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3 agosto 2020

Il Lunedì Leggo - Eccomi di Jonathan Safran Foer

Chissà se mai lo capirò e lo accetterò il fatto di sentirmi a casa nelle famiglie ebree d'America.
Me le ha fatte conoscere Philip Roth, con tutto il loro carico di sensi di colpa, frustrazioni, repressioni e chiodi fissi.
Genitori ingombranti, imbarazzi adolescenziali e così tante paturnie, riflessioni a cervello mai spento che dicono tanto di quello che non voglio sapere.
Ci torno dopo anni di assenza con Jonathan Safran Foer, quello che per molti è l'erede di Roth, per altri è solo uno dei più sopravvalutati scrittori americani.
Mi tengo a debita distanza da entrambe le definizioni e conosco i Bloch.

Marito e moglie, tre figli, un cane, un nonno brontolone, un bisnonno di peso e cugini da Israele al seguito.
Conosco Jacob soprattutto, scrittore di serie TV per HBO, represso e impotente, pieno di non detti, un telefono nascosto su cui sfogare le sue pulsioni e la sensazione di non sapere mai che fare.
Non quando è assieme a Julia, nonostante un patto stretto prima del matrimonio di dirsi sempre tutto, non quando sta con i figli, non quando è lui il figlio e il nipote.
L'intelligenza di Sam, il buon cuore di Max e le domande curiose di Benji lo mettono sempre in crisi.
Il confronto perenne con quel cugino che vive oltreoceano lo fa sentire in difetto, fa della sua sicurezza casalinga un'insicurezza. Del suo essere americano ma pure ebreo, un nodo difficile da sciogliere.
Forse per questo ha iniziato quella relazione solo telefonica con una collega.


Quel che è peggio, è che tutto questo sembra saperlo anche Julia, sua moglie, che lo conosce, lo analizza, lo studia.
Lei che non vuole ammettere il suo bisogno di solitudine, di costruire finalmente una delle tante case che progetta in cui non ci sono camere da letto per figli, c'è solo la sua.
Per lei, sola.
Anche se Mark fresco di divorzio la provoca, flirta, anche se quel telefono che trova e che spia, potrebbe essere la carta per smettere di essere la casalinga perfetta che tutto risolve, che si prende cura di un cane che non ha mai voluto, che deve fare la poliziotta cattiva con quel figlio che passa troppe ore a costruire una vita finta davanti ad uno schermo, che minaccia così di non fare il suo Bar Mitzvah.


Il Bar Mitzvah di Sam è il grande evento attorno a cui tutto sembra ruotare.
Così dovrebbe essere, ma JSF scombina le carte delle realtà ed immagina un terremoto che distrugge Israele, con una guerra che sembra sul punto di scoppiare, gli equilibri finalmente rotti ed ebrei da tutto il mondo chiamati a tornare a casa a difendere la loro Patria.
Deve andarci anche Jacob, ora che il suo matrimonio è a pezzi, che quel nonno che ad un'altra guerra è sopravvissuto ha deciso di dire basta, che quel cugino che ha sempre ammirato, che l'ha fatto vivere davvero una sola volta, allo zoo, a casa deve ritornarci per forza?


Mescolando reale e finzione, inserendo cenni autobiografici che i più esperti hanno colto, assistiamo a muri del pianto che crollano, metaforici e reali.
Una chiamata alle armi assieme alla decisione di una disfatta, con la famiglia Bloch nella sua coralità a mostrarsi al vetriolo.
Il racconto usa le tecniche della scrittura creativa alternando stili e punti di vista, inserendo discorsi patriottici che si mescolano a quelli antisemiti a quelli di un giovane che accetta di non diventare uomo e spiega a noi quel titolo religioso, quella parola pronunciata da Abramo a Dio.
Eccomi.


Lungo e complesso, con al suo interno una vera e propria Bibbia che rivela più di pagine e pagine su come Jacob vede la sua vita, Eccomi è quel romanzo corposo che fa davvero stare dentro un'altra casa per un po'.
Una casa caotica, con tappeti macchiati da un cane incontinente, con schermi che mostrano notizie lontane ma vicine, realtà virtuali più vere di quelle reali, una fratellanza che si crea nel momento del bisogno. Gli sguardi sul futuro che la Bibbia ci fa scorgere fanno male, ma non è con questi che JSF decide di chiudere la sua epopea.
Lo fa in modo piuttosto ricattatorio attraverso un cane come Argo, che la famiglia Bloch ha accompagnato/sopportato per anni e che per anni si è fatto accudire ed è stato argomento di conflitto e di discussioni.
Così, anche se fra i Bloch si stava stretti, anche se nessuno dei suoi componenti ha saputo suscitare la giusta punta di simpatia o di comprensione proprio perché l'ipocrisia, i difetti, le debolezze che mostrano sono così familiari, le lacrime sono arrivate improvvise.
Sentirsi a casa, anche se non in quella più comoda, fa questo effetto.

2 commenti:

  1. Sembra proprio perfetto per essere adattato in una serie TV per HBO. :)

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    1. Prima o poi chissà... JSF ci stava pure lavorando a qualcosa ma poi non ne è uscito niente. Se non questo luuungo romanzo a quanto pare in parte autobiografico.

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