l'intero weekend mi basterà per guardarla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bisogna partire armati e preparati. Altro che maratona seriale di episodi, qui affatica anche come il film è raccontato, ti avverto per il tuo bene!

      Elimina