30 luglio 2021

In The Heights - Sognando New York

Andiamo al Cinema

In America è stato un successo, di pubblico e di critica.
John M. Chu compie la stessa impresa fatta con Crazy Rich Asians: portare al cinema gli immigrati, le seconde generazioni, i non bianchi. Insomma, quel pezzo d'America che non sempre (diciamo pure quasi mai) viene rappresentato o non ha lo spazio per essere protagonista.
Farlo, questa volta, sulle note di un musical.
E farlo con una penna non da poco, quella di Lin-Manuel Miranda, re Mida di Broadway che decide di adattare la sua stessa creazione.


E in Italia?
Come può funzionare un film che è un musical, genere non propriamente amato dal pubblico, e che parla d'America e di radici lontane?
Funziona che al cinema viene relegato al solo orario pomeridiano e funziona che… beh, non funziona.
Né in sala, a livello di incassi, né con me che eppure al genere musical sono affezionata e che cercavo la leggerezza, le giuste canzoni per rinfrescare queste calde giornate.
Il mio è però un punto di vista bianco e stabile, che le radici non le ha spostate di tanto, che New York la sogna ancora, ma decisamente la parte downtown, quella turistica.
Washington Heights è invece molto, molto più su. 


Ed è un quartiere-ghetto, meglio, un quartiere comunità proprio degli ispanici. 
Messicani, cubani, portoricani, dominicani… Qui, sono ancora tutti una famiglia, qui, cercano di resistere alla gentrificazione e soprattutto inseguono i loro sogni, che sconfinano oltre la linea A.
È qui che Usnavi gestisce il suo market, sognando di tornare nella Repubblica Dominicana dei suoi genitori ed aprire un bar in riva alla spiaggia.
È da qui che Vanessa vorrebbe andarsene, spostarsi più giù, nei quartieri migliori dove trova la giusta stoffa e dove potrebbe sfondare come stilista.
Ed è qui che Nina torna, lei, la beniamina della comunità, lei, la stella nascente su cui tutti ripongono speranze, padre compreso, che però Stanford la vorrebbe mollare, isolata e mal vista come si è sentita.
A fare da contorno, un innamorato legato al quartiere a completare il quartetto delle coppie, tre pettegole parrucchiere, un cugino intraprendente e rivoluzionario senza carta verde, un'abuelita che tutti protegge e cresce.


La trama, piuttosto basica, parla di amori tormentati, di lavori che mancano, di biglietti della lotteria vincenti e di un blackout tanto ventilato ma che finisce per non essere il centro del film.
In cui si canta, tanto, davvero tanto, troppo anche per i miei gusti.
Colpa più di canzoni che non restano, che non hanno il giusto groove o l'indimenticabilità che mi aspettavo, tanto che nessuna è finita nella mia playlist o mi è rimasta in testa.
Le coreografie, soprattutto quelle che coinvolgono l'intero quartiere, quelle sì impressionano anche perché Anthony Ramos, Melissa Barrera e Leslie Grace non sono gli ultimi arrivati.


Colorato ed esagerato nella durata e pure negli abiti discutibili che girano oggi, In The Heights è lontano dai miei gusti, dal mio sentire.
Tanto che non mi ha commosso né mi ha visto coinvolta in un lieto fine che così lieto non mi è sembrato, con quella gag sullo champagne così mal cantata e quel ballo sui muri così mal girato.
Come si dice in questi casi, la colpa non è sua, ma mia: non sono certo il suo pubblico di riferimento.

Voto: ☕☕½/5

8 commenti:

  1. Lo avrei visto anche solo per New York. Ma non ancora al cinema.

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    1. Pessima distribuzione anche se capisco perché in Italia poteva già funzionare poco.
      New York nei suoi angoli meno conosciuti si fa sempre apprezzare però.

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  2. Non ho ancora finito di elaborare dentro di me Hamilton, non credo di essere pronta per questo, ma grazie per il tuo feedback intanto!

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    1. Pensare che questo è l'esordio di Miranda me lo fa vedere nel suo essere più acerbo e più legato alle sue radici.
      Hamilton, però, è tutta un'altra storia.

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  3. Un materiale del genere in mano a uno Spike Lee avrebbe potuto dare vita a un film esplosivo... così invece sembra più un musicarello con Nino D'Angelo, tipo Uno scugnizzo a New York. XD
    Magari una visione ci sta comunque. Rigorosamente pomeridiana.

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    1. Hai centrato in pieno il problema.
      Strano pensare alla forza universale che Miranda ha dato al suo Hamilton.

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  4. Piuttosto bruttino, mi aspettano di più. Come dici tu, troppo troppo lontano da noi.

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    1. Ci speravo, ma né le canzoni né la storia hanno la giusta forza per restare.

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